Top esperienze di viaggio nel mondo – Una classifica (ingiusta)

Top esperienze di viaggio nel mondo – Una classifica (ingiusta)

Migliori esperienze di viaggio nel mondo - Una classifica personale

Le classifiche sono ingiuste quando si parla di viaggi. 
Un viaggio non è fatto solo di posti, l’impatto, ed i relativi ricordi, che ne conseguono hanno spesse volte a che fare con altri fattori che, in buona parte, dipendono da noi. 

Se è vero che parte del viaggio è fatto di stupore e meraviglia per destinazioni nuove o situazioni fuori dall’ordinario, è anche vero che l’esperienza nel complesso ha a che fare con il nostro animo, le aspettative, le persone che incontriamo, le avventure o disavventure che viviamo e come le affrontiamo.
Le emozioni di un incontro, di un evento, la nostra pace (o tormento) interiore, influiscono sul ricordo che si ha di una destinazione rendendola, con il passare del tempo, tanto speciale o da dimenticare.

Ogni luogo/posto si mischia con situazioni e sentimenti talmente tanto personali che non può esistere nessun viaggio che vada bene per tutti o che possa piacere a tutti alla stessa maniera, e quei “MUST GO” non sono altro che liste e classifiche che lasciano il tempo che trovano. 

Mi trovo in difficoltà a dire quale sia la mia destinazione preferita, perchè ognuna porta con sè un ricordo che la rende speciale. 

I momenti che seguono non sono solo dei luoghi, ma rappresentano: una prima volta, un incontro speciale, una disavventura, la mia vita personale, anche l’essermi accorta, un giorno di tanti anni fa, che dopo tanto viaggiare stessi rischiando di non averla.
Insomma luoghi in cui mi sono successe cose ed ho incontrato persone che hanno in qualche maniera cambiato la mia vita. 

La classifica ingiusta delle destinazioni - Tabella dei Contenuti

Vulcano Erte Ale – Depressione della Dancalia ed anche la mia

In quelle settimane non stavo attraversando un momento molto felice a livello personale, ero triste ed avvilita, mi sentivo sola.
La persona che fino a qual momento avevo avuto al mio fianco, mi informa che la storia è finita. 
Una notizia arrivata nel momento sbagliato nel posto sbagliato e come un fulmine a ciel sereno.
Per quanto amassi l’Etiopia, il viaggio in quel Paese, mia prima volta in Africa, mi provava sempre di più. Animo sotto le scarpe e terra intensa, mi sono sentita perduta.

Ad Addis Abeba un caro amico mi invita a non lasciarmi abbattere e di continuare il viaggio.

Dice «Vai, cammina nella notte, raggiungi il vulcano e lasciati scaldare dalla terra che ribolle, nel deserto pensa. Al ritorno prenderai una decisione. Datti una chance e non agire d’impulso».

Arrivo a Makale dopo un lungo viaggio che dalla capitale porta fino al Tigrai, la destinazione è la Depressione della Dancalia, il luogo considerato il più inospitale del mondo, al confine con l’Eritrea.

Il caldo soffoca, man mano che scendiamo di dislivello, il fresco di Makale si trasforma in un forno rovente.
Tutto attorno a me sembra sfocato, la terra sembra muoversi. 
Intanto qui qualcuno ci vive, i guerrieri e valorosi Afar. 
Spaccano blocchi enormi di sale, vivono in queste terre in cui di giorno si bolle e la notte fa freddo, senza una via di mezzo (come “senza via di mezzo”  mi pare esser tutto in Africa). 
La cena fatta prima del calar del sole ci prepara al trekking notturno per raggiungere il cratere dell’Erte Ale che, allora, prima dell’eruzione del 2017, era ancora un lago di lava che ribolliva.

In silenzio ed in carovana, ognuno con la torcia in testa e lo zainetto con l’essenziale per la scalata, incluso il sacco a pelo ed un paio di bottiglie di acqua, 6 ore dopo, avvolti da odore di zolfo ci affacciamo sul ciglio del lago di fuoco che sbuffa.

Nel buio della notte in cui le stelle hanno illuminato il cammino, mi avvolgo nel sacco a pelo, mi accomodo a terra in un ex campo militare protetta da 50cm di pietre e senza soffitto.  Le bottiglie di acqua fanno da cuscino. 
Lo sforzo fisico mi ha allontanata da altri pensieri. Per 4 giorni ho avuto altro di cui preoccuparmi anche se alla notte, sotto le stelle e con l’aria più fresca, prima di chiudere gli occhi la malinconia non tardava a tornare. 

Leggi – Viaggio in Dancalia, il luogo più inospitale della terra

viaggio dancalia

Quando internet non c’è e ti senti più libero – Barca a Vela a San Blas 

Ormai si corre sempre di più.
Il mio lavoro mi lega al computer molto di più di quanto vorrei, spesse volte perdo il controllo al punto da cercare luoghi in cui potermi connettere sia impossibile e quindi possa essere giustificata per qualche giorno di silenzio.

Sono approdata a San Blas la prima volta nel 2011.
Quello che io immaginavo un Paradiso in terra si era materializzato.

Fino ad allora non avevo mai sentito parlare di questo arcipelago, online non si trovavano foto, le guide le menzionavano velocemente. Poteva essere stupendo come una colossale delusione. 

Lungo la costa caraibica di Panama si sparpagliano più di 365 gioiellini di sabbia bianca e palme circondate da acqua di cristallo.
In alcune di queste isole ci sono vivono anche i piccoli, sono molto bassi, ed affascinanti  Guna Yala o Kuna Yala,  una comunità indigenza, le cui braccia e caviglie sono coperte da lunghi fili di perline. 

Un viaggio nel viaggio. Navighi nella cartolina perfetta. Incontri una comunità indigena dalle tradizioni e credenze molto interessanti.  Si vive senza scarpe, non si ha bisogno neanche delle infradito. No internet. E nella disconnessione obbligata ci si ricorda che poi tanto male non si sta. 

Leggi – Isole San Blas; il paradiso caraibico di Panama

san blas islands

15 minuiti di super poter - Cascate Vittoria in Zambia

Prenoto con spavalderia, la voce ferma e divertita, ma dentro il mio stomaco stava per bloccarsi e rivoltarsi. 

«Un micro-flight sulle cascate Victoria domani pomeriggio, per favore» dico.
All’eliporto il micro-flight mi attende, vederlo in foto mette meno paura che dal vivo, più che altro perchè l’unica misura di sicurezza è una cintura da aereo che non so quanto possa aiutarmi se dovessi sbilanciarmi quando seduta sul seggiolino. 

Metto il casco, il pilota chiude il cinturino, proviamo il microfono e...invece di essere eccitatissima, sono terrorizzata.
Il micro-flight si alza. Tremo dalla paura, credo di non aver mai tremato prima perchè non riesco a controllare il mio corpo e non ho mai provato questa sensazione prima. 
Mi avvinghio a lui come fossi un koala, sospesa a 200mt d’altezza sulle cascate, che, in stagione di pioggia sono violentissime.
Nel mentre il pilota con voce calda e gentile, stringendo un pò i gomiti per bloccare il tremolio, dice «Stai volando…stai volandooooo». 

Lascio la presa sulle sue spalle, allargo le braccia e faccio come mi dice, volo. 
Poco lontano vedo degli elefanti che dall’alto sembrano piccoli piccoli. 
Avevo cominciato a prenderci gusto quando siamo rientrati. 
15 minuti che mi hanno regalato, anche se per poco, un super-potere: volare.

L'arte del (non saper) fare lo zaino - Salar de Uyuni e Lagune in Bolivia

Ammetto di esser partita per il giro del mondo, ormai 10 anni fa, piuttosto allo sbaraglio. 
Non sapevo molto di tanti Paesi in cui ho viaggiato, di alcuni prima non avrei neanche saputo dire dove si trovassero esattamente sulla mappa.
La Bolivia per esempio, non solo non la avevo mai presa in considerazione prima ma non sapevo niente di niente, per quanto mi riguardava poteva essere tranquillamente un Paese sulla costa del Sud America. 

Nella totale ignoranza mi mancava l’informazione che, tra tutte, invece mi avrebbe aiutata: in inverno fa un freddo bestiale e si superano tranquillamente i 5000metri in più occasioni

Ho patito il freddo come mai nella mia vita e la colpa era mia. Non avevo l’abbigliamento adatto.
Letteralmente sul tetto del mondo, tra deserti, salar enormi a 4000metri, città coloniali, foresta e cholas, lo zaino conteneva attrezzatura per fare snorkeling e non cappelli e calzettoni di lana. Ho comprato due maglioni nel nord dell’Argentina ad un mercato improvvisato che si teneva vicino la stazione. 
Durante il tour ad Uyuni cercavo di andare in bagno una volta al giorno, perchè calare i pantaloni in quel freddo era una esperienza che volevo limitare quanto possibile. Si dormiva con gli stessi abiti dei giorni precedenti, cappello incluso. 

Freddo a parte, che ha toccato record senza precedenti, tornerei anche domani, ma stavolta con la giusta attrezzatura.

Leggi – Tour di Uyuni e delle Lagune Boliviane 
Leggi – Cosa fare a Potosì, la città più alta del mondo

bolivia lagunas

Quei bagni nei parchi nazionali - Tanzania ed Uganda

Dormire nel cuore del Serengeti in un campeggio che non ha alcuna recinzione è eccitante quanto piuttosto inquietante. 
I campeggi non sono altro che aree del parco in cui sono stati costruiti dei basici bagni ed una struttura con tettoia per cenare. 
L’assenza della recinzione se durante le ore diurne facilità la connessione con la natura la notte, invece, fa diventare il silenzio selvaggiamente rumoroso. Ci si addormenta avendo come sottofondo il ruggito del leone che ci ricorda dove siamo. 

A causa della troppa acqua bevuta a cena quando ormai tutti sembrano essere nelle proprie tende, ho avuto bisogno di raggiungere il bagno, che in linea d’aria era piuttosto vicino. 

Il ruggito del leone sembrava lontano, ma non sentendomi gazzella il bagno improvvisamente mi è parso lontanissimo. Ho deciso di aspettare…la mattina seguente.

La stessa cosa è accaduta a Murchinons Falls, in Uganda, quando un leggiadro ippopotamo che generalmente bazzica nel campo, ha scelto la mia tenda come banchetto in cui brucare per tutta la notte. Stavo dento o provavo il tutto per tutto? 
Anche questa volta ho deciso di aspettare, fino a quando mi sono addormentata sentendo la sua presenza fino a quando dalla stanchezza ho desistito nell’impresa. 

La legge della savana alla fine si conosce: Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre.

Leggi – Come organizzare un safari in Tanzania 
Leggi: Cosa fare e vedere in Uganda

safari tanzania

Alla conquista del Perito del Perito Moreno – Argentina

Il Perito Moreno non è un ghiacciaio qualsiasi è IL GHIACCIAIO per eccellenza e in quanto mito per celebrare i 7 anni di nomadismo digitale ed in viaggio ho deciso di regalarmi il trekking con i ramponi sul ghiacciaio dei ghiacciai. 

Il trekking è stato moderatamente faticoso e la riuscita la ho celebrata bevendo del Whisky on the rocks, con ghiaccio del Perito concludendo ufficialmente il ritorno in Argentina ad anni di distanza felice di questa nuova avventura. 
Ero pronta a rientrare in Europa, ma sulla via ho fatto uno stop a Bariloche. Questa è un’altra storia.

Leggi – Cosa fare da El Calafate 
Leggi – Cosa fare e vedere in Patagonia

perito moren trekking

Non hai bisogno di una torcia - Tribu Hamar (Omo Valley) - Etiopia

L’arrivo nella Valle dell’Omo è cominciato con una conversazione notturna con un bambino di 10 anni che mi scortava fino all’hotel.
Non c’è elettricità nè ci sono lampioni lungo la strada.

Senza luce quindi. O almeno così ho creduto. Accendo la torcia per illuminare la strada a me sconosciuta.
Lui dice: «Spegni la luce»
Io:«Perchè?»
Lui :«Ti dico di spegnere la luce, è meglio»
Faccio come dice il bambino.
Lui – «Visto? Si vede bene, la luna illumina il nostro cammino»

Comincia così il mio viaggio in un mondo che presto scomparirà, impregnato di tradizioni e storie, racconti e personaggi surreali in cui ho vissuto per un po’ e che dopo aver preso confidenza mi ha aperto le sue porte. Anche quelle delle capanne.

LEGGI: VIAGGIO TRA LE TRIBU DELLA OMO VALLEY

nyangatong etiopia

L’errore di valutazione più clamoroso – Road trip negli Stati Uniti 

La prima volta a New York non mi ha entusiasmata granchè. Per carità, lo skyline è stupendo e la sua vitalità travolgente ma non era quello che desideravo in quel momento.
Dopo tanti mesi di viaggio in Centro America vivendo nella maniera più semplice possibile, fiondarmi a New York ha improvvisamente alterato uno stile di viaggio che in verità mi piaceva molto. 
8 anni dopo, per pura casualità, ho l’occasione di tornare negli Stati Uniti che abbinavo unicamente a grandi città, cemento e grattacieli. Non sono particolarmente entusiasta ma decido comunque di avventurarmi in un Road Trip che non avevo chiaro cosa avrebbe potuto portarmi a scoprire. 
E’ stato uno dei viaggi più belli mai fatti.

Partiti da San Francisco siamo entrati nel mondo dei deserti, non prima aver attraversato la Sierra Nevada innevata. In successione abbiamo guidato tra i meravigliosi parchi Nazionali, tra cui: Death Valley, Valley of Fire, Bryce Canyon, Zion, Canyonland, Grand Canyon.
Quale miglior finale di un viaggio tra i parchi se non nella scintillante e senza sosta  Las Vegas!
Non attenderò altri 38 anni per tornare da queste parti!

Leggi – Cosa fare a San Francisco 
Leggi – Cosa fare a Los Angeles
Leggi – Come organizzare un viaggio negli Stati Uniti

USA road trip

Se ce l'ho fatta io, sono sicura che ce la farai anche tu - Trekking al Fitz Roy - Argentina 

Questo trekking non può che rientrare nella mia classifica per un semplicissimo motivo: ODIO IL TREKKING.
Non solo mi è piaciuto, ma mi ha fatta scoprire più resistente e tipa da montagna di quanto non sapessi di essere.
Mi sembra ancora incredibile che durante il viaggio in Patagonia ho addirittura aggiunto altri percorsi trekking che inizialmente avevo escluso.

La mattina è piovosa ed uggiosa, tanto che penso di aver trovato la scusa per tirarmi indietro e dare forfait ai ragazzi con cui mi ero organizzata il giorno prima. 

Mi ripeto che se la visibilità non c’è non ha senso fare questo faticoso trekking per vedere un ammasso di nuvole. 

Ma a El Chalten si sa che è sempre così, non si giudica mai la giornata del trekking dal tempo che trovi alla base.
Arrivo stanca, affossando i bastoncini con forza per reggermi, credendo che da lì a poco scoppierà il cuore.

All’arrivo si apre una visione spettacolare. Le gambe si rinvigoriscono, il cuore pompa piuttosto bene e dimentico che poco prima pensavo che ci sarei rimasta secca. 

Scarto il panino con avocado che avevo preparato la mattina e godo del sole che ha deciso di omaggiarmi all’arrivo. 
Il giorno dopo, di buon’ora, indosso le scarpe da trekking e mi cimento con un altro trekking. Sono una donna nuova. 

Leggi – Cosa fare a El Chalten, il paradiso dei trekkers in Argentina

fitz roy trekking

Giro di boa alle Isole Galapagos –  Ecuador

Il giro del mondo cominciato nel 2011 stava per volgere alla fine. Se fossi stata più onesta con me stessa lo avrei capito prima. Era difficile ammettere che avevo fatto il mio tempo, avevo vissuto la mia avventura e semplicemente, volevo rientrare in Europa. 
Quasi due anni in Latino America e cominciavo ad esserne stufa. 
Da Quito prendo un volo per le isole Galapagos dove mi attende una crociera che mi permette di scoprire alcuni degli angoli più belli dell’arcipelago.  A termine crociera decido di rimanere perchè le isole sono sicure. Finalmente posso tornare  a camminare la notte al buio senza aver paura.

Devo pensare sul da farsi e prendere la difficile decisione di terminare il viaggio lì. Questa decisione richiede serenità. 

La permanenza prolungata mi ha portata a viaggiare l’arcipelago sempre di più, piano piano scopro tutte le isole visitabili.  Senza che me ne rendessi conto nasce la professione che svolgo oggi, la Travel Designer.

Comincio a raccontare le Galapagos, aiuto a creare una piccola agenzia turistica che permette di vivere le isole esattamente per come le ho conosciute ed a fianco delle stupende persone che in quei mesi mi sono stati amici e confidenti. 

La mia missione a quel punto era compiuta. Il progetto cominciava a prender piede.  Ero prontissima per rientrare dal Parco Marino più affascinante del mondo lasciando lì qualcosa di mio che, ancora oggi, mi permette di non abbandonarlo del tutto. 

Leggi – GUIDA ALLE ISOLE GALAPAGOS 

sea lion galapagos

Sono solo 10 e non rendo giustizia ad altri Paesi meravigliosi in cui ho viaggiato. La lista dovrebbe esser più lunga, lo so, ma non voglio annoiare  ulteriormente chi è arrivato fino a questo paragrafo. 

Nello scrivere questo post mi sono data solo una regola: pensare a momenti in ciascun Paese e lasciare che la memoria mi portasse indietro nel tempo per sentire nuovamente la sensazione di quel preciso momento.
Ecco perchè un luogo è vissuto in maniera  differente da ognuno. 
Non chiedete agli altri dove andare. Scegliete secondo il vostro interesse, non esistono i Must Do/Go, davvero.
Esistono luoghi/destinazioni che fanno a caso nostro in questo momento. Solo quando saremo lì capiremo se sia quello più o meno giusto. 
Vale la pena rischiare. 

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. The Jaunter

    Bellissimo post. Mi piaci molto come viaggiatrice. Sono d’accordo con te sul fatto che molti luoghi, magari anche meno belli di altri visitati, possono occupare una parte speciale del tuo cuore per motivi particolari… incontri, un evento speciale. In più, a differenza della maggior parte delle persone, che magari fanno un viaggio di un anno e dopo due mesi iniziano già a fare i maestri ascesi, mi sembri molto più umile. Ti ringrazio per questa piacevole lettura

    1. Giulia Raciti

      Ciao, grazie a te e congratulazioni per esser arrivato/a fino alla fine! 🙂 Spero tornerai anche nel futuro!

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