Depressione della Dancalia – Viaggio nel luogo più inospitale della terra

Depressione della Dancalia – Viaggio nel luogo più inospitale della terra

Viaggio nella Depressione della Dancalia, il luogo più inospitale della terra 

Sono partita per l’Etiopia senza davvero sapere il perchè avessi scelto questo Paese piuttosto che i ben più noti vicini di casa. 
Mi è bastata una foto, un membro della tribù Hamar nella Omo Valley, trovata su google immagini digitando semplicemente la parola “Africa” che la risposta ai miei dubbi improvvisamente diventò chiara.
Non sapevo nulla delle chiese rupestri di Lalibela, nè della ammaliante Harar, nè della maestosa Gheralta o delle stele di Axum, ancora meno della Dancalia.
Luogo a cui sono approdata per una sorta di scommessa.

“Vado in Etiopia!”
Walter che ho conosciuto nel 2012 alle isole Fiji e viaggiatore non proprio alle prime armi ha semplicemente scritto “Se riesci ad andare all’Erte Ale diventi il mio mito”.

Insomma questione di orgoglio, mettiamola così, ma io a questo Erte Ale pur senza sapere cosa fosse, è bastato digitarlo nuovamente su google, ci sarei arrivata pur di diventare il suo “mito”.

Ma quello che non sapevo era che mi sarei introdotta nella notoria zona più inospitale del mondo, calpestato la depressione e sofferto il caldo che può arrivare a 50 gradi.
Tutto comincia con il mio arrivo a Makale, il mio amico Nure aveva prenotato per me un posto per un viaggio di gruppo con partenza due giorni dopo.

Ero sulle montagne e la sera indossavo la felpa e la giacca a vento, è strano quanto sia difficile immaginare il caldo torrido quando stai vivendo in una situazione climatica fresca e ventilata.
Il caldo ed il freddo sono sempre difficili da immaginare fino a quando non fai esperienza.

4 giorni di viaggio in gruppo, un lago di lava in ebollizione, 45 gradi (probabilmente percepiti di più), un enorme salaer, cammelli utilizzati come mezzi di trasporto di blocchi di sale per il mercato di Makale che si svolge una volta a settimana, a -116 sul livello del mare.
Potrei riassumere così i 4 giorni in compagnia di amici giapponesi, australiani ed americani con cui ho condiviso lunghi momenti di silenzio, il caldo cocente non invitava alla chiacchiera e neanche al pensare, lunghe camminate notturne sulla pietra lavica nel mentre che il caldo, nonostante sia già mezzanotte, sembra non voler diminuire, le nottate su brandine sotto le stesse presso cambi base militari, le guardie armate con i pesanti fucili e le scarpette in gomma.

Cosa è cambiato in Dancalia

Il viaggio che racconto in questo post è stato fatto nel 2014 quando ancora non c’erano strade praticabili, il viaggio richiedeva 4 giorni e la lava si trovava pochi metri sotto il bordo del cratere. 
Sono tornata in Dancalia nel 2019 e le cose sono cambiate di molto. Adesso questo stesso tour si conclude in tre giorni, perchè sono state costruite delle strade, non ci sono più molte carovane di cammelli che trasportano il sale (perchè le strade sono state costruite per fare transitare i camion) il trekking dura circa 3 ore, contro le 6 del 2014 ed in seguito all’eruzione del vulcano adesso la lava è molto più profonda di allora, circa 60 metri dal bordo del cratere. A seconda di come tira il vento potrebbe essere difficoltoso vederla. Rimane comunque una esperienza di viaggio che consiglio a chiunque viaggi in Etiopia tra Ottobre e Marzo.

danakil ethiopia

Giorno 1 – Mekele – Dodom Erte Ale

L’incontro con i miei compagni di viaggio era alle 8 del mattino presso l’agenzia. Abbiamo lasciato gli zaini tenendo con noi l’indispensabile, comprato degli snacks e siamo stati istruiti su quello che sarebbe accaduto da li a qualche ora.
Anche se ci dicono farà molto caldo, la sorpresa c’è stata comunque a sole 6 ore di guida dopo.
Il viaggio è cominciato da lì a poco.
Quattro per macchina e con noi il cuoco che ci ha deliziati per 4 giorni rimpinzandoci colazione/pranzo/cena cucinando dal nulla (o almeno a me sembrava così).

Dalle montagne comincia la discesa e ai finestrini aperti si comincia a sostituire l’aria condizionata e alle poche fermate che facciamo presso i pochi villaggi per la strada, 4 capanne e ristorantini arrangiati per i gruppi che passano da li e che vendono coca cole e birre fredde la prima giornata di guida ci ha portati fino a Dodom.
Il caldo è soffocante, non ci sono bagni, la zuppa calda a 45 gradi ha l’effetto di farmi sentire meno caldo ma tutti grondando di sudore diciamo poco.
I giapponesi sembrano essere i più attivi.
Noi altri invece usiamo l’acqua che una volta fuori dall’auto si riscalda nel giro di 10 minuti un pò per bere un pò per buttarcela addosso.
Riusciremo a portare a termine l’impresa?
Arrivati al campo base, attraversando la strada peggiore del mondo, quella che da Dodom ci porta alla base dell’Erte Ale

80 km che possono richiedere anche 5 ore passando tra lava solidificata, roccia, sabbia e qualche palma solitaria qui e li, ci buttiamo sui materassini e dividiamo quei crakers che ci siamo portati e chi si avventura per una passeggiata torna 4 minuti dopo a causa del caldo insopportabile.

Ci avvertono che dopo poco avremmo cenato e la partenza per il trekking al vulcano, attendiamo che arrivi il buio e dopo aver preparato gli zaino, con sacco a pelo e litri di acqua comincia la camminata di tre ore per raggiungere uno dei posti più meravigliosi ed impressionanti della terra.
Sei ore di silenziosa camminata e da lontano vediamo un alone rosso sappiamo che è li che dobbiamo arrivare ma la camminata sembra non finire mai. 
L’ipod mi abbandona proprio sul più bello. Probabilmente si è fuso pure lui. 

3 ore dopo siamo qui, seduti ai bordi del vulcano dove la lava ribolle, dopo aver fatto l’abitudine al fortissimo odore di zolfo (la sciarpa è importante per evitare di respirare a pieni polmoni) andiamo a dormire dentro i sacchi a pelo in un campo militare abbandonato.
Credo sia mezzanotte, forse poco dopo, non lo ricordo ma ricordo che le ultime parole della guida sono state. La sveglia domani sarà alle 4 del mattino per vedere l’alba e tornare al campo.

Io in dancalia
campo base
Erte Ela

Giorno 2 –  Dodom – Hamad Ela

Sveglia alle 4 del mattino per vedere il sole sorgere e il lago di lava bollire.
Comincia la lunga camminata con il sole che velocemente si alza e il caldo comincia a farsi sentire.
Dopo la colazione siamo partiti per raggiungere Hamad Ela, un villaggio di circa 500 abitanti, in cui le temperature diventano più umane e vista la prima giornata a dir poco pesantissima questa giornata è stata più che altro di guida e una doccia nella natura nelle fresche acque della piccola cascata a 10 minuti a piedi dalla casa in cui dormivamo, sempre sui materassimi a terra e in sacco a pelo.
La scelta era tra dormire fuori o nel salotto.
I temerari giapponesi hanno scelto fuori e noi altri (USA, Australia ed io) nel salone.
Una birra nell’unico bar del paese e dopo l’abbondante cena e gli entusiasmi di tutti immagino siamo crollati non dopo le 22.

dancalia
viaggio dancalia

Giorno 3 – Asebo – Lago Assal al tramonto

La veloce colazione e il viaggio continua e così il caldo e ci porterà per il tramonto al lago Assal in cui il sole piano piano ha cominciato a scendere dietro questa enorme distesa di sale con un dito di acqua che ho scoperto arrivare dal mar rosso.
Tanto lontani eppure tanti vicini. no?

Tra deserti, laghi in ebollizione la giornata si rinfrescava dentro la macchina e diventava un forno non appena ci si fermava anche solo per un secondo.
L’idea di aver affrontato il trekking il primo giorno mi sollevava, il duro era stato fatto e ora l’unica cosa da dover sopportare era il caldo, facile da evitare durante le ore di guida.

Arrivati al campo base e poggiati gli zaini, le macchine a mò di carovana, esattamente come quelle dei cammelli che invece per quell’ora stavano tornando a casa dopo una lunga giornata, attendiamo il tramonto giocando sull’enorme lago di sale nell’incredulità generale sul fatto di essere in quel luogo che ogni giro d’angolo ci stupiva.

campo base
dancalia
dancalia

Giorno 4 –  Asebo – Mekele

Abbiamo dormito sotto le stelle e al sorgere del sole tutti desti abbiamo salutato la nuova giornata lavandoci la faccia con l’acqua della bottiglia e così i denti.
Dopo colazione siamo partiti per Ragad (Asebo), un deserto di sale in cui ogni giorno, sotto il sole cocente decine e decine di persone estraggono blocchi di sale che verranno trasportati dai cammelli ai mercati della zona.
Una camminata per raggiungere Dallol e i colorati laghi sulfurei, sorgenti calde acide, montagne di zolfo, coni di sale, piccoli geyser gassosi, vasche di acidi isolate da cornici di cristalli di sale e concrezioni, di evaporati, di zolfo, di cloruro di magnesio o di soda solidificati adagiati su un fondo bianco, giallo, verde o rosso ocra, colori dati dalla forte presenza si zolfo e minerali.

Si torna a Mekele, sudati e sporchi.
E’ già buio e fa freddo. Come sempre in hotel non c’è acqua calda e a dire il vero fa freddo. Ho il dubbio, lavarmi o meno? Stringo i denti e l’acqua ghiacciata mi riporta sugli altipiani tra imprecazioni varie.
L’avevo tanto desiderata quella doccia gelida negli ultimi tre giorni, e ora che ce l’ho, rimpiango quasi i 40 gradi del luogo più inospitale del mondo.

dancalia
Depressione Dancalia
dancalia
dancalia
dallol

Consigli per un viaggio in Dancalia

Seguono alcuni consigli per partire preparati per l’avventura in Dancalia che ti proverà agli estremi ma che ti farà toccare con mano il luogo più ostico, e in qualche maniera anche il più affascinante, della terra.

Cosa portare in Dancalia

Poco pochissimo è meglio, ma quanto segue sono gadgets importanti per la migliore riuscita del viaggio e, nella mia esperienza si sono rivelati provvidenziali.

  • Sacco a pelo
  • Torcia da testa
  • Scarpe da trekking
  • Snacks ed integratori
  • Cappello
  • Crema solare
  • Abiti sportivi ed abbigliamento comodo
  • Salviette umidificate
  • Sciarpa o foulard
  • Batterie per ricaricare l’elettronica (cellulari e macchine fotografiche) – Nei campi non c’è elettricità

Da dove partire e come viaggiare in Dancalia

Un viaggio in Dancalia non è possibile faro in maniera indipendente nè in self drive. La zona oggi è molto più sicura e tranquilla rispetto il 2014 e la guardia armata sarà con il gruppo solo a Dallol. 
La base di partenza è Makale, ma il viaggio sarebbe meglio organizzarlo in anticipo per assicurarsi un posto in macchina e conoscere le date di partenza.

Cosa devi sapere prima di partire per la Dancalia

Devi sapere che è un viaggio durissimo e faticosissimo, che dormirai in brandine e che non ci sono bagni nè docce, che sarai in una zona desertica e non potrai aspettarti servizi di grande qualità in quanto non c’è niente.
Soffrirai il caldo e la fatica, che camminerai sulla pietra lavica per 6 ore e lo farai nel buio pesto fino a raggiungere l’erte ale, che sarai sfinito e stanco come forse non sei mai stato prima.
Insomma, forse niente di nuovo per chi viaggia in Etiopia e sa quanto faticoso questo viaggio in generale sia.

La Dancalia solitamente si considera come estensione di viaggio all’itinerario Nord Etiopia (storico religioso). Non è un viaggio adatto ai bambini, visto le difficoltà e le condizioni di viaggio ardue e difficoltose.
Per chi non volesse camminare per raggiungere l’Erte Ale è possibile noleggiare un cammello, è comunque un viaggio scomodo anche così.
E’ importante non disidratarsi.
Siccome in viaggio il cibo verrà cucinato da un cuoco e il cibo comprato a Makale prima del viaggio nel caso di allergie o esigenze alimentari specifiche è bene informare la compagnia che organizza il viaggio. Non ci sono chioschi in quella zona e trovare cibo alternativo è molto complicato.

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Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

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