C’era una volta in Marocco

C’era una volta in Marocco

Tra meno di 10 giorni torno dopo 8 anni in Marocco, un Paese molto importante per me.
Qui nel 2005 per la prima volta ho fatto il mio primo viaggio in solitaria e zaino in spalla. Ai tempi che ancora le informazioni non le cercavi su internet, ma avevi una guida e poi ti armavi di santa pazienza per chiedere in giro.

Non che fossi una grande viaggiatrice, se non appunto i weekendini fuori, ogni tanto, stavano nascendo le compagnie low cost, ricordo che il volo lo comprai al CTS, giusto per capire che ancora di acquistare roba online non se ne parlava, fu una decisione improvvisa che lascio tutti un pò interdetti: io (che di questi viaggi non ne avevo mai fatti né conoscevo nessuno che ne avessi fatti), in un Paese musulmano da sola (ahi ahi aggravante). Insomma strano come primo Paese da fare on the road per una che per 4 giorni portava dietro 20 chili di cose.

Ritrovo così pezzi di vecchio diario e li pubblico qui, perché l’idea di tornare in un luogo che ho tanto amato e che per la prima volta mi ha davvero aperto gli occhi è per me un passo importante e mi emoziona.

Infatti come sono voluta venire a Berlino per ringraziarla per essere stata una spinta a fare le cose che ho fatto dal 2006 ad oggi (il mio vero obiettivo era venire a vivere a Berlino non il giro del mondo), così voglio anche tornare in Marocco a rendere omaggio a una terra che per la prima volta mi ha fatto vedere il mondo da un punto di vista differente e che soprattutto  mi ha dimostrato che : io, giovane, con pochi soldi, in un Paese forse un pò complicato da viaggiare rispetto altri, ce l’avevo fatta e anzi, avevo vissuto l’avventura più bella della mia vita.

E tutt’oggi quel viaggio continua ad essere tale: la mia prima e più bella avventura.

Viaggio in Marocco

Rabat Luglio 2005

Ormai da due giorni ho cominciato il campo di volontariato.

Purtroppo non è la pulizia delle spiaggie, anche se quanto ad abbronzatura non sono niente male tanto che qui mi predono per tunisina, ma si tratta invece della pulizia di scuole.
Sempre di pulizia di tratta ma differente location!

Laviamo per terra con i super scopettoni, allaghiamo le aule e poi facendo scivolare quelli che loro utilizzano come stracci gettiamo l’acqua per le scale, c’è chi piuttura e aggiusta banchi e sedie.

Tuttavia non mi lamanto, in questo villaggio mi sento a mio agio, e mi sento benvoluta.

E’ aquasi passata una settimana e non l’ho neanche sentita. Oltre il lavoro della mattina poi ogni pomeriggio si fa qualcosa di nuovo, la compagnia dei mie baldi boys non manca.

In questo campo di volontatiato siamo 15 persone. 12 marocchini, uomini, due francesi, ragazze, ed io. Adesso che se ne voglia dire dei marocchini e musulmani, questi ragazzi per me sono dei compagni di avventura davvero speciali, si prendono cura di me, mi trattano come una sorella. Abbiamo creato un bel team di lavoro e di amicizia. E qui fare amicizia è di una facilità indicibile!

La famiglia in cui ho pernottato i primi due giorni si è talmente tanto affezionata a me tanto che la signora continua ad invitarmi a pranzo, a cena o il pomeriggio per il te.
Tutti i giorni sono da lei per fare qualche chiacchiera con i gesti, qualche vaga e timida parola in francese ma soprattutto litri e litri di te alla menta, harsha e olio di argan.

Harsha

Adoro le case marocchine, il senso di condivisione è evidente nell’arredamento come a tavola.
Dovunque vada mi dicono “se passi dalla mia città, you are more than welcome”.
Un “mi casa es tu casa”, è così, niente di più niente di meno.

Qualche giorno fa ho conosciuto il “paninaro” del villaggio (cioè un marocchino che ha un ristorantino tipico e tra i patti caratteristici sono da mensionare gli ottimi panini dal contenuto indecifrabilmente caloric e gustoso) che ha vissuto in Italia per 12 anni e quindi parla perfettamente italiano. E’ lui che mi tiene compagnia quando in preda alla disperazione voglio parlare la mia lingua e nel mentre per tirarmi su mi offre la mia amata ed immancabile pizza marocchina.

Non parlo francese e il mio inglese zoppica ma è bastato improvvisare con la erre moscia ed implementare l’arte della gesticolazione in cui noi del sud siamo maestri per essere diventata l’attrazione del villaggio.
Il gruppo ogni giorno diventa sempre più grande e anche chi non partecipa attivamente al campo ormai nella nostra scuola trova sempre un piatto di riso e una chitarra da suonare la sera. Credo che il bello dl volontariato risieda proprio in questa unione tra i volontari e l’ambiente esterno, a me per esempio sta infondendo fiducia in questo popolo così da rendermi conto che posso fidarmi, anche una volta finito il campo.

E le giornate seguono così, lontana dal centro caotico di Rabat in un villaggio, Salè, senza arte nè parte uguale alle decine di villaggi lungo la strada.
Le giornate passano con i miei nuovi amici, presenziando immancabilmente al te pomeridiano dove le donne di casa mi intrattengono guardando video musicali arabi e sfornando pane caldo, e cucinando per la ciurma per poi consumare il pasto tutti assieme suonando la chitarra attorno a un fuoco.
Mi sono appena resa conto che….al posto della classica birra qui abbiamo il te.

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Di ritorno dal Marocco, una lettera indirizzata a una cara amica sarda (detta La Sardina)

Questo lo scrivo in esplicitamente per la mia Sardina ma è bene che sia pubblico.
In realtà questo lungo periodo in Marocco mi ha lasciato molto più di quanto potessi immaginare ma scriverne e parlarne è troppo difficile perché quello che ho conosicuto è talmente tanto distante dal nostro canonico modo di vivere e vedere la vita che per chi non ha passato quei momenti con me sarebbe, forse, altrettanto difficile comprendere.

In questo periodo via non ho solo scoperto una terra speciale, allo stesso tempo colorata e rumorosa, caotica e divertente, ma ho anche conosciuto e ho vissuto la vita quotidiana come una di loro, l’ho capita, mi sono adattata al punto da immedesimarmi e scoprirmi molto affine a loro, forse a maggior ragione perché sono siciliana.

Quello che penso in questi giorni è ciò che ho visto negli occhi dei ragazzi che ho conosciuto: occhi brillanti, limpidi e innocenti che esprimevano sincerità.
Potrà sembrare strano che per la prima volta guardando negli occhi di qualcuno ho potuto leggere anzi sentire che stava dicendo la verità. In Marocco, Paese secondo noi abitato solo da imbroglioni e paraculi.

Stare lì, vivere con loro, adattarmi alle mangiate con mani e nello stesso piatto, dormire su dei materassini sottilissimi, i bagni alla turca, sostanzialmente andare indietro nel tempo, mi ha fatto apprezzare la semplicità della vita, mi ha fatto comprendere che è possibile vivere bene con poco, che è molto più bello condividere esperienze, momenti ma anche cose con gli altri piuttosto che vivere tutto egoisticamente, che sorridere anche ai momenti peggiori aiuta per una serena e proficua risalita.

Di sicuro il mio spirito di partenza era propositivo e positivo, avevo bisogno di allontanarmi da tutto e da tutti, vivere senza pressioni, vivere la mia autononia ed indipendenza come ormai da mesi non riuscivo più a fare.

Adesso è vero che mi sono reimmersa nella mia solita vita ma è pure vero che la mia testa continua a viaggiare verso quelle mete che mi sembrano già tanto lontane ma che continuano a essere vive e limpide.

So di non riuscire a esprimere tutto quello che vorrei ma non sono riuscita a farlo neanche a voce.
Forse quello che ho vissuito è stato (senza accorgermene) per me talmente tanto intimo da risultare ostico parlarne..
non posso o forse non voglio..

Come al solito vivo di ricordi e questi mi accompagneranno sempre e sicuramente illumineranno il mio percorso che non so a questo punto dove mi porterà.

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Guide e libri sul Marocco

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

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