Due anni e mezzo backpacking per il mondo – Effetti post viaggio

Due anni e mezzo backpacking per il mondo – Effetti post viaggio

 

E’ una strana sensazione quella che si prova quando si torna a casa dopo un lungo viaggio.
Non so come tu puoi immaginarla, forse l’idea del sentirsi fuori posto, straniti, la convinzione che non ci si fermerà mai più, che il ritorno fa paura, una sorta di shok.

Voglio raccontarvi cosa è successo a 2 mesi dal mio ritorno. Lo faccio perché solo in questi ultimi giorni ho capito quanto questa esperienza mi abbia cambiata, c’è voluto tempo per avere più o meno chiaro cosa è successo dal 2011 a oggi.

Il ritorno in Europa dopo 2 anni

Dall’Ecuador decido di volare a Lisbona prima di atterrare a Roma.
Non mi sentivo pronta per affrontare un addio doloroso, stava finendo il mio grande viaggio ne ero cosciente, e subito dopo un benvenuto esagerato.
Dovevo riabituarmi al fatto di essere in Europa e allo stesso tempo di ritrovarmi nello stesso salotto in cui mi trovavo 3 anni prima e circondata dalle solite e tanto amate facce.
Il ritorno è stato fenomenale.
10 bellissimi giorni in giro con gli amici durante una neanche troppo calda estate romana.

Il tevere illuminato, i mercatini, tutti riversati nelle strade. La folla. Per quanto tempo non ho visto così tanta gente. L’Asia è pienissima di persone, ma il Sud America, dove ho passato un anno e mezzo, con i suoi spazi così grandi e i villaggi minuscoli mi aveva disabituata alla moltitudine.
Ero abituata ai grandi spazi e a poca gente. Le folle mi attraevano e allo stesso tempo mi intimorivano, mi disorientavano.

Nonostante tutto ero avvero felicissima. Finalmente a casa!

Poi giunge l’inevitabile. Tornano le regole. La festa è finita. Sei a casa, tutto è esattamente come lo hai lasciato, che è bello, ma adesso non sono più da sola ma soprattutto ho tutto il tempo di pensare, di riordinare questa sequenza di eventi che ho vissuto con una tale naturalezza ma di cui oggi comincio a vedere i risvolti.

In questo post non voglio scrivere di quelli che per me sono sempre stati dei principi, quali il rispetto, in primo luogo, la tolleranza, l’umiltà. Senza questi non credo neanche si possa viaggiare e credo anche che chi non ne sia dotato non viaggi a sua volta, o non è interessato a questa esperienza.

In questo post scrivo piuttosto di cosa sia cambiato nel modo di pensare. Cosa ho rivalutato e cosa no, molti accenti positvi, qualche nota negativa.

Però si…qualcosa è cambiato
(scusate la lunga introduzione)
galapagos

Libertà Vs Compromessi

Avendo avuto il privilegio di poter vivere in totale libertà fa pesare adesso la situazione attuale in cui, in qualche modo, mi trovo costretta a sottostare a delle regole e non posso sempre fare di testa mia.
Ho deciso e pianificato tutto solo ed esclusivamente in base a quello che volevo io per due lunghi anni e mezzo. Senza mai interpellare nessuno, neanche i miei genitori che mi limitavo ad informare.
Casa mi ha riportata a uno schema dimenticato che include anche quello degli impegni a cui non posso mancare, al prendere decisioni assieme, al dovermi organizzare con largo anticipo qualsiasi cosa.
Non è semplice rientrare in una dinamica, che in verità mi piace perché ordinata, ma che allo stesso tempo comprime.

Alla ricerca del mio posto nel mondo
Solo dopo mesi a casa ho avuto il tempo per potere comprendere che l’esperienza portata avanti per così tanto tempo mi ha messa di fronte a molte sfide che giornalmente ho dovuto affrontare. 

Nessuna giornata è stata mai davvero uguale a quella passata, un problema risolto diventa una nuova conquista, l’avere imparato ad autogestermi, meglio e di più rispetto quando vivevo in Europa, a non avere paura anche in situazioni dove forse avrei dovuto agire in maniera meno impulsiva mi ha semplicemente portato a credere che l’adrenalina che si libera durante un viaggio di tale portata ti spinge a volerne sempre di più e non essere mai realmente soddisfatto.
In parole povere, mi ronzava sempre per la testa la solita frase “fatto questo non avrò paura più di nulla e potrò andare dove voglio”.
Che è verità. Lo credo tutt’ora.
L’avere avuto il privilegio di scoprire il mondo alla mia maniera, mi ha spinta a credere che le opportunità devono solo essere scovate perché, forse non in Italia, ma ci sono, e un pò di flessibilità e curiosità sono le doti necessarie per potere compiere il grande passo.
Ora sono a Berlino, ma se non dovesse piacermi vivere qui non mi creo alcun problema a fare la valigia (neanche troppo pesante) e cercare il mio posto nel mondo altrove.
agentina

Conciliare la propria passione e il lavoro

Ok, forse è chiaro a tutti come ho potuto viaggiare per così tanto tempo (se tu non lo sai, prima di continuare a leggere magari fai click qui).
Quello che ho provato sulla mia pelle è stato che è possibile avere lavoro e vivere la propria passione in maniera intensa.
Vengo e mi spiego e sono anche onesta.
Se io avessi dovuto i lavori che ho fatto in questi due anni da un ufficio, magari in una città che non mi piaceva, non sarebbe stato il lavoro più bello del mondo.
Fondamentalmente quello che ho capito è che non è il lavoro in sé che mi fa felice se non il fatto di avere capito che è la modalità di lavoro che mi permette di vivere le mie passioni.
Quindi non è il cosa stia facendo ma il cosa ti permette di fare questa metodologia lavorativa (ovvio deve anche piacerti ma, se una persona scrive, per esempio, a volte si trova a dovere scrivere di cose che non interessano o non piacciono. Che ti piaccia o non ti piaccia questo implica molta lettura, informazione, creazione di una opinione. Nessuno coscenzioso scrive un post o articolo in 15 minuti senza per lo meno reperire delle informazioni utili, giusto?)
Il fatto che stessi facendo esattamente quello che mi piaceva mi faceva vedere il lavoro, anche quello noioso, come il mezzo, unico mezzo, che mi avrebbe permesso di vivere questa esperienza.

Adesso so che posso dirigere la mia vita di lavoro nella direzione che voglio visto che nel mentre in questi anni ho spaziato tra diverse cose molto belle ed interessanti da poter mettere in cv e che, credo (spero) , possa permettermi di mantenere questa splendida indipendenza tanto faticosamente ottenuta.

Fidarsi è bene…

In viaggio quando si incontrano altri viaggiatori si scopre di avere avuto la fortuna di avere trovato dei compagni di viaggio speciali, persone con cui tu magari, a casa tua, non saresti mai uscito o non gli avresti dato un soldo bucato.
Viaggiando senti di storie talmente tanto esemplari e di grande ispirazione che ogni singola persona incrociata nel mio percorso ha avuto qualcosa da insegnarmi. E da cui ho voluto prendere esempio. Ognuno ha qualcosa da dare e tutti possiamo, e credo abbiamo l’obbligo, di ascoltare ed imparare, prendere come esempio e di conseguenza semplicemente dobbiamo imparare a dare maggiore fiducia in chi si incontra.
bali

E’ vero che chi comincia a viaggiare poi non riesce a smettere?

Io credo di si. Credo che sia una cosa naturale. E’ un po’ come quando leggi un bellissimo e appassionantissimo libro. Ti chiedi perché mai non dovrei finirlo?
Ritengo che una persona curiosa sia la principale “vittima” del viaggio.
Finisci l’introduzione di questo percorso e ti chiedi, perché non dovrei passare al primo capitolo?
Questa è la spiegazione più semplice, e forse banale, che mi ha dato una motivazione a quello che viene generalisticamente definito il Travel Bug.
E’ una sorta di hobby, un qualcosa che ti fa stare bene e in salute, con la mente positiva, impegnata ma in un bel progetto.
Il viaggio soddisfa ed appaga la curiosità e la voglia di scoperta.
perù

Senza lingue straniere la strada nel mondo è breve

Questa è una cosa che ho sempre creduto e sostenuto, non a caso il mio trasferimento a Londra nel 2007 è stato dovuto proprio a questa mia colossale mancanza.
Quanto più ho vissuto all’estero e viaggiato quanto più mi sono resa conto che la vera chiave per viaggiare e comprendere un Paese è la possibilità e capacità di sapere colmare il vuoto con il linguaggio.
Ovviamente non è possibile imparare l’arabo o il cinese o il cambogiano in 2 settimane e neanche in 2 mesi, ma l’inglese è essenziale e fondamentale per potere varcare i confini della propria terra.
Adesso sono in Germania ma tutti parlano inglese, questo però non significa che a me sta bene così. prima cosa fatta, prima di andare in giro per la città (dopo tanti anni), è stata la ricerca della scuola. la lingua è il vero strumento, dal mio punto di vista, che permette di passare il varco tra turista e viaggiatore. L’inglese in particolare in quanto lingua convenzionale usuta in tutto il mondo è la chiave per aprire più o meno tutte le porte del mondo.
Per ulteriori riflessioni a proposito clicca qui.

Uno strano senso di insicurezza

Qui arriva la nota dolente, per raccontarla voglio narrare una altra storia che credo calzi a pennello, sebbene completamente diversa.
Una amica dei miei genitori ha vissuto a Kabul. Le bombe lei le ricorda ancora oggi. A distanza di tanti anni. Perché un fuoco d’artificio può ancora buttarla nel panico più totale.
Era abituata li ma i momenti di “chivalà?” ma nel momento in cui è andata via quel terrore è rimasto.

Certo, come posso paragonarmi a una cosa del genere? Però la cosa rende l’idea in un certo qual modo. Ho viaggiato in lungo e in largo, non sono mai incorsa in pericoli né ho avuto problemi, ma ho anche vissuto per molti mesi (anni) in situazioni in cui la guardia non si deve mai abbassare.
Nessun luogo era casa mia e pertanto dovevo stare sempre attenta.

Il mio ritorno a differenza di quanto potessi immaginare ha comunque fatto persistere questo senso di pericolo imminente.
Sono così abituata a dovermi preoccupare di tutto, che oggi anche il buio nelle grandi città mi mette un po’ a disagio, io che camminavo a tutte le ore della notte a piedi da sola o in bicicletta.
La mano continua a bloccare la borsa al petto perché sono ho come le sensazione che prima o poi tenteranno di derubarmi e devo essere pronta.

Vorrei dirti che…

Ho 33 anni, una vita instabile però felice, fatta di piccole cose. Respiro a pieni polmoni ogni volta che posso, facendo mia ogni singola parte di mondo che calpesto.
Vorrei dirti che se viaggiare è la strada che vuoi seguire, allora provaci.

Il viaggio, ma forse dovrei dire il mondo, ti cambia e ti insegna tanto. Esci, parti ed accoglilo, fallo a mente aperta e senza troppi pregiudizi, senza eccessivi preconcetti, senza troppe aspettative. Lasciati stupire e cambiare, ma attento.

Se si viaggia per scappare dai problemi, i mostri forse scompariranno solo temporaneamente.
Al ritorno saranno ancora li.
Il viaggio da la possibilità di risolvere enigmi e dare risposte a domande, non di rifuggire i problemi. Una esperienza del genere ti può dare la chiave e la giusta attitudine mentale di affrontarli.

Questa esperienza mi ha regalato la gioia di vivere, mi ha aiutata a capire quali sono i motivi per cui vale la pena essere qui, in questa strana terra, tanto diversa e complessa.
Il vedere cosa la gente si inventa per andare avanti in questi tempi di internet mi ha ispirata ed infuso molta fiducia, la spregiudicatezza di alcuni e la perseveranza di altri sono stati elementi essenziali nel mio percorso e di cui mi sono voluta appropriare io stessa.
Viaggiare ti apre tante porte, sarà difficile a un certo punto scegliere la più adatta, quella giusta.
Questo è il dramma che vive chi sa che può scegliere tra più opzioni. Ma le scelte, proprio come quella di mollare tutto ed andare via e poi di ritornare, portano con sé la paura e l’emozione del grande passo verso l’ignoto e che solo i coraggiosi (o chi ha i coglioni come ho scritto in questo post) sapranno fare.

In fin dei conti di una cosa mi sono convinta.
Vale proprio la pena vederlo questo mondo.  E vale la pena viverlo. Dovunque tu vada e dovunque tu sia.

Auguro a tutti voi di potere vivere il vostro sogno e di lasciarvi “cambiare” dall’incontro con l’altro, dove siete adesso o dove sarete nel futuro purché questa sia la scelta che vi rende felici….ed in baffo tutti quelli che fanno di tutto per farvici ripensare sottolineandone solo gli aspetti negativi o ribadendo che non ce la farete mai.

Molto probabilmente queste sono tutte persone che non hanno mai osato o che per paura non ci hanno mai provato (ma in cuore proprio lo hanno sempre desiderato).
Ma voi, forse, siete diversi.

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Federico

    Non puoi capire quanto mi sia rivisto nelle tue parole; da tempo cerco la mia strada girovagando da un posto all’altro e facendo del viaggio la mia principale ragion d’essere. Ciononostante ho paura nel non riuscire a unire questa instancabile passione con quello che un domani dovrà darmi da mangiare. Tempo che il tempo mi scivoli via e che non riesca in alcun modo a costruire qualcosa di solido. Sai, sin da quando ero piccolo amavo collezionare monete straniere, guardare mappe geografiche e imparare astrusi alfabeti. Poi negli anni le varie scelte mi hanno portato a studiare lingue e di conseguenza a viaggiare: e ora? Grazie per le tue parole d’incoraggiamento e per aver accolto nel tuo blog lo sfogo di uno svitato. “Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare…”

  2. Ada

    Ciao Giulia!
    Che sorpresa… bentornata!

    Sono ritornata dall’Ecuador anch’io e son tornata a visitarti nel Blog 😉
    Mi è sceso un velo di tristezza quando ho letto il titolo ed ho capito che eri nuovamente in EU… poi ho letto il post e mi è venuto il sorriso beffardo.
    Bentornata a casa, bentornata in EU.

    Beim Deutsch lernen brauch mann viel Mut, aber das hast du schon!
    Machst gut Zigeunerinchen 😉

    y si te pasas por Barcelona, hay sitio para ti.

    Ciao, A.

  3. Alice

    Cara Giulia, ho letto e riletto questo post… colmo di verità e sincerità!! Non potevi scrivere frase più autentica: “Ritengo che una persona curiosa sia la principale vittima del viaggio”. A pochi giorni dalla mia partenza, farò tesoro dei tuoi tanti utili consigli!!

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