Cosa fare in Kenya – Destinazioni imperdibili per innamorarti di questo incredibile Paese

Cosa fare in Kenya – Destinazioni imperdibili per innamorarti di questo incredibile Paese

Il mio primo passo sul suolo dell’Africa nera l’ho fatto in Kenya. E’ per questo che è e rimarrà sempre nel mio cuore, custodito in un cassettino speciale.

Il Kenya mi si è mostrato nel suo animo più disponibile e generoso immediatamente, probabilmente perchè io, fin da subito, mi sono aperta ad esso senza remore.
Durante il volo di andata il mio zaino da trekking è andato perduto, l’aeroporto di Nairobi era nel caos più totale in seguito ad un incendio e io, sola, alle 4 di mattina, con la sola borsa a spalla, ho avuto un momento di spaesamento.
Ma è bastato poco perchè una guardia mi ha prestasse il cellulare per fare una chiamata, trovasse un driver per portarmi alla sede della ONLUS con la quale avrei fatto due settimane di volontariato e quel momento è durato, per l’appunto, poco perchè invece di abbattermi ho capito che avevo già avuto un primo incontro con il Kenya più umano.

Debby e Stacy mi hanno accolta in quella strana mattina di agosto ospitatandomi a casa loro. Con loro ho preso il primo matatu della mia vita, attraversato uno slum, vissuto per due giorni in un palazzo della periferia est di Nairobi, mangiato il primo ugali. Con i loro cuori ho cucito un legame a doppio filo, così come con l’Africa.
rhino Quella stessa apertura nell’animo e i colori decisi di quei giorni li avrei ritrovati presto nella natura sfrontata e maestosa di questo stato attraversato dall’equatore.
Donne autonome e indipendenti, giovani e belle mi avevano teso la mano e offerto amicizia. Il loro Paese mi ha accolta, sebbene non avessi nulla con me, e mi ha insegnato a farmi bastare l’essenziale.

Giorno dopo giorno ho scoperto il carattere fermo e determinato di una nazione che vuole farcela e sa che la ricchezza naturale che le è stata donata va amata e destinata al solo turismo sostenibile. Purtroppo viaggiando si vede che non è sempre così, ma la coscienza dei giovani, la loro formazione e i turisti responsabili possono far svoltare il Kenya.

E’ con i ragazzi, con i quali ho passato le miei giornate a fare volontariato ambientale, e con le loro famiglie che ho avuto gli scambi culturali maggiori. Abbiamo fatto dei jeep safari fuori dalle solite rotte e un walking safari con tanto di bagno sotto una delle cascate naturali più ristoratrici di sempre, il trekking nella valle degli elefanti, snorkeling a Wasini Island, mare nella famosa Diani Beach e molto altro. Ma andiamo con ordine: quante cose si possono fare in Kenya? Moltissime. Ecco la mia personale selezione delle 8 cose imperdibili in una vacanza in Kenya, nel cuore dell’Africa dove tutti noi abbiamo radici.

Safari negli innumerevoli Parchi

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Il Kenya vanta oltre 20 parchi nazionali maggiori e altre decine di riserve e aree protette. E’ qui che la natura si presenta nella sua pienezza di vita e va goduta fino all’ultimo attimo.

Il Samburu non è certamente il parco più famoso del Kenya e proprio per questo è quello che va esplorato in lungo e in largo, riserva molte sorprese.
Se una volta atterrati a Nairobi ci si dirige solitamente verso i parchi del sud, in questo caso si va a nord al Samburu Game Reserve. Cieli infiniti, distese aride e fiumi costeggiati da palme sono il paesaggio stupefacente che attende i visitatori.

La sua superficie si stende in maniera impressionante dal centro del Paese al lago Turkana e la sua vastità raccoglie un susseguirsi di paesaggi diversi che vanno da zone piatte e rocciose con fiumi in secca ad aree attorniate da colline. I safari che si svolgono qui sono adatti a chi ha lo spirito dell’esploratore e a chi non vuole farsi mancare alcune unicità, come la presenza di una colonia nutrita di zebre Grévy, dei leopardi e della rarissima orice beisa.

Il Masai Mara, al contrario, è molto conosciuto e i suoi paesaggi entrano di diritto nella lista dei più bei luoghi dove fare un classico safari. E’ contiguo al tanzano parco del Serengeti ma decisamente più ridotto per dimensioni. Qui si svolgono le grandi migrazioni in arrivo da sud ed è possibile osservarne lo spettacolo da luglio a dicembre.

Impossibile non dedicarvi almeno un giorno intero con l’obiettivo di vedere i big five, gli impala, le gazzelle, i licaoni, le iene, le antilopi e tutta la fauna che in un vero safari non può mancare. L’ambiente nel quale vivono è un habitat dall’equilibrio perfetto, qui si sentono le vibrazioni della natura che sconvolgono le viscere e ci rimettono in contatto con la parte più selvaggia dell’animo umano. A ridonare la calma dopo il subbuglio emotivo sono gli spazi infiniti, le acacie africane che sembrano dipinte su sfondi brulli di savana e i cieli infuocati all’ora del tramonto, prima che si spenga completamente la luce.

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Ai piedi del Kilimanjaro, lungo la strada che porta alla costa del Kenya si estendono due parchi: Amboseli e Tsavo.

L’Amboseli National Park si trova nella terra dei Masai ed è un vero e proprio santuario dei grandi elefanti africani che vivono in un ambiente lavico dall’incredibile bellezza. Tra le esperienze più arricchenti che si possono fare c’è proprio l’incontro con gli uomini di questa tribù e le loro tradizioni.

Lo Tsavo è ancora più a est ed è considerato un patrimonio naturale per la sua ricca biodiversità. La highway che congiunge Nairobi a Mombasa, e ne accorcia le distanze, lo taglia in metà e crea così due parchi distinti che prendono il nome di Tsavo East e Tsavo West. Percorrendola in auto o con il bus, come ho fatto io, si passa il tempo incollati al finestrino ad ammirare le giraffe che quasi si affacciano alla strada, a cercare di individuare elefanti mimetizzati nella savana, a contare i nidi sulle acacie africane, a sperare che i grandi predatori si facciano vedere anche solo per un istante. Di grandi predatori, infatti, lo Tsavo è pieno e una due giorni di safari con pernottamento nei lodge del parco è un must prima di rilassarsi sulle spiagge dell’Oceano Indiano.

I grandi laghi

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Il primo lago del quale io abbia sentito raccontare è stato il Nakuru. Debby era entusiasta di potermi coinvolgere in una breve escursione fuori Nairobi per mostrarmi i colori sgargianti che il lago assume nel mese di agosto. Lo spettacolo che mi si è stagliato davanti è stato quello di uno specchio d’acqua completamente nascosto da una grande macchia rosa brulicante. I fenicotteri che lo popolano sono meravigliosi e si alternano a pellicani e marabù creando una delle più grandi riunioni ornitologiche al mondo.

Con la jeep si raggiunge il Baboon Cliff per godere di una vista d’insieme dall’alto e abbinare un safari nella Rift Valley, la cui punta di diamante sono i rinoceronti. Qui infatti ha sede anche il progetto di conservazione dei rinoceronti.

Sempre poco distante dalla capitale Nairobi, si trova il lago Naivasha che ha un’ambientazione sicuramente particolare tra geyser, fumi che fuoriescono dalla terra, sorgenti termali, canyon. Ad esaltare ulteriormente l’atmosfera c’è il fatto che il lago è navigabile e, negoziando il prezzo della barca con trasportatori locali, si può raggiungere un isolotto dove è facile trovare gruppi di ippopotami.

Il parco marino di Wasini Island

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Non ci fossi andata avrei fatto la rinuncia più insensata e, con il senno di poi, me ne sarei pentita amaramente. Il Parco Marino di Wasini Island è un paradiso dai toni di blu che si sviluppa al largo della costa sud del Kenya. Da Diani Beach si percorre la strada costiera che porta in Tanzania e ci si ferma a Shimoni, dove è possibile organizzare l’escursione con il dhow. Meno di una mezzora dopo aver lasciato la costa sembra di essere dentro un documentario: il dhow viene circondato da delfini simpaticissimi, le isolette tutt’intorno sono deserte, la barriera corallina in avvicinamento.

L’Oceano Indiano, qui, sembra una piscina dal fondale più azzurro di quello che avevo trovato ai Caraibi e non si può far altro che tuffarsi. Non avrei mai smesso di fare snorkeling in queste acque calme, la barriera mi ha calamitato con il naso in giù e hanno dovuto richiamarmi più volte, come i bambini quando sono intenti a giocare con passione.

L’attracco alla quasi sconosciuta Wasini Island offre la possibilità di fare escursioni a piedi sull’isola, di pernottare per la notte magari con l’intento di vedere l’alba del giorno dopo e di farsi delle abbuffate di pesce alla griglia e granchio rosso.

Le tribù

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La visita a una delle più remote tribù del mondo mi manca, ma è nella mia top 8 delle cose da non perdere in Kenya, quasi fosse un reminder anche per me.

I Samburu sono la tribù insediatasi nel nord ovest del Kenya e resa famosa da Corinne Hofmann nel libro autobiografico La Masai Bianca. Vivono in capanne basse dette manyatta che raggruppate formano il kraal, il villaggio Samburu. Sono molto tradizionalisti, ma non essendo più nomadi possono vivere di allevamento e oggigiorno interagiscono di frequente con la vita dei più grandi villaggi con scuole e negozietti.

Sono aperti a scambi culturali con i turisti, soprattutto perchè questo porta loro della ricchezza. Per questo motivo ogni visita va organizzata con una guida e gestita in maniera responsabile.

L’Oceano Indiano

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Lunghe spiagge di sabbia bianca e fine come borotalco costituiscono l’immagine che mi porto addosso della costa del Kenya. Se a nord Malindi e Watamu sono mete turistiche super frequentate, a sud si trova Diani che, rispetto agli anni Novanta e inizio Duemila, è meno congestionata. Diani è rimasta meno coinvolta dal boom dei resort costruiti dagli europei sulla costa del Paese, i villaggi sono contenuti in numero e alle spalle della cittadina si svolge la vera vita della gente di qui. E’ per questo che sento di doverla raccontare.

Diani è rimasta africana: offre certamente confort turistici immancabili senza però perdere la propria identità. Arrivarci con i mezzi pubblici è un viaggio vero tra bus, ferry, matatu, piki piki e come si può immaginare è ingestibile con le valigie. I resort mettono però a disposizione un servizio di pick up all’aeroporto di Mombasa e agevolano i turisti a raggiungere questo angolo di mondo ancora intatto.

A breve distanza si possono fare escursioni e walking safari nella Shimba Hills Forest Reserve, dove ho fatto volontariato ambientale per due settimane, o vedere come si svolge la vita della gente comune nel Kwale District. Uno dei punti panoramici che segnano il mio Mal d’Africa si trova proprio qui ed è la valle degli elefanti. Un santuario degli elefanti che si può vedere dall’alto di una collina raggiungibile in un’oretta di trekking con guida locale.

Nairobi

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Non tanto la città in sè, congestionata e zeppa di contrasti forti, ma ciò che essa offre. E’ per le opportunità di visita e conoscenza che Nairobi entra di diritto in questa mia personalissima classifica.

Questa città di passaggio può diventare interessante dal punto di vista naturale se ci si sofferma sul Nairobi National Park per un breve safari con sfondo cittadino unico nel suo genere. Vicino al parco il Bomas of Kenya, un centro culturale nel quale avvicinarsi alla storia, alle danze, ai canti e alle tradizioni del Paese.

Un’altra interessante esperienza è la visita al David Sheldrick Orphans Project, un progetto di salvataggio e riabilitazione di elefanti e rinoceronti spaventati dal bracconaggio, fuggiti da zone minacciate dall’uomo o dalla siccità.

Personaggi

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Voglio citare i nomi di alcuni personaggi che mi hanno accompagnato in Kenya prima di arrivarci per davvero. Sono uomini e donne, prima che scrittori, che in questo Paese hanno fatto esperienze di vita intense, lasciandoci un pezzo di cuore. Hanno poi saputo condividere le immagini del Kenya attraverso i loro scritti e fatto innamorare milioni di persone.

Kuki Gallman, l’italiana adottata dal Kenya. Dagli anni Settanta trascorre la sua avventura di vita, con i suoi drammi e le grandi soddisfazioni, in questo paese dal ruggito forte. Ha una fondazione che, in nome del marito e del figlio scomparsi tragicamente, si prefissa di preservare la biodiversità dell’oasi Ol Ari Nyiro nella quale lei stessa vive con la figlia. I suoi libri appassionano e sono un buon mix tra storia personale e vita di un Paese che l’ha accolta per sempre.

Karen Blixen, scrittrice danese rinata in Kenya. In più di un decennio di vita trascorsa in questo Paese, Karen Blixen ha trovato se stessa nel contatto con la natura e ha voluto raccontare a tutti la sua storia di amore, gestione di una piantagione di caffè e quotidianità con i Kikuyu. Il romanzo nel quale si trova tutto questo è il famosissimo La mia Africa. La sua fattoria è oggi una casa-museo aperta al pubblico.

Hemingway, l’americano in cerca di avventura. Era l’inizio del Novecento e l’Africa era così selvaggia da calamitare Hemingway e sfidarlo in un safari, di quelli purtroppo intesi come allora. Quel che importa è che in lui ha scatenato l’istinto primitivo, il ritorno alle origini dell’uomo e l’amore per un mondo tanto lontano dalla sua America. Scriveva: “Sarei tornato là, dove mi piaceva vivere, vivere veramente, non puramente trascorrere i giorni”.

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Il Monte Kenya

Non sarà il Kilimanjaro, ma è comunque la seconda montagna più alta d’Africa, mica poco. Per gli appassionati di trekking e arrampicata è una sfida impegnativa e la sua vetta una conquista avvalorante dato che supera i 5 mila metri di altitutine. Un’ascesa tra i ghiacci a livello dell’equatore è affascinante e senza paragoni, e con la doverosa preparazione, ottime guide e sherpa l’esperienza adrenalinica non può che essere indimenticabile.

La mia sfida personale con il Monte Kenya è ancora aperta: nelle cose da fare prossimamente c’è il trekking fino a Punta Lenana!

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Federica Beretta

Home is wherever you feel it. Amo muovermi a ritmo lento, uso i mezzi pubblici consapevole che solo così mi possa sentire parte del mondo che mi circonda e che possa osservare tutto in maniera immersiva ed empatica. Ho un debole per l’Africa e una passione in particolare per il Senegal. Consulente e specialista Senegal e Kenya

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