L’arte della negoziazione

L’arte della negoziazione

Negoziare in Marocco Negoziare è un’arte. C’è chi ce l’ha innata c’è chi deve acquisire questa capacità che implica numerose doti: pazienza, positività e tanta parlantina.
La negoziazione non solo questione di pagare meno qualcosa che comunque merita uno sconto ma in alcuni Paesi è parte integrante della cultura.
in particolare nei Paesi arabi non solo se non si negozia si è fessi ma se non lo si fa si rischia di perdere momenti divertenti ed interessanti che esplicano bene la mentalità di un popolo.
Questo concetto è nato durante la conversazione che ho avuto con mia sorella Valeria che mi ha accompagnata per le prime 2 settimane di viaggio in Thailandia.
La stavo accompagnando al treno per l’aeroporto e si chiacchierava di quanto la negoziazione sia in alcuni luoghi un momento assolutamente divertente ed essenziale per comprendere un popolo, per esempio in Marocco, mentre sia più difficile e complicata in altri, come qui in Thailandia dove non mi viene molto semplice. Qui non ci sono i giochi tra le parti, soprattutto nei luoghi troppo turistici.
Eppure io sono una maestra!

Io ho imparato in Marocco, questo Paese è stato la mia scuola per affinare quest’arte.
Estate 2004, parto zaino in spalla e da sola per il Marocco. Non sapevo bene cosa sarei andata a fare, cosa c’era da vedere. La verità è che trovai un biglietto economico e un campo di volontariato che mi permetteva di rimanere (vitto e alloggio incluso) per tre settimane in un campo vicino la capitale Rabat.
Non me la sono fatta sfuggire visto che da formichina quale sono, risparmio sì ma cerco di spendere sempre il meno possibile, diciamo che mi ritengo non una tirchia ma una persona previdente, tengo sempre qualcosa in cassa per gli inconvenienti.
All’epoca dei fatti il mio inglese era davvero scarso, francese (in Marocco si parla infatti anche il francese) si limitiva a Je vais a la maison o Je vais a l’ecole e l’arabo…bhe neanche a dirlo.
Il campo sarebbe dovuto essere internazionale, quindi ragazzi di tutto il mondo, ma con la mia solita fortuna, ironica all’inizio ma che di fatto ha fatto le sorti del mio viaggio in Marocco, io ero l’unica straniera circondata da una massa di marocchini.
20 marocchini contro un’Italiana.
Sulla gentilezza di questa popolazione mi soffermerò in un altro post ma qui voglio raccontante di come mi è stato insegnato a negoziare.
Si erano accorti che io non contrattavo mai e con sguardo severo un giorno uno dei ragazzi si è avvicinato a me dicendomi che stavo sbagliando tutto.
Comincia così il corso intensivo di negoziazione a Rabat.
Lezione numero 1. Io indicavo per la strada cosa mi piaceva e loro negoziavano per me. Io osservavo da fuori.
Mi hanno detto di quanto scendere di prezzo e di non farmi spaventare dalle lunghe trattative. Tutto normale.
Lezione numero 2. Prima prova. Resistenza pari a zero. Mi sembrava assurdo negoziare su una cosa che per me era gà di per sé economica. Segue rimprovero.
Lezione numero 3. Ricordare che si negozia per cultura e non per rubare soldi o fare la gente più povera. Si deve riprovare.
Lezione numero 4 e prova finale. Entro in un negozio e dopo 15 minuti riesco a portare via la mia Shisha (narghilè) berbera per un prezzo ottimo.
Corso superato a pieni voti e grandi festeggiamenti.
A quel punto la cosa è iniziata a piacermi…e anche tanto così che sono arrivata al punto non solo di negoziare in denaro ma anche di barattare e di promettere la mia mano in un futuro. A quel punto si inizia a giocare sporco.
Primo baratto effettuato alle porte del deserto del Sahara.
Zagora, caldo torrido e strade deserte. Il sole picchia e io cerco un bancomat!
Si non avevo prelevato prima e avevo soldi a sufficienza per tornare a Marrakech e giusto per qualche cosa da mangiare e bere.
Eppure avevo bisogno di un turbante. Una sprovveduta.
Premetto che avevo mal di pancia. Entro in un negozio guardando a qualche turbante, faccio qualche battuta ma il dolore diventa sempre più forte e chiedo un bicchiere di carta per poter versare acqua e l’antidolorifo. Mentre verso l’antidolorifico vedo che il negoziante sgrana gli occhi come se avessi oro in mano. Mmmm, penso, gli piace quello che ho. Così gli faccio vedere che ne ho tante bustine e lui senza troppi problemi mi chiede se ne può avere un po’ e in cambio mi da quello che voglio.
Conclusione della storia. Per 5 antidolorifici ed un accendino proseguo su un furgoncino guidato da una coppia di francesi che mi danno un passaggio con in testa il mio turbante verde e un anello.

Viaggio in Marocco
Ma la negoziazione più bella e che ricorderò sempre con estremo piacere è quella avuta in una gioielleria di Marrakech.
Erano gli ultimi giorni di viaggio. Due mesi in Marocco e mi sentivo a casa, mi muovevo con tranquillità ed agilità confondendomi tra di loro grazie anche alla mia parvenza molto araba per cui mi sono stati offerti tanti cammelli, grande onore.
Camminando per le strade mi imbatto in una gioielleria di oggetti tipici marocchini e argento ottimo. Mi innamoro di qualcune collane e bracciali berberi.
Entro per chiedere il costo e il negoziante mi dice che vuole €170 euro.
E chi li aveva ma il gioco mi intriga.
Mi siedo e così iniziamo con il primo round di tè alla menta. Dopo il primo te e dopo 1 ora siamo già scesi a 130.
Non va bene.
Secondo round di tè alla menta e 2 ore di chiacchiere.
Siamo scesi a 100.
Troppo alti.
Terzo tè alla menta e 3 ore seduta lì, ormai vendiamo le cose insieme.
Scatta la proposta di matrimonio che rifiuto ma scendiamo a 90 euro.
Quarto tè alla menta, dopo 4 ore e mezza di chiacchiere, proposte di matrimonio e i miei no che diventano dei forse.
€60 euro e tutto quell’artigianato bellissimo era già bello che impacchettato nel mio zainetto.
Saluto e lo ringrazio e gli dico che ci vedremo presto, lui mi ricorda quando sarebbe bella la vita accanto a lui: stare a casa, fare figli e preparare da mangiare.
Gli dico che ci penserò su.
Non sono più tornata, eppure quest’uomo è uno dei ricordi più belli e divertenti che ho del Marocco e della mia arte di negoziare che si è affinata al punto da farmi sentire una di loro anche in questo e mi h fatto capire che negoziare non è sottrarre qualcosa a qualcuno ma può essere invece un atto di condivisione di momenti e di culture così lontane eppure così vicine alla nostra.

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

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