Io viaggio da sola

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  • Post last modified:Settembre 16, 2011

viaggio in Guatemala
Tikal - Guatemala

Una donna alla scoperta del mondo zaino in spalla. Perchè e come

E’ facile viaggiare zaino in spalla per lunghi periodi? No.
E’ facile viaggiare soli? No.
È facile decidere di lasciare tutto per mettersi in moto verso destinazioni sconosciute? No.

Ma allora perchè lasciare le proprie certezze, che seppur ripetitive e a volte noiose sono pur sempre certezze? Perchè lasciare una vita tranquilla, i propri agi e e le comodità per rimettersi in gioco e rivoluzionare la propria vita in maniera così drastica?

Queste sono le tipiche domande che mi sono sentita fare e che forse hanno sentito centinaia di volte tutti quelli che viaggiano come backpacker.
Il fatto poi di partire soli non solo aumenta ancora di più la curiosità di chi dice “vorrei farlo anche io però non sono forte e coraggioso abbastanza” ma a volte ti fa sembrare una pazza scatenata e un pò disorientata, quando in realtà secondo me la decisione di viaggiare è proprio sintomo di una crisi non solo combattuta ma anche superata vittoriosamente.

Nella mia breve (diciamo media forse) vita ho imparato che nulla è impossibile, e questo non è lo slogan dell’Adidas, ma che tutto è fattibile anche se il percorso non è sempre facile, spensierato e senza imprevisti.

Non è facile prendere la decisione di mollare tutto e partire per qualche mese, non è facile mettere la tua vita in uno zaino di 20 chili e sapere che quella sarà il tuo guscio come per una chiocciola, non è facile andare via con spensieratezza senza pensare a quello che succederà al tuo ritorno.
D’altronde se fosse stato facile viaggiare in questa maniera sarebbe molto più comune e frequente ma queste decisioni difficilmente sono immediate ed improvvise, maturano nel tempo e diventano effettive quando ci si sente pronti.
Prima di andare via si pensa molto, si fa un resoconto del passato, del presente e del futuro e si tirano le somme.
L’unica domanda che mi sono fatta il giorno che ho deciso di partire all’avventura è stata: Sei felice?
Non lo ero davvero, non stavo facendo quello che avrei voluto, non stavo vivendo in una città che mi piaceva, vedevo tante certezze ma non un barlume di soddisfazione personale e soprattutto umana. Dovevo cambiare le cose e dovevo farlo io senza lasciarmi appiattire da un modus vivendi che non mi apparteneva e che soprattutto stava allontanandosi dal mio ideale di vita.

Mi trovavo a un bivio: rimanere o partire? Continuare ed insistere o lasciare tutto e aprirmi a una realtà sconosciuta e imprevedibile e lasciare gli avvenimenti accadere?
La prenotazione del biglietto one way è stata quasi una logica conseguenza.
Ho così deciso di viaggiare e di farlo con i soldi che avevo risparmiato in anni di lavoro.
Non volevo una macchina. Non una casa. Volevo solo viaggiare.

Non ho mai viaggiato e continuo a non viaggiare per ritrovare me stessa, non per scappare dai problemi ma solo per una voglia incontenibile di libertà, autonomia ed indipendenza.
Volevo respirare liberamente e prendere il mio tempo senza avere vincoli di ferie e orari di lavoro, volevo semplicemente scoprire quella parte di mondo che sta lì immobile sulle cartine appese ai muri di scuola e che tutti sappiamo produrre barbabietola e patate.
Ma come sono davvero? Come vive la gente lì? La frenesia dell’occidente ha fatto vittime anche in Paesi che conosco solo per via delle cartoline?

Vulcano Nicaragua
Tramonto sul vulcano in Nicaragua

Così è iniziato il viaggio in Centro America a Gennaio 2011, viaggio che si è protatto diventando il giro del mondo.
Il percorso era pianificato a grandi linee, gli itinerari erano molto approssimativi ma avevo la certezza e la volontà di fare un cammino che sarebbe durato siano a quando lo desideravo io.

La scelta del Centro America è stata dovuta al fatto che è più piccolo rispetto il Sud America e l’Asia, immaginavo fosse facile da scoprire utilizzando solo i mezzi pubblici e avrei potuto imparare lo spagnolo. Il resto era un’avventura e non sapevo cosa aspettarmi.
La decisione di partire da sola è poi stata conseguenza un pò del fatto che non avrei comunque trovato compagni di viaggio disposti ad andare via per 6 mesi, un pò perchè avevo voglia di trovarmi in situazioni da potere gestire a modo mio senza dovere scendere a compromessi con nessuno. E mai decisione si è rivelata più saggia.

Sono una donna, ma questo non significa indifesa, e come migliaia di donne di tutto il mondo ho deciso di seguire il mio istinto e andare alla scoperta del mondo senza dovermi trovare un giorno a chiedermi perchè non lo abbia fatto quando potevo.

Viaggiare non è andare in vacanza, è piuttosto un’esperienza formativa e un percorso interiore che stravolge le proprie visioni della vita e che stanca. Molto.
Ma senza accorgergemene con il passare dei mesi ho smussato lati del mio carattere o modi d’essere che mi hanno portata a credere che noi non siamo che diventati tante piccole macchinette che a volte, troppo spesso, si sacrificano senza prendere un pò di tempo per se stessi e fermarsi semplicemente a guardare, odorare o sentire.
Volevo così riscoprire tutto quello che era a portata di mano e che non riuscivo più a vedere ed apprezzare più, volevo incontrarmi e scontrarmi con culture diverse dalla mia e rivisitarmi, volevo riuscire a ridare il giusto valore alle cose ed essere in grado di valutarle per quello che sono.

Ho viaggiato così per 6 mesi da sola, anche se sola non sono mai stata, sono partita da Cuba e poi ho volato nella vitale e vibrante Giamaica.
Ho dormito in isole deserte e minuscole a Panama e ho surfato sulle onde più belle dell’Oceano Pacifico. Ho imparato a cucinare Messicano e ho scalato i vulcani del Guatemala. Ho preso parte a cerimonie indiane e ho discusso con i maya all’ombra dei templi di Tikal sulla tanto spaventosa fine del mondo (per inciso non ci sarà nessuna fine del mondo).
E adesso sto preparandomi per il giro del mondo. Il TravelBug è ormai in corpo!

Chichen Itza Messico
Siesta Messicana a Chichen Itza

Perchè viaggiare? E perchè farlo da soli?

Viaggiare è vivere, forse in maniera meno convenzionale (forse poco gradita ai nostri papà che vorrebbero vederci dietro una scrivania di un ufficio pubblico).
Viaggiare è imparare a prendere le proprie responsabilità e sapersi gestire.
Viaggiare da soli è imparare a conoscere i propri limiti e superarli.
Viaggiare è un io che si apre a un noi e che insegna il rispetto e  permette di riappropriarsi della propria vita e conoscersi più forti di quello che si credeva.

Voglio concludere con un pezzo del brano My Way di Frank Sinatra che credo mi rappresenti molto in questo periodo e che esplica bene il senso del viaggiare o in generale delle scelte che si fanno in maniera autonoma ed indipendente purchè siano scelte atte a renderci felici e soddisfatti: I’ve lived a life that’s full, I’ve travelled each and every highway. And more, much more than this, I did it my way.

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

Questo articolo ha 24 commenti.

  1. Claudia Moreschi

    Giulia, questo tuo blog è fantastico! Sono contenta di averlo trovato (per caso tra l’altro). Da oggi sono anche io una tua follower 🙂
    baci

  2. cloudio

    Giulia ti ricordi di me?

    Dimmi che ti ho influenzato un po’ nel farti cambiare i piani 🙂

    1. Claudio!! Che bello sentirti!
      Dove sei?
      Tu e altri mi avete influenzato si. Guarda che fine mi avete fatto fare!

      1. cloudio

        Dopo un anno in Colombia, adesso sono nell’esotica Milano, a marzo sarò in Giappone, passi da quelle parti?

  3. cloudio

    Giulia ti ricordi di me?
    Dimmi che ti ho influenzato un po’ nel tuo cambio di piani, e in bocca al lupo per il blog 🙂

  4. Mauro

    Ciao Giulia, il mio nome è Mauro, ho 31 anni ed ho trovato il tuo blog sul sito de Il Fatto Quotidiano (uno dei pochi legami che ho mantenuto con il nostro paese). Non so quando leggerai questo messaggio, a giudicare dagli altri commenti mi sa che si deve essere spostato tutto su Facebook. Complimenti per la tua avventura.
    Il tuo post mi ha fatto immediatamente tornare indietro di un anno, a quando preparavo lo zaino, prima destinazione: Buenos Aires. Scappavo da una nevrosi imminente, da un rapporto con il socio-fratello arrivato ai ferri corti, da una vita nella quale mi sentivo costretto, imbavagliato. Così sono partito con il salvadanaio rotto e la speranza di trovarmi qualcosa da fare (per allungare la villeggiatura) durante il percorso. Speranza tradita immediatamente dalla mia (subito dopo scoperta) dipendenza da asfalto. Da Baires sono arrivato fino ad Ushuaia, un po’ come per prendere la rincorsa, tendere la fionda. In circa quattro mesi ero già all’immigrazione di Los Angeles con una scatola di cubani -travestiti da sigari messicani- nello zaino (promessi ad un’amico) e la gocciolina di sudore alla tempia.. poi un salto triplo in Nuova Zelanda e Australia (stramaledettamente care) per incontrare un amico a Bangkok (quello dei sigari). Forse è stato l’unico errore di cui mi pento, lui era in vacanza, aveva i giorni contati per combinarne di tutti i colori (in Thailandia..), mentre io stavo viaggiando, lascio alla tua immaginazione il resto.. Hai scritto che viaggiare non è andare in vacanza, ma è piuttosto un’esperienza formativa e un percorso interiore che stravolge le proprie visioni della vita, e che stanca. Sappiamo entrambi cosa significhi e quanto sia maledettamente vero. Finalmente solo mi sono rimesso subito in strada, arrivando fino a Beijing prima che arrivasse l’inverno, per riscendere ed attraversare il Tibet, dove si trova il popolo più dolce e disperato che abbia mai incontrato. Poi Nepal e India del Nord, per tornare nella cara Thailandia, e godermela a modo mio (senza amici in vacanza). Dal Surat Thani sono arrivato a Bali, dove mi sembra di aver capito che ti trovi adesso.
    Per la cronaca trovo l’isola bellissima, ma troppo piegata al turismo. ..e mi manca la Thailandia.
    Tra due settimane ho un volo per Istanbul, il mio viaggio è vicino alla conclusione (anche il mio conto in banca) e per la prima volta ho davvero paura. Ne avevo anche prima di partire, ma era diversa, era più come l’esitazione sul bordo di un trampolino, mentre adesso sono terrorizzato all’idea di tornare alla vita che mi ero promesso di lasciare. Non so quante volte mi sono svegliato in una stanza che non riconoscevo, chiedendomi dove mi trovassi, in quale paese. La cosa si risolveva con un caffè e -il più delle volte- una risata. Temo il giorno in cui mi succederà nel mio stesso letto..
    Perdona lo sfogo, quasi non mi sono presentato e sembra che mi sia sdraiato sul lettino da analisi. Però sono certo che tu sappia esattamente cosa sto passando.
    Dopo Bali?
    Giulia non ti fermare.
    Mauro.

    1. Ciao Mauro e grazie per questo splendido commento.
      Mi ci ritrovo molto e sono sempre felice di sentire di storie come le tue. Sapevo di non essere l’unica e trovo bello potere tutti noi condividere queste esperienze e per ricordarci quanto siano state determinanti nella nostra vita, siamo forse diventati diversi da quello che eravamo a principio viaggio, e per chi vorrebbe fare le stesse scelte ma ha paura, e ci sono tante persone che temono questo passo.
      Il tuo viaggio sembra essere stato una grandiosa avventura e capisco benissimo quello che dici quando temi il ritorno.
      Il giro del mondo è nato proprio così. ero a Isla Holbox (Messico) mancavano 2 settimane per il ritorno e l’idea mi faceva più paura di camminare alle 3 del mattino nei sobborghi di Tegucigalpa!
      In un attimo di raptus condito però da lucidità ho pensato che non volevo farlo finire così e che avendo quei pochi soldi entrare ogni mese avrei potuto continuare a viaggiare ancora un po’ prima di tornare in Europa e cercare casa, lavoro, imparare una nuova lingua ecc ecc.
      Nel giro di 2 giorni avevo un biglietto per fare il giro del mondo. Ormai avevo scelto e non si tornava più indietro.
      Non ti nascondo che dopo 12 mesi sono molto stanca. Adesso non ce la faccio più a fare tours, cerco solo un bel posto dove potere stare qualche giorno, lavorare in tranquillità (magari vista mare proprio come in questo momento che sto scrivendo).
      Come hai sottolineato tu viaggiare non è andare in vacanza, subentrano altre dimensioni che lo spirito vacanziero non ha, se è per questo a volte mi manca anche l’energia fisica!
      Si passa dal volere vedere al volere conoscere. Dal dire io ci sono stata al dire ci ho vissuto per qualche tempo. L’occhio si affina e si notano particolari che se si visita un Paese sul breve termine forse non si avrebbe neanche il tempo di notare.
      Dopo più di 4 mesi in Asia non sono più i templi e i monaci a catturare la mia attenzione ma sono piccolezze culturali che mi fanno capire perché preferisco un posto ad un altro.
      Al momento sono alle Gili Islands (Lombok, Indonesia). L’indonesia è il Paese che ho eletto a mio preferito nel Sud Est Asiatico e che ho deciso tornerò a visitare in maniera appropriata nel futuro. Bali è turistica, come lo è ormai buona parte della Thailandia, ma in entrambi i casi proprio questo turismo nei suoi pro e contro le rende non solo Paesi splendidi ma vivibili per chi viene dall’occidente e deve comunque scontrarsi con culture completamente diverse dalla propria.
      Il mio Paese preferito è la Birmania ma questo non vuol dire che ci potrei mai vivere. Ma un ritorno nel futuro avverrà, un Paese che mi è rimasto nel cuore e come ce ne sono pochi nel mondo.

      Mi piacerebbe chiederti una cosa.
      Non so se hai un blog in cui racconti dei tuoi viaggi, se si mi piacerebbe poterlo vedere e fare conoscere a chi segue me così che possa seguire anche te.
      Se no, mi chiedevo se non ti piacesse condividere qualche esperienza sul mio blog, magari raccontando dei Paesi in cui sei stato e che io ancora non conosco, ho riservato alcuni Paesi al futuro, non si può fare tutto subito 🙂
      Grazie ancora per il tuo commento e per condividere gioie e paure dei viaggiatori.
      Ti ammiro!
      Giulia

      1. Mauro

        Ciao Giulia, conosco bene la tua pazzia.. hai proprio ragione, dopo un po’ si smette di fotografare i templi e si incomincia ad osservare le persone, quei piccoli gesti quitidiani apparentemente insignificanti che ci fanno sentire lontani dal nostro mondo, e qualche divertente abitudine che invece ci rende tutti maledettamente uguali. Capisco quando scrivi che l’aspetto turistico di Bali, come del Sud della Thailandia, sono una delle cose che le rendono vivibili agli occhi di un occidentale. Solo chi viaggia per un lungo periodo sa che cosa significa (con questo non mi sto atteggiando a membro di qualche sorta di elitè). L’idea dell’isola sperduta, romantica, dove vivere di pesca e noci di cocco (magari tutti nudi..) è un sogno che può funzionare al massimo un paio di settimane. Come te ho cercato un posto tranquillo e “attrezzato” per noi occidentali, dove riposarmi, svuotare lo zaino, e far decantare quache ricordo. Così mi sono stabilito tre mesi a Samui (tre mesi ovviamente era il limite del mio visto..), un’isola che conosco fin troppo bene, dove sono già stato in passato e nella quale mi piacerebbe trasferirmi definitivamente. Il mio viaggio però sin dal primo giorno è stato condizionato dal denaro. Ho potuto contare solo sui miei risparmi (che adesso sono ridotti all’osso e mi costringono rientrare nei panni che avevo lasciato, crisi economica permettendo) e nella paradossale situazione di non avere limiti di tempo, la moneta più preziosa che esista.
        Quello che però inizialmente sembrava un limite, mi ha costretto ad affrontare tutto non più da “Mauro, l’artigiano di Arezzo”, ma ogni volta diventando una persona differente: “Mauro l’argentino”, Mauro il boliviano, peruviano, cubano, cinese.. ..thai (magari).. In un modo o nell’altro sono riuscito a vivere (e non solo a vedere) un sacco di cose, luoghi. Qualche volta arrangiandomi, altre volte con la complicità dei locali. In ogni caso sono diventato un tirchio terrificante. Probabilmente con le tasche gonfie avrei sorriso molto di più, ma avrei perso molto di quello che è successo, nel bene e nel male.
        Rispondendo alla tua domanda purtroppo non ho un blog. Mi piacerebbe, ma sono timido ai limiti dell’autismo e faccio fatica a scrivere qualcosa senza immaginarmi chi potrà leggerla, però se vuoi posso passarti qualche consiglio (basato soprattutto su errori) e foto (ne ho fatte circa 18.000 e prima o poi dovrò sedermi e riguardarle tutte..) sui paesi che ho attraversato.
        Giulia la tua risposta mi ha fatto molto piacere.
        Vedendo l’ultimo commento del tuo blog datato al primo dello scorso novembre, mi sono un po’ sbottonato contando sul fatto che lo avresti letto quando sarei già rientrato in Europa..
        Ciao e non ti fermare!
        Mauro

        1. Mauro

          ..mi sa che ho cannato l’ultimo congiuntivo..
          Volevo scrivere “..quando fossi già rientrato in Europa..”
          ..non farci caso..
          Ciao

          1. Li accanno anche io quando scrivo di fretta. E poi il computer di suo modifica parole. L’ultima che mi ha combinato è stato un soppressa trasformato in SOPPRESSA!

        2. Mauro grazie ancora per questo commento lucido ed interessante.
          Mi piacerebbe che tu scrivessi qualcosa per me, conosci Samui bene e probabilmente altre zone della Thailandia che io non ho visitato.
          Scrivi bene e non c’è cosa migliore di sentire qualcosa da chi le esperienze le ha fatte e non solo le racconta per sentito dire.
          Se non vuoi che metta il tuo cognome lasciamo Mauro e rimarrai nei totale anonimato. Di Mauro ce ne sono tanti!
          Se vuoi scrivimi in privato a [email protected]

          Quando torni in Europa?

          1. Mauro

            Ciao Giulia, scusami per risponderti soltanto adesso, ma in questi giorni ho avuto dei problemi con le connessioni.
            Adesso mi trovo a Padangbai, e venendo da Sanur ed i suoi alberghi a 30 cm dalla spiaggia, anche se è un villaggio portuale è molto carino. Mi sta facendo rivalutare Bali.
            Tra cinque giorni rientrerrò a Giava, il 4 di marzo a Surabaya mi aspetta un volo per Kuala Lumpur e da lì la coincidenza per Istanbul. Poi il ritorno ad Arezzo è solo questione di un paio di settimane.. Avrei voluto visitare anche il Nord Africa, e magari rientrare in Europa da Gibilterra, ma sono stanco ed ho esaurito il passaporto (..ma a chi la do a bere, la verità è che se rovescio le tasche volano fuori solo tante piccole falene..) ..che nervi!
            Ciao
            Mauro

            1. Mauro ieri stavo per fermarmi a Padangbai ma ho un volo stasera quindi mi sono diretta a Sanur per la notte e che lascerò nel pomeriggio.
              Ti avevo scritto che ti avrei voluto invitare a Warung Lokal ma sul ferry ho cambiato idea in quanto stavo piuttosto male e volevo arrivare il più vicino all’aeroporto nella stessa giornata senza sbattermi per due giorni. Ma mi sa che comunque non hai letto la mia email.
              Tranquillo non si può fare tutto insieme, devi lasciare qualcosa per il futuro o no? E poi sai per quanto ti sembri orribile adesso tornare a casa posso garantirti che una volta che metti piede a casa tua tutto sembrerà diverso. Io quando sono tornata per un mese e mezzo a casa ho quasi rimpianto di avere deciso di ripartire di nuovo. Per me vale quel detto secondo cui non c’è posto più bello di casa e lo apprezzi solo quando ci stai lontano per tanto tempo.
              L’Africa sarà tra qualche anno, ma quella nera!
              Fai buon viaggio,
              un saluto
              Giulia

  5. antonio

    Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite (Mark Twain)

    1. viaggiarelowcost

      Grazie per questo bel commento. Un saluto dalla Thailandia 🙂

  6. viaggiarelowcost

    Grazie Giuseppe come sempre per il tuo supporto e i tuoi commenti graditissimi. Scegliere è per definizione doloroso e non facile. Non è stato semplice lasciare tutto e partire da sola, ha fatto paura anche a me, ma ne è assolutamente valsa la pena e adesso viaggio prevalentemente così.
    Quando si viaggia soli subentra naturalmente una sorta di istinto di sopravvivenza che ci rende più socievoli e aperti a gli altri ma la tua testa cammina da sola e diventi tu e solo tu lo scrittore del tuo libro di viaggio.
    Una bella soddisfazione

    1. Giuseppe

      Amo viaggiare in questo modo, e quando leggo articoli di questo tipo lo share è assicurato. Viaggiare da soli ti fa crescere come persona. Aumenta le tue qualità, scopri come è importante avere spirito di intraprendenza. Si ha paura, non nego che ogni volta che parto da solo, ho un po’ paura ma poi passa appena si è sopra un aereo che ci sta portando a visitare il mondo. Viaggiare soli è scrivere il tuo libro da solo… hai proprio ragione, per questo voglio far conoscere a tutti questo modo di viaggiare!

  7. Giuseppe

    Se metà delle donne avesse il tuo coraggio, l’essere umano sarebbe un nomade. Condivido in pieno i motivi per cui viaggi da sola!

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