Viaggio in Marocco – Riflessioni dal deserto del Sahara

Viaggio in Marocco – Riflessioni dal deserto del Sahara

 

Il viaggio in Marocco risale al 2005, questo è stato il primo viaggio in solitaria ma anche il mio primo viaggio zaino in spalla.
8 anni fa. Incredibile come passa il tempo. Eppure tra tutti i viaggi fatti questo è stato quello davvero più intenso e forte.
E’ così difficile raccontare di questo viaggio a cosi tanti anni di distanza.
I miei ricordi forse sono storpiati, più dei luoghi infatti ricordo quello che mi è successo, volti, interni di case, viaggi in autobus, disavventure, coincidenze fortunate anche quando sembravano proprio l’opposto.
Il ricordo del viaggio è misto ai miei giudizi personali, c’è poco di obiettivo non fosse che l’entusiasmo con cui ho vissuto quell’esperienza devo ammettere non l’ho più riavuto.
Complice forse l’eta, un pò quella dell’incoscienza per cui non avevo paura di nulla e mi fidavo di tutti, sono riuscita a vivere il Marocco in maniera diversa, probabilmente più intensa rispetto tutti gli altri viaggi fatti.

Era il 2005, nasceva blogspot, ricordate? Piattaforma gratuita. Io non avevo ancora capito il significato, era come un diario virtuale che data la mia nota curiosità decisi di scrivere per rimanere in contatto con chi stavo lasciando a casa ed era terrorizzato che potesse succedermi qualcosa.
Questo blog lo avevo completamente dimenticato, sino a ieri. E rileggendolo ho ritrovato qualcosa sulla mia esperienza in Marocco, che voglio riportare qui (cambiando alcune cose visto che non voglio autoduplicarmi), e la cui lettura mi ha fatto rivivere quei fantastici mesi a ditanza di 8 anni.
Il viaggio in Maricco, quel viaggio che ha cambiato la mia vita e di cui non ho mai parlato.

Gennaio 2006 – Di ritorno dal secondo viaggio in Marocco

Sono tornata dal Marocco solo da qualche giorno e la malinconia di persone, colori, odori e suoni continua ad accompagnarmi tutti i giorni tutto il giorno.
Un period intenso che ho vissuto sino in fondo ed intensamente. Questa terra meravigliosa che si chiama Marocco mi ha ospitata per la seconda volta facendomi vivere questo viaggio con lo stesso entusiasmo della prima.
Sono tornata in Marocco a soli tre mesi dal mio ritorno a Roma, e questa volta sebbene profondamente diversa da quella precendente non è stata meno emozionante né entusiasmante.

Questa seconda esperienza forse è addirittura stata più colorita viste le litigate fatte con il mio amico. La conclusion a cui sono sempre arrivata era che tanto era inutile parlare poichè si può rimediare a quasi tutto ma quando si discute intorno a diversità culturali, non ci si può capire mai sino in fondo. Avevamo visioni della vita talmente differenti che la discussione era sempre in agguato.

Di fatto però quello che vivevo giornalmente era un forte senso di libertà, abbellito da colori, odori e suoni che continuano ad accompagnarmi tutti i giorni tutto il giorno, anche adesso che sono tornata.
La mia normalità che lì vedevano come spregiudicatezza. In Marocco, in quanto Paese musulmano, l’autonomia e l’indipendenza della donna spiazza e confonde soprattutto quando riesci a mischiarti bene e sembri una di loro.

Con i miei tratti somatici tipicamente arabi, io seduta in un caffe sola tra tanti uomini, ai loro occhi sembravo un extraterrestre. Una di loro ma che osava fare qualcosa che le donne non potrebbero/dovrebbero.

Ero in macchina con il mio amico e altri due suoi amici. Ennesima discussione. Chiedo di essere fermata alla stazione dei bus di Marrakech, voglio andare nel deserto e voglio andarci da sola. Pochi dollari in tasca, una destinazione ignota. Non so bene come ma sono arrivata al confine con l’Algeria sola, senza un amico senza neanche una guida turistica.
Ore interminabili di viaggio in autobus verzo Zagora, ho incontrato il Rally Lisbona-Dakar, ho negoziato i 3 giorni nel deserto da grande maestra e muovendo a compassione, arrivo alle porte del deserto con $5, rimetto in mostra la mia arte della negoziazione e per un accendino e 5 antidolorifici metto nel piccolo zainetto: 1 turbante, 1 collana berbera e un anello.
Non ho i soldi per arrivare a bivuac dei tuareg…sotto il sole del deserto del Sahara alle 3 del pomeriggio vago da sola pensando a come potere arrivare a destinazione entro cena.
Una 4×4 si ferma. Una coppia di francesi che stanno facendo il giro del Nord Africa mi da un passaggio, stanno andando nello stesso posto dove devo andare io, salto al volo e penso che probabilmente riuscirò a tornare a Marrakech con gli stessi $5 che ho in tasca.

Approdo finalmente ad un bivuac di Touareg, giusto in tempo per la cena. Tra tutti mi colpisce Miloud, il tuareg blu che non parlava ma dai profondi occhi neri cattura la mia attenzione. L’uomo del deserto, coperto sino ai piedi, silenzioso e riflessivo, non una sola parola eppure, wow, quegli occhi.

La mattina successiva comincia il mio 3 giorno nel deserto, tre giorni tra la setosa sabbia rossa a dorso del mio dromedario.
La testa era perennemente avvolta nel verde turbante che mi era costato un Oky, ho camminato scalza seguendo Hassan, la mia guida blu, ho camminato tra le dune, ho scalando vette non indifferenti e ho sentito il mio cuore battere sempre più forte alla vista di spazi sterminati in cui l’unico rumore che sentivo era il vento che modifica instancabilmente la forma di queste colline di sabbia.

Ho preparato il tè e davanti al fuoco, ha passato la serata davanti al fuoco, il caldo del giorno piombava in un freddo tagliente però il cielo stellate…oh se ne valeva la pena coprirsi e ammirare le costellazioni che anche chi come me non aveva mai brillato in geografia astronomica poteva riconoscere.
Mi addormentavo tutte le sere guardando la Via Lattea mentre Hassan suonava ed intonava canti beriberi.
Come potrò dimentica la luce delle stelle che illuminava il deserto? Che piccoli uomini siamo di fronte a tanta grandezza.

Hassan mi ha assistita per gli interi tre giorni. Io, 2 tuareg e 3 cammelli.
Ho visto carovane procedure lentamente, teste chine, vestiti lunghi, poche parole.
Gli chiedo se non si annoia a stare nel deserto tutto quell tempo. Lui mi dice, no. E cosa fa? Mi risponde, Penso.
Parla senza guardarmi in faccia,  guarda invece dritto le dune che stanno cambiando conformazione nonostante i soffi di vento siano impercettibili.
Che strana sensazione il deserto. Tutto sembra immobile e invece tutto si muove più velocemente del viavai della vita nei suks.
Dopo attimi di silenzio mi dice che io penso troppo e faccio trope domande a volte, mi invita ad abbandonare i pensieri e guardare, osservare, entrare nelle cose anche quelle più piccole, perchè di cose nel deserto non ce ne sono, ed apprezzarle.
Una vertigne! Stavo per la prima volta affrontando un’idea che mi aveva sempre lasciata esterefatta: la grandezza dell’Universo e la sua infinitudine. Stavo affrontando una delle mie grande domande e questo mi metteva paura e mi emozionava tanto allo stesso tempo.

Torno al bivuac tre giorni dopo.
Hassan mi regala una rosa del deserto, questo è stato il regalo per mia madre, biologa e con amore sviscerato per i fossili.
Lascio Hassan al prossimo gruppo. Mi allontano dal deserto vedendolo scomparire piano piano.
Torno alla città e torno al mio primo vero amore: la contrattazione!
Faccio buoni affari, shisha berbera, quello che tutti voi conoscete come narghilè, ceramiche varie,bracciali, anelli e collane. Durata media della contrattazione 30 minuti sino alle sfiancanti 5 ore.
Torno ai serpenti della piazza di Marackech, alla vita frenetica di Casablanca, al disordine di Meknes, ai labirinti di Fes e alla ormai consueta e neanche più tanto fastidiosa voce che dalle moschee invita alla preghiera 5 volte al giorno.

Ripiombo alla vita di città prendendo lezioni di cucina, passando pomeriggi negli hammam con le signore di casa, saltando atleticamente  sugli autobus facendolo con la rincorsa visto che gli autisti non hanno la benchè minima intenzione di fermarsi alle fermate e alle divertenti e gratificanti proposte di matrimonio con equo scambio di cammelli.
Eppure di tutto il Sahara è uno dei ricordi e delle immagini che non riesco a dimenticare, non solo le dune, non solo le stelle o il dromedario. Una vita fatta di riflessioni e dove il vuoto si colma. Tu di fronte al mondo. Tu e il tuo silenzio.

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

Questo articolo ha 5 commenti.

  1. Ernesto

    Un onore troppo grande per me.
    Non immagini quanto io ti stimi!

    1. Viaggiare Low Cost

      Ahahah…bella l’ultima domanda! Grazie per la “nomination”…sto sistemando 2 post da pubblicare e penserò anche a questo! Grazie ancora per la citazione e per seguirmi! Da adesso seguirò anche io te 🙂

  2. Giulia

    Bella domanda! Non ne ho idea 🙂

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