Viaggio in Etiopia zaino in spalla….tutto è cominciato così

Viaggio in Etiopia zaino in spalla….tutto è cominciato così
mercato di Addis Ababa

Il giorno che sono tornata dal Sud America dopo più di due anni e mezzo in viaggio, ho appeso lo zaino al chiodo, anzi l’ho proprio buttato viste le condizioni drammatiche in cui è arrivato a casa, sapendo benissimo che la prossima volta che ne avrei rimesso uno addosso sarebbe stato per l’Africa.

Avevo già ben chiaro che dopo aver sfidato una parte di mondo piuttosto semplice da viaggiare, a partire dall’Asia, con qualche difficoltà tecnica in Birmania, concludendo per il Centro America, elencati in ordine di difficoltà e non temporale, la sfida più grande e che forse temevo, ma proprio perchè tale anche più ambita, era il continente Africano.

Rimandavo e poi rimandavo, quel rimuginare che ben conosco, un preambolo a qualcosa che sto maturando e che porterà prima o poi a compiere il passo, era ormai un seme pronto a germogliare.

Ci sono posti che devono chiamarti più di altri.

Andare ai Caraibi è sempre un piacere, viaggiare in Paesi ben organizzati con i trasporti è facile e, se si desidera, lo si può rendere anche avventuroso, ma generalmente fila tutto liscio spesso senza grandi colpi di scena.

Poi ci sono altri Paesi che invece richiedono una certa preparazione, psico-fisica, spesse volte anche una vocazione perchè il viaggio si vestirà di fatiche e, necessariamente, dovrai adottare strategie differenti.

L’Etiopia, non parlo di Africa tutta perchè semplificherei banalmente una realtà assai complessa,  è uno di quei Paesi che ti obbliga a rivedere il modo di viaggiare come il personale approccio a una terra sconosciuta.

Non più ostelli, non più camerate in dormitorio sempre piene, bagni puliti, colazione inclusa, wifi praticamente dovunque, non più lingue comprensibili (come lo spagnolo), a questo aggiungo che solitamente non si ha alcuna nozione su cultura ed abitudini. Le informazioni sono carenti e partire per questo Paese in maniera indipendente potrebbe rivelarsi letteralmente un salto nel buio.

In Etiopia devi essere pronto a virare e rivedere il tuo modo di approcciarti a una realtà che, a primo impatto, ti sconvolge, ti stravolge, ti prova e ti schianta nella vita reale fatta di povertà e miseria, di terra bruciata, di territori verdeggianti che però sanno di arido, di minibus caotici, di terra che ti si infila su per il naso e solo una sciarpa, che copre bocca e naso, permette di camminare per quei centro metri polverosi.
Una sciarpa diventa uno strumento di sopravvivenza, più di quanto potrebbe essere uno smartphone o un computer, senza i quali ormai noi sembra non riusciamo più a vivere più di 24 ore, o una semplice mappa, e già qui ti rendi conto di essere in un mondo “altro”.

babile etiopia
Villaggio Babile – Etiopia

Sino ad oggi non ho mai sentito l’esigenza di farmi affiancare in maniera perpetua da delle persone del luogo, felice di averle al mio fianco se le trovavo ma pronta a proseguire da sola per miglia e miglia a bordo di autobus, tuc tuc, trucks e chicken buses.
Anche in questo sono dovuta scendere dal piedistallo e cercare degli appigli, dei volti che potessero diventare familiari e di cui potessi fidarmi.
Prima di partire ero spaventata ma non avevo messo in dubbio il fatto che non ce l’avrei fatta. Ho così creduto di poter essere in grado di potermi mettere in gioco da subito, ma la mio arrivo mi trovo invece in una situazione di confusione e smarrimento e le mie certezze crollano.

strade di Addis Ababa
Strade di Addis Ababa

Addis Ababa a 2900 metri di altezza mi accoglie fortunatamente, visto la mia riluttanza a viaggiare in Paesi particolarmente soffocanti, con giornate calde ma non oppressive, e quella che io mi aspetto come una grande capitale si dispiega al mio passaggio come un enorme villaggio colorato che di grande città ha poco e niente, se non le dimensioni.

Lo standard delle camere, ma soprattutto dei bagni, con cui ho a che fare sono decisamente inferiori a quelli a cui ero abituata.
E’ chiaro da subito che se la capacità di adattamento è per chi viaggia zaino in spalla un fattore primario, qui lo diventa pur se non lo si vuole e si deve/desidera rimanere entro un certo budget giornaliero.

Autobus Etiopia
Autobus Etiopia

Mi trovo quindi a dovermi adattare a bagni discutibili, a bambini sporchi e malvestiti con mosche in faccia che affiancandoti e tendendo la manina dicono “faranji, faranji” o “you, you”, a mangiare con le mani, a prendere minibus al volo nella speranza di prendere quello giusto, ad arrivare alla stazione dei bus alle 4,30 del mattino quando è ancora buio e aspettare almeno 2 ore prima che si parta perchè qui funziona così, a non sperare nell’incontro con altri viaggiatori perchè questo è un terno al lotto, ad abbassare le difese e capire velocemente come comportarmi e come approcciarmi a una realtà anni luce distante da quella in cui ho vissuto sino ad ora.

Piazza del Mercato di Harar
Piazza del Mercato di Harar

Ma questa è l’Africa e questo è quello che rende importante questo viaggio per me. Rivedere e rivisitare quanto fatto nel passato.

Ovvio quindi che dovevo necessariamente aver raggiunto questa consapevolezza per poter affrontare un viaggio intenso, duro ma anche affascinante e gratificante come quello in questo splendido Paese, altrimenti 7 giorni dopo sarei tornata a casa.

Qui mi sento protetta e al sicuro, ricordo che l’Etiopia è considerato il Paese più sicuro d’Africa, ma tuttavia continuo ad avere la sensazione di essere una estranea e spesso mi trovo in difficoltà, completamente perduta nella gestione di un qualcosa che per anni ho vissuto nella totale naturalezza e, a onestà del vero, fluidità e semplicità. Le cose più semplici, come prendere un autobus, trovare una lavanderia, un ristorante o un caffe per la colazione, diventano di per sè una avventura.

mercato di Addis Ababa
mercato di Addis Ababa

Un viaggio in Etiopia non è per principianti.  Non è per gli stomaci deboli. Non è per i timorosi.

Un viaggio in Etiopia è per chi è pronto a fidarsi e lasciarsi guidare dal proprio istinto, per chi vuole entrare nella ferita aperta del mondo e sentirla bruciare, per chi ha voglia di mettersi in gioco e abbassare le difese di fronte a quanto più diverso da noi ci possa essere, per chi ha tempo, per chi vuole recuperare la genuinità di una vita fatta di poco ma pur sempre speranzosa, per chi non ha paura di quanto è differente ma è pronto ad accoglierlo senza giudicarlo.

Sul minibus un ragazzo mi chiede “cosa hanno in comune Italia ed Etiopia?” Lo guardo, sorrido e gli rispondo, “appena lo scopro sarai il primo a saperlo”.

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Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Claudio

    Giulia, anch’io sono un viaggiatore “””compulsivo””” (secondo la medicina, noi soffriamo di “Dromomania”).
    Mi trovo in questo momento in India nel Rajastan e, davanti ad un te, controllo le e-mail e mi arriva, come una gentile bufera, la tua missiva…
    Che voglia mi hai messo di continuare a viaggiare, all’interno del viaggio che sto facendo…
    Le tue parole suonano semplicemente all’interno del viaggio… nel cuore… nell’anima… corro a leggere il proseguo … Intanto semplicemente Grazie…

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