Sul 2020, la pandemia ed il reinventarsi su due piedi

Freelance, Partita Iva e viaggi internazionali. La sfiga delle sfighe

Da qualche anno borbottavo tra me e me che avrei tanto voluto 12 mesi senza ricevere email di lavoro, a cui il mio stacanovismo voleva che rispondessi alla velocità della luce quasi 24 ore su 24 rendendo sempre più difficile la gestione tempo libero/lavoro.

Ho scoperto di essere email-dipendente. L’ho scoperto guardando The Social Dilemma. Il documentario non mi diceva nulla di nuovo, da qualche anno l’utilizzo dei social invece di incrementare era diminuito. Credevo che non stando al gioco dei social network – che frequento sempre meno per preservare la mia salute mentale – non ne venissi coinvolta.

Non avevo fatto i conti con le pericolosissime email, a cui davo priorità anche in momenti in cui semplicemente potevano aspettare. Organizzavo viaggi mica salvavo vite!

Ero una drogata. Invece di sballarmi dipendevo da una applicazione che partoriva email senza darmi tregua e a cui sembrava non potessi far aspettare.

Capivo che qualcosa non andava da tempo. Volevo rallentare ma non sapevo come.

Se vogliamo credere alla legge dell’attrazione credo di aver invocato involontariamente una pandemia. Sognavo 12 mesi seduta ad una scrivania senza distrazioni che non fossero i progetti rimasti in sospeso ma che continuavo a rimandare da anni. Chiedi e ti sarà dato.

La pandemia mi ha investita in pieno. Sono una freelance e lavoravo nel settore dei viaggi internazionali. Il peggio del peggio. Non ho visto neanche un po’ di luce in estate quando si puntava al turismo di prossimità e la situazione sembrava quasi risolta.

Il 2020 si prospettava come l’anno della riscossa. Finalmente gli 8 anni di lavoro che avevo dedicato al progetto Kipepeo avrebbero dato i loro buoni frutti. Sono passata dal Top al Flop.

2020 – Andrà tutto bene (?)

Un arcobaleno e la scritta “Andrà tutto bene” colorato su teli ed appesi dai balconi di mezza Italia per mesi ci ha fatto ripetere, e credere, come fosse un mantra che “Andrà tutto bene”.  Oggi a quella che era un’affermazione aggiungiamo un punto di domanda: Andrà tutto bene? 

Il mio animo eternamente positivo mi fa credere che sì, peggio di così in effetti, per quanto mi riguarda, non si potrebbe andare; ma non lo dico ad alta voce che forse mi sbaglio. 

Rientro nella categoria più sfigata tra tutte: partita IVA e lavoro nel turismo internazionale.  Sebbene abbia sempre avuto Piano A e Piano B diversificando, ho toppato nel settore.

La mia diversificazione purtroppo rientrava in toto nella macro-categoria: TURISMO.

Il 21 Febbraio 2020, giorno in cui il caso 1, tale Mattia, è stato ricoverato in terapia intensiva causa Covid-19, il Google Analytics dei miei siti ha mostrato un calo di visite senza precedenti.
Una caduta a picco di accessi rimasti praticamente piatti come l’encefalogramma di un cetriolo

Ho capito quel giorno che qualcosa di grosso stava per accadere, di peggio sarebbe accaduto che un meteorite ci spazzasse via. Le notizie di oggi non confortano. 

Il lavoro sta a zero e ho dovuto imparare a gestire situazioni che mi hanno causato malori fisici ben visibili: corpo coperto da pustole piene di puss, mal di testa ormai cronici, emorroidi, rari ma cadenzati breakdown emotivi che mi fanno pensare che al prossimo giro di vite spero di nascere milionaria ed avere come unico problema il colore dello smalto. 

Eppure, nonostante ciò, penso che andrà tutto bene, sempre che non ci colpisca il meteorite. Conosco chi sta peggio e chi sta meglio di me. Conosco chi si è lasciato abbattere e chi invece ha reagito. 

Le patatine, le lacrime e la domanda da un milione di dollari

Un pomeriggio, uno dei tanti tutti uguali, mi sono trovata a piangere seduta sul divano, in pigiama, con una ricrescita imbarazzante ed un pacco di patatine a farmi compagnia.
Piangevo perchè la situazione nell’investire il lavoro stava travolgendo me stessa. Con occhi gonfi e satura di patatine, che a 40 anni metabolizzo piuttosto lentamente, mi sono messa a nudo e mi sono chiesta: Giulia, cosa sai fare? Cosa ti puoi inventare per superare questo momento che durerà a lungo?

La domanda più difficile: Qual è la tua specialità?

Non era la prima volta che lasciavo tutto per ricominciare senza avere alcuna certezza. Questa volta però la cosa era diversa. Stavo subendo una situazione che non dipendeva da me. Non ho deciso io di mollare tutto. Se nel passato ero io a lasciare il lavoro. Questa volta era il lavoro a lasciare me.

Senza troppi giri di parole: ho perso il lavoro, dovevo fare affidamento esclusivamente sui miei risparmi e, soprattutto, volevo e dovevo trovare una via di fuga.
Non ero intenzionata a farmi schiacciare da questa situazione. Quello che mi terrorizzava maggiormente era che potessi essere fagocitata dal male oscuro: la depressione.
Ero in grado di riconoscerla? Quella tristezza che non mi lasciava un solo momento, era un campanello d’allarme?
Quanto prima trovavo qualcosa a cui aggrapparmi che non mi facesse sentire inutile, quanto prima avrei scampato il rischio in agguato.

Mi sono venute in mente le tante email ricevute negli anni. Email in cui mi si chiedeva come fare a diventare freelance, che percorso seguire, come cominciare.

La prima, e spesse volte unica, domanda che facevo era: Cosa sai fare? Non guardare oltre, non cimentarti in qualcosa che non conosci. Solo chiediti in cosa sei bravo/a e dedicati a questa tua competenza.

Questa volta era il mio turno. Ho messo in pratica i consigli che davo agli altri sapendo benissimo che se sai rispondere a questa domanda probabilmente il resto piano piano vien da sè.
È stato difficilissimo.

Per settimane mi sono sentita intrappolata nella professione di travel design. Mi stavo identificando con questo lavoro e per anni ho creduto non sapessi fare altro. Eppure, scavando tra le tante cose che in 10 anni di nomadismo digitale ho imparato mi sono “ricordata” che so fare altro. Anzi, ho ricordato che proprio il travel design è figlio di altre competenze ben più radicate.

So fare SEO. L’ho fatto per clienti nel passato e sui miei siti negli ultimi anni.
So costruire siti, da 10 smanetto qualsiasi sito mi trovo tra le mani passando nottate tra codici e CSS.

Semplicemente parlando con amici per dei saluti, ho scoperto che molti di loro avevano bisogno di qualcosa che sapevo fare, avevano bisogno di me. Ho ripreso a lavorare due mesi dopo lo scoppio della pandemia, piano piano, non fatturo cifre da capogiro, ma posso tirare avanti e sfrutto ancora quel tempo libero per concludere quello che avevo in mente in fare.

Pole Pole, piano piano, si dice in Tanzania.

Perchè alla fine il 2020, e chissà cosa ha in serbo il 2021, ha obbligato molti di noi a ripensarci, rivederci, riconsiderarci.

Perchè non siamo solo quello su cui ci eravamo fossilizzati ma siamo molto altro. Dobbiamo solo prendere il coraggio e chiederci: Cosa sappiamo fare? A quel punto lanciarci nella nuova avventura e scommettere, di nuovo, su noi stessi.

Mi consola sapere che in questo momento non sono sola. Questo video infatti racconta 4 storie che sono storie anche di tanti altri.

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America viaggio ininterrottamente dal 2011 e lavoro esclusivamente online. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America ma anche di SEO e SEO Copywriting

This Post Has 2 Comments

  1. Tania

    Giulia se la mia musa ispiratrice, sono certa che fra un po’ sarai ancora più in alto di prima proprio grazie a questo stop forzato. Daje!

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