Viaggio in Colombia – Tutto è cominciato a Santa Marta

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  • Post last modified:Maggio 31, 2020
Viaggio in Colombia – Tutto è cominciato a Santa Marta
Ragazza Wayùu

Mi sto preparando a tornare in Colombia per la terza volta in quattro anni e mi vengono alla mente i ricordi dell’ultimo viaggio, iniziato solo un anno fa. Sono sicura che nulla sarà uguale a quel viaggio così spericolato, emozionante, folle! Il viaggio più importante, però, è sempre quello che devo ancora fare. Questo post è dedicato alla città di Santa Marta in cui sono arrivata quasi per caso e sono rimasta circa 3 mesi.

Chi viaggia viene qui di passaggio, diretto alle spiagge selvagge del Parque Tayrona, alla Sierra Nevada e al sito archeologico de’ La Ciudad Perdida, rinvenuto nel 1975 e unica testimonianza della tribu precolombiana che un tempo abitava questi luoghi, i Tayrona.  S. Marta si trova anche a pochi chilometri dal deserto della Guajira, al confine col Venezuela, abitato dal popolo indigeno dei Wayùu, la più numerosa delle civiltà autoctone.

Santa marta Colombia

Ricordando l’anno scorso, dopo aver lasciato i turisti esoterici (o meglio, sono loro che hanno lasciato me e sono tornati in Italia), mi ritrovo di colpo sola e unica artefice del mio destino.

Sono ancora a Cartagena. Notando che alcuni servizi e beni hanno un costo pari alla metà, se non meno, di quello dell’Italia (il cibo, i trasporti) mi sento fiduciosa e ottimista: coi risparmi potrò restare ancora 5, forse 6 mesi in Colombia, il tempo per recuperare appieno la lingua e sapermi orientare.

Magari trovando un lavoretto! Penso.

Nella testa ho: “Santa Marta” ma non sono sicura se sia invece: “San Agustin“, in ogni caso Cartagena non è più posto dove restare, troppo noto (ci sono stata tante volte da bambina) e forse anche quel troppo turistico rispetto alla sete di autentico che ho. Uscendo da Cartagena, inoltre, penso di trovare prezzi più abordabili per dormire (invece, anche a Cartagena si trovano ostelli low cost, cosa che ignoravo).

Prendo un autobus da Cartagena per la vicina Santa Marta, totalmente a scatola chiusa. Me la immagino coloniale, tranquilla, un posto dove mettere insieme le idee per restare in Colombia il più a lungo possibile. Appena entrati in città, in una via piena di bancarelle e negozi, nonché traffico caotico e rumoroso penso: “Questo è l’inferno”. L’immagine della maloka nella selva amazzonica, durante il mio stato modificato dal yagè, mi appare come un sogno paradisiaco lontano ormai anni luce.

A quel punto chiedo subito ad una ragazza che è salita a Barranquilla se conosce un posto dove alloggiare.

Proprio quella ragazza lavora in un ostello nel quartiere “chic” El Jardin, livello 6 della gerarchia socio-economica di S.Marta, una grande villa gestita da australiani e provvista di una splendida piscina interna. Un tempo momentaneamente covo del temuto Pablo Escobar, ma la storia nel dettaglio non l’ho mai capita granché perché raccontata dal proprietario dell’ostello in un inglese australiano molto stretto davanti a orde di giovani globtrotters suoi connazionali, avidi di dettagli stuzzicanti sul re del narcotraffico.

Non sapevo che quell’ostello sarebbe diventato per me una specie di hotel california: sai quando ci entri ma non sai bene quando e se ne uscirai. Il giovane e preparatissimo proprietario lo sa bene: senza una piscina a Santa Marta si schiatta di caldo. Il cibo di strada dopo un po’ stanca e l’ostello ha anche una cucina. Risultato: appena arrivata vedo facce che dopo una mia assenza di 15gg  ritrovo ancora lì, un po’ più abbronzati, a sguazzare in piscina bevendo da mattina a sera birra Club Colombia (detta anche solo Club) ovviamente offerta a prezzo maggiorato dal genio del turismo colombiano: Mister Killin, chapeu!

Sento la mancanza della bellezza di Cartagena, all’inizio. Cartagena è l’eccezione, la vera perla dei Caraibi. Santa Marta, quando finalmente sono riuscita a tirare fuori il naso dall’ostello-California, è una specie di sua versione decadente, lasciata a se stessa, incompiuta.
Per questo credo di averla tanto apprezzata, ed apprezzata Santa Marta s’impara ad apprezzare tutti i luoghi meno turistici, per intenderci dove il turista dice: “Non c’è niente da vedere qui”, come se ovunque nel mondo ci fossero città d’arte come nel Vecchio Continente! E invece no, la Colombia per me è cominciata qui. Quella sera un professore d’inglese che alloggia nello stesso ostello, Richard, mi invita ad uscire (e io che sognavo il pueblo tranquillo!). Mi porta nel centro di S.Marta, distante dal quartiere inn dove stavamo, sia in senso geografico che in un senso che mi sarebbe stato chiaro tempo dopo.

Ovviamente, come tutti gli inglesi, ha voglia di incontrare altri inglesi, quindi mi porta nell’ostello/pub più in voga del momento: La Brisa Loca, il nome dice tutto. Pare di essere in Inghilterra, con tanto di inglesi ubriache in stato delirante avanzato, quando arriva in mio soccorso il primo samario che ho conosciuto (si chiamano così gli abitanti di Santa Marta) con un nome assurdo che purtroppo ho scordato. Anche questo l’avrei scoperto tempo dopo: gli abitanti di Santa Marta danno nomi assurdi ai figli, non costano nulla quindi minimo due, ma anche tre perché no, si sbizzarriscono, ne creano di nuovi, raddoppiano consonanti e, nel caso, le triplicano pure!

Appena catturato il samario, ne approfitto subito per farmi consigliare un posto dove ballare salsa che non sia frequentato SOLO da turisti. Mi ci porta, a me e al mio accompagnatore, Richard, che parla un ottimo spagnolo ispano-americano e vive in Spagna (ma sembra in fuga dall’Europa almeno quanto me). Camminiamo per la ancora misteriosa città di Santa Marta, che nelle ore serali trova il suo momento più magico, forse perché è l’unico momento in cui i mosquitos trovano requie, il caldo non da alla testa e soprattutto l’infernale mercato è chiuso.

Attraversando le vie del centro, comincio a conoscerla: i colori sgargianti delle case ricordano Cartagena, ma i colori non sono COSI’ sgargianti, la piazza della Cattedrale più antica del Sud America (dicono i samarios con grande orgoglio, quindi non è il caso di mettergli il dubbio) è semideserta, salvo persone del luogo che siedono sui gradini bevendo un jugo da asporto, e la via laterale piena di tiendas che fanno la pizza buonissima, affollate da famiglie locali. Certo ci sono anche individui in stato di trance che barcollano qua e là ma quella sera io non li vedo. Finalmente arriviamo al famoso locale La Puerta. Quella notte decido che quella Cartagena decadente sarebbe stata il luogo dove rimanere molto, molto a lungo…ancora ignara di essere circondata da alcuni dei luoghi più belli della Colombia!

Parque Tayrona foto by Pedro Szekely
Parque Tayrona foto by Pedro Szekely

 
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Paola

Italo-colombiana, in questo Paese ha passato l'ultimo periodo della sua vita alla ricerca delle sue radici. Una viaggiatrice instancabile che dal Sud America vola in Asia alla velocità della luce ma poi sempre in Colombia torna.

Questo articolo ha un commento

  1. Federica

    Ciao ! Sto pianificando il mio viaggio in Colombia ed ho trovato il tuo articolo molto interessante, grazie per le tips!! Mi chiedevo se fosse possibile fornire il nome dell’ostello a Santa Marta stile “Hotel California” , anche tramite email se vuoi… credo che sia proprio quello che ho prenotato poche ore fa…

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