Per mollare tutto e viaggiare devi avere i coglioni

Per mollare tutto e viaggiare devi avere i coglioni

 

Viaggiando non si guadagnano dei super poteri, o forse si.
Parlavo con Luca, che viaggia da anni inseguendo le onde più belle e difficili del mondo, sdraiati su della amache della casa dove vivo a San Cristobal, gli chiedo: cosa ti ha spinto a mollare tutto a Torino e metterti in viaggio?
La passione del surf, mi risponde.
Chi credi che possa mollare tutto e cominciare a viaggiare inseguendo un proprio sogno?
Solo uno che ha i coglioni! Mi risponde.

 

In quel momento mi rendo conto di quanto qualcosa che entrambi, più io forse, davamo per scontato tanto scontato né semplice possa essere. Di come superare dei limiti, per poi accorgersi che ce ne sono sempre altri da superare sia una motivazione in più per andare avanti. Di come stravolgere la propria vita per un sogno possa essere terribilmente attraente, sebbene spaventoso.

 

Viaggiare per lunghi periodi ti mette alla prova sotto tanti punti di vista: emozionali, pratici, umani, culturali.
Ci si deve abituare a indossare panni da camaleonte per adattarsi alle situazioni più disparate.
Emozionalmente la vita in viaggio colpisce, forma, ogni singolo giorno in una cultura differente volenti o nolenti apprendiamo qualcosa, che sia una parola nuova, un atteggiamento tipico, un modo di fare locale.
Soprattutto se si viaggia soli, le emozioni sono altalenanti. I giorni che sei felice, quelli in cui vorresti compagnia con te, quelli in cui ti manca casa e non sai con chi parlare, quelli in cui sei così pieno di questa avventura che chiami casa tutti i luoghi dove metti piede.

 

Dal punto di vista pratico ti insegna a ottimizzare un budget, a spendere in maniera oculata ed attenta, a scegliere cosa è l’essenziale e cosa è il superfluo. Non puoi portare con te tutto quello che ti piace.

 

Umano e culturale è forse quello che ha un maggiore impatto sul viaggiatore. Per quanto mi riguarda io metabolizzo molto lentamente, a più di anno dal mio viaggio nel Sud Est Asiatico oggi riesco a vedere i miei ricordi vividi e forti e subentra il desiderio di tornare e conoscere meglio delle culture che forse quando ero li non apprezzavo o semplicemente non capivo.

 

Le storie che si raccontano, le persone che si incontrano, le situazioni che si vivono, le cose che si imparano, sono tutti parte di un bagaglio ancora più ampio e complesso che fanno tornare a casa un bel po’ differenti. Poco importa quale sia la motivazione che spinge a compiere questa scelta, ma nel momento in cui lo si fa si sta già superando un primo limite, che è generalmente imposto dalla nostra società: stai lasciando quello che hai, rischi. Lo fai e tra la paura l’adrenalina in genere alla fine vince la seconda.

 

Una volta in viaggio la mente inesorabilmente si apre, e tutto sembra molto più semplice di quanto non immaginassimo.
A questo punto arriva l’altro limite da superare. Che fare? Tentare una vita nuova o no?

 

Ed è in questo caso che un sogno si può realizzare, nel momento di totale libertà che si sta vivendo e dove per esempio la passione per il surf può diventare il passe-partout  per vivere in alcuni dei luoghi più belli della terra e soprattutto facendo quello che ti piace.

 

Trasformare i propri sogni in realtà, ci vuole coraggio eh?
La realtà attuale è tanto comoda da lasciare, e noi il nostro buon vecchio detto “chi la lascia la vecchia per la nuova…” non siamo avvantaggiati.
Viaggiare ed avere il coraggio di mollare tutto non è semplice né una decisione immediata, però per fare questo passo devi proprio avere i coglioni, come dice Luca.

 

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In questo post si parla del prendere il coraggio per prendere delle decisioni di svolta ma è ben lontano dal voler invitare ad improvvisarsi professionisti del web, viaggiatori senza soldi, capaci di cambiare la propria vita in 24 ore perchè ci si sveglia stufi di quello che si ha (o non si ha).
Luca, come me e come tante altre persone che in 5 anni di viaggio per il mondo ho incontrato hanno pianificato con attenzione il proprio percorso professionale, prendendo dei rischi, vero, ma con delle competenze alle spalle. Sono stati bravi a saperle gestire e sfruttare.
Bando a chi vi racconta la vita “facile e divertente” del nomade digitale. La realizzazione dei propri sogni è un percorso in salita dove nulla ti è regalato e pertanto gli sforzi sono essenziali. Il mio vuole essere un invito a trovare la propria strada ed impegnarsi nel riuscirci.
L’attitudine con cui si affronta un cambio è importante, ma non si tratta solo di questo. La positività e il credere nei propri progetti è la spinta ad impegnarsi e raggiungere i risultati, quella motivazione senza la quale non si riuscirà mai nelle proprie imprese.[/su_note]

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

Questo articolo ha 11 commenti.

  1. Annavagabonda

    Ben detto! Lasciare ciò che si conosce per l’ignoto può fare paura – e penso che sia giusto e normale così- ma è anche una sfida emozionante che, credo, più gente dovrebbe intraprendere! Personalmente ho sempre adorato buttarmi in avventure e viaggi nuovi, in genere senza grandi timori. La vita che abbiamo è solo una, meglio non passarla a scervellarsi tropo su cosa fare o a rimpiangere ciò che non abbiamo fatto 🙂

  2. Giuseppe G.

    E’ vero che per decidere di mollare tutto ci vogliono anche gli attributi ma molto dipende da come sei cresciuto, quali sono i tuoi obiettivi e quanto è aperta la tua mente nel periodo intorno ai 20 anni… in Italia molte famiglie hanno cresciuto i figli facendogli credere che la vita è “scuola-lavoro-famiglia” e non per questo possiamo additarli come “senza attibuti” perché semplicemente nessuno ha mai fatto passare per la loro mente un diverso obiettivo, stile di vita… salvo poi magari ritrovarsi negli “anta” divorziati, con figli, e delusi dalla vita, ma non è stata colpa loro, ognuno cresce nei contesti familiari dove gli capita di nascere e poi fa il suo percorso di crescita, di vita, sperando di poter acquisire quanta più consapevolezza possibile.
    E quindi permettetemi di dirmi che ci vogliono molti più “attributi” a superare certe delusioni, andare avanti, possibilmente anche crescendo dei figli e provare a cambiare il proprio stile di vita nei limiti del possibile, anche viaggiando e cercando posti dove poter valutare di potersi poi trasferire un domani che sarà possibile, eventualmente anche da pensionati (un esempio: .

    1. Viaggiare Low Cost

      Ed aggiungo altro. Dipende come sei cresciuto e con quali stimoli. Dipende anche da una maturità sufficiente nel sapersi preparare ad un eventuale cambio drastico.
      Mollare tutto non significa svegliarsi una mattina e decidere che si è stufi e quindi ci si improvvisa qualcosa.
      Significa rimboccarsi le maniche e trovare la propria strada. A costo di lavorare 3 volte di più di quanto non farebbe in “condizioni normali”.

      Gli attributi ci vogliono per prendersi i rischi per reinventarsi sapersi rivedere e trovare la propria vocazione, ma la pianificazione è necessaria. Un rischio preso senza aver pianificato è follia e assenza di buon senso.

      Non è semplice e bando a chi fa le cose facili.
      Quindi si studia, si fa pratica, ci si migliora. E’ un processo, non è una presa di posizione perchè si è stufi. Questi sono i presupposti che portano al fallimento…più o meno immediato.

  3. andrea

    Sono molto d’accordo con Kle. a me in genere capita di dire: non faccio niente di eccezionale. se lo faccio io potrebbe farlo chiunque. chiunque voglia farlo, ovviamente.

  4. Belle riflessioni, Giulia. Scritto interessantissimo. Le cose più grandi, più belle, più radicali costano fatica. Ma I risultati, tante volte, superano quella fatica!

  5. kle

    Sai leggendo il post, avendo mollato tutto anche io, mi sento quasi “lusingata” di rientrare nella categoria di quelli con le palle. Ed effettivamente il 90% delle persone che conosco mi definisce cosi. Sai cosa c’e? io non mi sento affatto cosi! Al contrario. Mi sento una persona comunissima, come tante altre che non hanno viaggiato. Ho sempre considerato le mie scelte come una sorta di “necessita’” per me. Mi spiego. Se non avessi mollato tutto, se non fossi partita, avrei condotto una vita che non era la mia. Si ok, e’ vero, ci va la spinta e un po di coraggio. Ma se il desiderio e’ forte, davvero forte, non credo che ci siano santi che tengano. Quindi mi chiedo (e ancora non ho una risposta ben precisa), sono io ad avere le palle, o sono gli altri a non sentire tutta questa urgenza di partire? Forse la verita’ sta un po’ nel mezzo. Forse perche’ immagino una persona con le palle come “invincibile”, mentre io mi sento tutto fuorche’ invincibile. L’altro giorno parlavo su internet con un’amica lontana, a riguardo di uno dei mie ultimi progetti asiatici (ho trovato lavoro come insegante di danza), e con mia sorpresa lei mi dice. Ma kle, tu ti rendi davvero conto di cosa stai facendo? io al posto tuo non ce l’avrei mai fatta! La mia faccia ha assunto un’espressione dubbiosa, come a dire… Ma dici sul serio? a me non pare di aver fatto nulla di straordinario! cioe’ si, il lavoro e l’esperienza in se sono straordinari. Ma credo che tutti, se davvero lo volessero, potrebbero farlo. Quindi non so. La mia idea di me non coincide esattamente con quella degli altri. E non per bassa autostima, tutt’altro. E’ piu’ un credere che tutti possano farcela invece. Quindi sono fiduciosa nella razza umana 🙂

  6. Belle riflessioni, Giulia. Scritto interessantissimo. Le cose più grandi, più belle, più radicali costano fatica. Ma I risultati, tante volte, superano quella fatica!

  7. Ci è piaciuto molto questo post, Luca e Giulia avete proprio ragione bisogna avercele ste palle!!!
    Purtroppo in Italia siamo molto comodi e quando pensiamo ai viaggi pensiamo da turisti, sarebbe ora che iniziassimo a pensare un po’ piú da viaggiatori con meno comoditá ma piú esperienze!

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