Allarme ciclone alle Fiji – Dal Paradiso alla Casa del Grande Fratello

Allarme ciclone alle Fiji – Dal Paradiso alla Casa del Grande Fratello
Rosso di sera bel tempo di spera?
rosso di sera bel tempo di spera
Rosso di sera bel tempo si spera?

Se non mi fossi trovata nel mezzo di tempeste cicloniche le Fiji avrebbero guadagnato la prima posizione nella mia personale classifica. Forse la seconda dopo San Blas.
Purtroppo questo evento ha trasformato quello che per me era un sogno in un momento di viaggio che lì per lì non credevo neanche volessi ricordare o tanto meno raccontare.

Per il quinto giorno di seguito ci annunciano che non cè possibilità di lasciare l’isola e l’aggravante è che un nuovo ciclone si è formato e potrebbe colpirci entro le prossime 24 ore.
C’è chi piange, chi dorme tutto il giorno, io sto semplicemente diventando pazza.
Ho perso già un volo, tutti qui hanno perso un volo, e nessuno sa quando riuscirà a tornare a Nadi.
Mi sento come un membro della casa del Grande Fratello. Rinchiusa in una casa circondata da persone di cui non potrebbe interessarmi di meno a fare niente se non parlare del più e del meno o del tempo.
Piove talmente tato che gli unici due posti in cui si può stare è il dormitorio che adesso è umido e fa puzza e la sala ristorante dove non succede letteralmente nulla.
Chi lavora qui cerca di farmi sorridere ma io ormai sto al punto che se mi si dice qualcosa me ne vado facendo finta di non sentire, ho poco di cui ridere e di cui chiacchierare, semplicemente inizio a non sopportare più l’idea di essere rinchiusa in una camera facendo niente.

La pioggia non cessa ormai da 5 giorni, il vento continua ad essere forte e le novità sono poco rassicuranti.
Quando si dice no news good news. In questo caso le news sono all’ordine del giorno e non sono mai quelle che vogliamo sentire.
I nostri bagagli sono pronti, come se fossimo tutti in attesa di un’evacuazione immediata. Tutti abbiamo perso un volo aereo. Chi doveva volare a Los Angeles, chi in Nuova Zelanda, chi a Sydney.
Siamo bloccati in ostello, il cibo inizia a scarseggiare, le sigarette sono finite, l’elettricità a sprazzi e così anche l’acqua.
Bisogna iniziare a razionare le dosi di tutto, soprattutto adesso che il peggio sta per arrivare.
Non ho paura del ciclone ma vorrei solo potere lasciare questo incubo.
Questa isola paradisiaca si è trasformata nell’inferno. Nessuno riesce a predire cosa succederà domani, tantomeno se saremo in grado di ripartire.
Non ci viene detto palesemente ma intuiamo che saremo bloccati per altri 2 giorni qui.
Vorrei solo potere andare via e non pensarci più, le convesazioni sono diventate noiose, l’unico spostamento che si fa è dal letto alla sala ristorante per poi tornare a letto.
L’umidità è alta, per due notti non sono neanche riuscita a dormire a causa dei dolori intercostali. Ma la cosa peggiore è che ogni giorno sembra essere lo stesso, noioso.
La mia giornata è scandita da 3 eventi: colazione, pranzo e cena.
Cerco di non dormire il pomeriggio così che la sera alle 8 possa crollare dal sonno e smettere di pensare a come mi stia sentendo prigioniera di un posto in cui non voglio essere. O almeno non voglio esserci a queste condizioni.
La pioggia non ha mai smesso, ha spaccato la montagna, porta giù fango, l’acqua è diventata marrone, secondo me non è neanche più salata. Poi vengo a sapere che chi abita nel villaggio ha le case allegate e alcuni non sanno dove dormire, così si arrangiano nelle aule della scuola o presso qualche altra famiglia che presta un angolo di camera in cui potersi riparare.

Ogni mattina si fanno le stesse domande e si ricevono le solite risposte. Continuano a dirci che la barca arriva per poi smentire il tutto dopo 1 ora, come lo fanno ormai da 5 giorni. Ci assicurano che avremmo preso quella del giorno dopo.
Oggi è il giorno dopo e nessuna barca verrà a prenderci. E così mi dirigo al buffet colazione e in silenzio mangio guardando la pioggia scendere a catinelle pensando che sarà un altra lunga e noiosa giornata.
Le ore non passano, tutto scorre lentamente e noi non abbiamo niente da fare.
Mi sento come un animale selvaggio chiuso in una gabbia. Non abbiamo più niente, i rifornimenti non arrivano perché tutto è bloccato e cominciamo ad avere paura.
Se davvero questi cicloni colpiranno le Fiji questa potrebbe essere una delle tempeste cicloniche più brutte degli utlimi anni.
Adesso so che da novembre ad aprile bisognerebbe evitare le Fiji e tutte le isole del pacifico.

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

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