You are currently viewing Vivere alle Isole Galapagos. È possibile? Pro e Contro
  • Categoria dell'articolo:Diario di Viaggio
  • Tempo di lettura:8 mins read
  • Ultima modifica dell'articolo:08/12/2020

***** SPOILER – Se stai pensando di andare a vivere alle isole Galapagos e ti stai chiedendo se puoi trasferti senza problemi, la risposta è NO. Il massimo permesso alle isole è 3 mesi (a meno che non ti sposi con un locale o non abbia un regolare contratto di lavoro, difficilissimo da ottenere). 

In molti si sono chiesti che fine abbia fatto. Anche mia madre in realtà. Mi sono stabilità per un po’ alle Isole Galapagos, mistero svelato.

Sono scomparsa volontariamente per un breve periodo, un po’ per il lavoro abbondante, un po’ perché in questi ultimi mesi ho ricreato una vita con la parvenza normale e mi sono trovata per qualche settimana senza avere niente di eclatante da raccontare.

Se stai organizzando un viaggio alle isole Galapagos leggi i post – GUIDA ALLE ISOLE GALAPAGOS  e MIGLIORE STAGIONE PER VIAGGIARE ALLE ISOLE GALAPAGOS

Sulle vicissitudini e le motivazioni scriverò nel momento in cui andrò via per assicurarmi che tutto fili liscio e che il mio “progetto” possa prendere forma.

Una specie di intreccio di incontri con altri viaggiatori a Quito mi ha riportata alle Galapagos dove ho affittato un piccolo appartamento ed ho creato un micro-mondo che ha poco a che vedere con quello del viaggiatore.

Ho affittato un appartamento a Puerto Ayora, ho una cucina, un bagno, connessione wifi, una televisione e un lettore per iPod.

Seduta sul ciglio della porta di casa vedo i taxi bianchi sfrecciare uno dopo l’altro, guardo dentro il mio piccolo appartamento e vedo il mio computer acceso, il tavolo di giorno diventa scrivania e la sera tavolo per cene con amici locali che ormai mi hanno scambiata per un ristorante 24 su 24.

La mia vita scorre tranquilla, talmente tanto tranquilla che non ho niente di eccitante da raccontare, se non che ne sono felice per un po’, è come prendermi una vacanza dalla “vacanza”.

In queste settimane ho rifatto il punto della situazione, ho preso tempo per ambientarmi e creare una mia vita, fatta di poche cose mie, lontana da casa, prendendomi il tempo per entrare nel pieno di una comunità e darmi uan certa regolarità, la mia vita è diventata routinaria come ogni qual volta mi fermo da qualche parte.

Vivere per un pò qui mi ha fatto vedere le isole da un altro punto di vista, quello che poco importa al turista, perché forse non le nota, o perché non ha sufficiente tempo per vederle o perché effettivamente qui si viene per la bellezza degli scenari e fotografare questo gruppo di animali che rendono l’arcipelago tanto impressionante piuttosto che per stare nelle piccole cittadine lontane anni luce dalle meraviglie del Parco Nazionale.

sea lion galapagos

Puerto Ayora – Santa Cruz

Vivo nel centro di Puerto Ayora città dell’isola di Santa Cruz. La cittadina è la più grande di tutto l’arcipelago, per grande intendo che ci vivranno circa 8000 persone.
Decisamente la città più adatta per cominciare la propria vacanza da qui. Da qui infatti partono i tour che portano alle isole principali e buona parte delle crociere ed è punto di snodo e di connessione per raggiungere le altre isole abitate: Isola Isabela ed Isola San Cristobal.

La maggior parte degli abitanti dell’isola lavora nel settore del turismo, chi ha un’agenzia, chi è istruttore di immersioni, chi è guida, chi affitta case o ha strutture ricettive.
L’arcipelago è per il 93% Parco Nazionale, qui la natura – ed il suo rispetto e tutela – conta come ho visto in pochi altri luoghi nel mondo

Di hotel di lusso ce ne sono solo un paio, per il resto Puerto Ayora è una piccola cittadina di porto di mare, in pochi hanno le macchine, tutti si spostano con taxi, enormi pick-up bianchi che per 1$ ti portano dovunque all’interno della città.

Le persone si sposano giovanissime, la maggior parte a 23 anni ha già almeno un figlio e probabilmente un divorzio alle spalle.
Chi non divorzia è separato, cornifica la moglie/marito come è tipico nei porti di mare dove c’è un via vai incredibile di turiste o ti fano la corte per poi scoprire, così per caso mentre passeggi per le viuzze, che quello stesso “single” che al bar faceva tanto lo spavaldo ha una moglie e al seguito una carrozzina con un bambino appena nato.

Il bar fondamentalmente è uno, il Pongo alle cui fondamenta c’è l’unica discoteca del pueblo, la Panga che il finesettimana si riempie di persone che ballanno regaton e salsa (SIG!) e dove ormai non vado da molto tempo vista l’inconciliabilità tra me e questa musica.

E la sera che si fa?
Visti gli alti costi degli alcolici (una birra $3, una bottiglia di vino a partire da $15) l’unico drink economico è quello locale e prodotto anche qui sull’isola, ma prodotto tipico di Manabì sulla costa ecuadoriana, la cana, un distillato di zucchero di canna, il cui odore ricorda quello della tequila che a volte si beve anche con sale e limone ma che spesso viene mischiato con sprite o coca cola.

Poi c’è il gruppo dei suonatori e degli amanti della musica che si riuniscono presso il molle degli artigiani che cantano e suonano tutta la notte con chitarre di cartongesso.

Generalmente sono tutti seduti in cerchio sulle sedie di plastica, birre Pilsener e bottiglie di cana a terra che passano a giro.
Si strimpella, si suona anche uno strumento ancestrale fatto con la mandibola dell’asino, i cui denti ancora fissati si muovono nella carcassa producendo un suono.

Maracas fatte con unghia di porco, lisce e di color perla nera, legate da fili di lana colorata creano questo altro strumento musicale.
Non ci sono molti diversivi sull’isola in verità, a tratti è noioso però la verità è che dopo 2 anni di fare e vedere cose, sono felice di non dovere pianificare nulla della giornata che viene ma sapere che sono libera o che posso lavorare dal mio miniappartamento mi fa felice.

La cosa bella di questo stop è che ho riscoperto un vecchio piacere che avevo quasi dimenticato: cucinare.

Qui se c’è una cosa economica è il pesce fresco, e in occasione della visita di Michela – la mia migliore amica che ha viaggiato per ben 42 ore solo per venirmi a visitare – ho ripreso a cucinare e organizzare cene per me e i miei nuovi amici locali.

La mia casa dà sulla strada, vivo al centro della città quindi zona di passaggio e cruciale per chiunque. I miei amici che passano davanti casa bussano, spesse volte offro un caffè o un te, facciamo una chiacchierata e poi loro tornano a fare quello che dovevano fare e anche io.

Mi sono quindi dedicata alla cucina, e per la prima volta ho cucinato l’aragosta, non che sia particolarmente difficile, anzi, quanto per avere avuto tra le mie mani un cibo che in Italia me lo sono sempre sognato.
Una aragosta costa circa $15, una di quelle fresche che hanno ancora i tentacoli muoversi….anche dopo essere stata ripartita in 3 pezzi.
Vederla uccidere non è stato bellissimo però vederla così grande e colorata ha animato gli spiriti dei commensali.
Due volte al giorno i pescatori vendono pesce fresco al molo dei pescatori dove un leone marino fa da guardia al pesce difendendolo dai pellicani e le fregate che volano a pelo sulla testa dei turisti che affascinati da questo spettacolo scattano foto, il premio per il lavoro giornaliero del leone marino sono bocconi di pesce fresco.

Così dal mio appartamentino a un blocco dal porto di Puerto Ayora, isola di Santa Cruz, sono tornata a vivere in un mondo che mi ricorda quello del mio paese in Sicilia.
Un paesino in cui cammini per le strade e ormai tutti i locali ti salutano, parlo seduta sul ciglio della porta o sui marciapiedi con i passanti, le porte e le finestre della mia casa sono sempre aperte, gente che viene e gente che va.
Amante dei mercati e della gente come sono io, durante la mia prima esperienza mi era venuto a mancare l’ingrediente primario del viaggio: il contatto con la gente del luogo.
Sono dovuta tornare per vivere quell’esperienza che caratterizza i miei viaggi…

Quanto si può rimanere alle isole Galapagos – Si può vivere alle isole Galapagos?

Le Galapagos sono dei Galapaganos, che significa che poco importa che si sia ecuadoriani il massimo consentito per rimanere nelle isole è 3 mesi in un anno.

Non c’è bisogno di visto ed in realtà si può rimanere anche di più senza incorrere in alcun pericolo né sanzione visto che quando si va via anche se si è superato il termine di permanenza quello che succede è che si è banditi dalle isole per 1 anno, quindi lo stesso risultato.

Per rimanere sulle isole legalmente le soluzioni sono due:

  • Avere un regolare contratto di lavoro
  • Sposarsi con un locale (soluzione poco pratica ma adottata da molte persone)

In tutta onestà, questo lo scrivo anni dopo l’esperienza alle isole Galapagos, dopo qualche mese alle isole la vita ha cominciato ad essere piuttosto noiosa.
Le isole sono bellissime, è vero, ma viverci, considerando che i luoghi accessibili sono davvero limitati e qualsiasi tour costa centinaio di dollari, alla lunga ha cominciato a pesarmi.

Sono infatti tornata dopo qualche mese, felice di averci passato del tempo ma sicura che la vita sull’isola lontana non faccia davvero per me.
Dall’altro lato, se non avessi provato non avrei mai saputo che la vita isolana lontana da tutto e da tutti non è davvero quello che voglio.

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Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America viaggio ininterrottamente dal 2011 e lavoro esclusivamente online. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America ma anche di SEO e SEO Copywriting

Questo articolo ha un commento

  1. Giuliasaurus Rex

    Il problema del Brasile è che è grandissimo e io sono un pò stanca di viaggiare…certo non vorrei farmelo scappare e giuro che ci sto pensando, però credo che anche la mia famiglia mi voglia rivedere. vediamo cosa succede nei prossimi due mesi e ovviamente ti avverto!

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