Viaggio in Etiopia – Harar la città proibita

Viaggio in Etiopia – Harar la città proibita

Harar è stata la prima tappa subito dopo Addis Abeba.

Avevo 10 giorni a disposizione prima di dirigermi verso Geche, in cui avrei lavorato come volontaria circa tre settimane, deliberatamente avevo pianificato i due mesi nel Paese lasciando un mese e qualche settimana da dedicare al nord ed al Sud dell’Etiopia.
Invece che seguire i classici itinerari, che avrei percorso più in là,  per ingannare il tempo mi sono diretta verso Est, verso la Somalia ed il Gibuti.

Decisi che volevo raggiungere Harar.

Alle 4,30 del mattino nel buio pesto della notte, il mio amico tassista mi ha lasciata in una stazione dei bus ancora vuota. C’eravamo io e un venditore di caramelle.
Mi diceva sempre: «Giulia, parti più tardi gli orari che l’agenzia dei bus ti da, lo sai che non è mai quella reale. La gente arriva da molto lontano camminando, partirete non prima delle 6:30 del mattino. Perchè non dormi di più?»

E questo ha continuato a ripeterlo tutte le volte che da Addis dovevo prendere un bus e lo costringevo a “rispettare gli orari” perchè ho sempre creduto che il giorno che fossi arrivata tardi sarei stata l’eccezione che conferma la regola e avrei perduto il bus per poi complicarmi la vita ulteriormente.
Ora in più ora in meno, in Etiopia ho imparato ad attendere senza spazientirmi. E così puntuale come sempre veniva a prendermi nel cuore della notte, anche quando poche ore prima sua moglie aveva dato alla luce il quarto figlio.

Un anziano signore che parla inglese è diretto a Makale, 16 ore di bus da Addis e che non sapevo avrei preso anche io due mesi dopo, ed è stato la mia compagnia per i primi 20 minuti. Mi dice che due giorni dopo sarebbe dovuto tornare ad Addis ma 1 volta al mese torna nella sua città per salutare la moglie e i figli per poi tornare ad Addis a lavorare.

Non ci sono banchine in questa stazione dei bus che altro non è che uno spiazzale in verità, polveroso tra l’altro.
Gli autobus uno dopo l’altro arrivano e la gente corre per cercare il suo salvo che non ci siano indicazioni e così chiedo a destra e mi dicono di correre a sinistra e poi chiedo a sinistra e mi dicono che devo tornare a destra. Dopo aver corso destra/sinistra un paio di volte finalmente trovo il bus per Harar. Anzi i bus. Salem Bus Harar I e Salem Bus Harar II.

Faccio la fila per lasciare il bagaglio, compro un pacchetto di gomme da masticare dal ragazzino con il banchetto mobile attaccato al collo, pago la solita tariffa richiesta ed obbligatoria per fare mettere lo zaino dentro il bus (abitudine etiope e pagamento richiesto anche a gli arrivi), mi accomodo e mi addormento.

Ormai il sole sta sorgendo quando l’autista gira la chiave e i motori si accendono.

etiopia

10 ore poco o più, attraverso gli altipiani e lungo strade costellate da piccoli villaggi composti da qualche capanna. Le prime capanne della mia vita.
Un pranzo in un ristorante locale, per qualche motivo mi sento scomoda, questa volta sono davvero sola.

Totalmente sola, in un mondo nuovo.
Così quando una elegante donna esce dal bagno, non so neanche io perchè visto che era qualcosa che mai avevo fatto prima, le chiedo «Scusa posso stare con te?»

Sorridendo mi dice «vieni con me, stiamo tutti per andare a mangiare».
Tutti significava un tavolo di 15 persone, 5 injera e drinks offerti dalla casa. Mangiamo con le mani dagli stessi vassoi, beviamo e loro decidono di pagare pure per me offrendomi il pranzo concludendo con un invito inaspettato «Domani avremmo piacere di invitarti ad una cerimonia. Vieni?».

In Etiopia di cerimonia nota ne conoscevo una sola, quella del caffè. Accetto.
Saliamo sul bus e prima di separarci una volta arrivati ad Harar, mi dicono «Domani alle 20 veniamo a prenderti in hotel e andiamo alla cerimonia».

Questa cerimonia, 24 ore dopo, si rivelò essere un matrimonio ed io l’ospite speciale di questo evento al punto da rimanere seduta tra gli sposi durante il banchetto nuziale.

injera

matrimonio etiope

Sono ad Harar, la città proibita, la quarta città santa più importante nel mondo musulmano e centro di tradizioni islamiche che racconta una Etiopia differente, come se già l’Etiopia con le sue 83 lingue, 230 dialetti e le numerose etnie non lo abbiano reso abbastanza chiaro questo concetto.
Harar è affascinante ed ammaliante con le vie tortuose e labirintiche dai muri colorati e gli edifici di architettura indiana.
Questa è stata la città in cui Ribaud visse, oggi la sua casa è un museo, e anche «un paradiso popolato di asini»,  come la definì l’esploratore T. Burton per descrivere in maniera abbastanza azzeccata e tutt’oggi valida questa enclave musulmana in un Paese prevalentemente ortodosso.

Conosciuta come La Città Proibita, fino al 1885 i non musulmani non erano ammessi all’iinterno della mura e lo stesso Burton vi entrò travestendosi da arabo, è oggi una città dall’animo islamico che più che Etiopia ed Africa nera sembra portare nelle strade delle città imperiali del Marocco, con le sue 99 moschee pubbliche e private, 100 qubi (tombe o santuari di uomini santi) tant’è che un soprannome della città è per l’appunto “città dei santi”, gey Ada.
Se dentro le mura che chiudono la città antica alla quale di può accedere dalle 6 porte (gates) è di prevalenza musulmana, immediatamente fuori dalle porte la religione predominante sembra essere il cristianesimo.

Un interessante luogo che spiega la complessità socio-culturale-religiosa del Paese intero in cui l’integrazione tra diversi fa respirare un’aria di tolleranza sociale e religiosa da cui sembra che globalmente invece stiamo man mano allontanandoci.

Harar ethiopia

 

Cosa fare ad Harar

La principale attrazione di Harar è la città dentro le mura, alte 5 metri e che contano 6 porte che permettono l’accesso, racchiudendo una area in cui vivono circa 22.000 persone e si contano circa 5500 case, le note case di Harar in cui consiglio di pernottare visto l’arredamento caratteristico.
La città vecchia ricorda le città marocchine, Fes o Marrakeck, piccole viuzze labirintiche in cui è altamente consigliato pagare una guida per farsi accompagnare o si rischia di perdere degli angoli suggestivi o importanti senza riuscire a muoversi bene autonomamente, nessun pericolo a farlo da soli comunque.

La porta principale è la Harar Gate, le altre porte sono: Showa gate, Buda gate (interessante perchè è qui che si trova la concentrazione dei fabbri, basta seguire il rumore per trovare l’angolo, Sanga Gate, Erer Gate e Fallana gate.

In una giornata è possibile visitare la città vecchia di Harar, un tour a piedi, anche perchè non passano macchine nel centro, arrivano fino a Feres Megala, passerà attraveso il mercato, Gidir Market,  in cui si vende il famoso caffè di Harar, la tomba dell’emiro Nur, la moschea al Jami, la tomba dello sceicco Abadir, che pare fu colui che introdusse l’islamismo nella città e luogo sostitutivo per quelli che non possono recarsi a La Mecca, la casa di Rimbaud che oggi è un museo, e la tomba dello sceicco Said Ali Hamdogn.

Una piacevole passeggiata nella città che con l’Etiopia condivide il caos e la mancanza di ordine ma che svela un aspetto differente dal resto del Paese.

harar

harar

Harar ethiopia

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harar market

bambino asinello-001

Nei dintorni di Harar

 

Babile ed il mercato di cammelli più grande d’Africa

A circa 30 chilometri da Harar ed in una ora e mezza di minibus che sfreccia tra le strade schivando gli animali, mucche e pecore, che camminano come se la strada fosse loro, raggiungo con Alem, la mia amica e guida fidata di Harar, a Babile famosa per il mercato dei cammelli, il lunedì ed il giovedi, ed il mercato generale del Sabato e a poca distanza dalla Valle delle Meraviglie, rinomata per le grosse rocce in equilibrio tra loro che sembrano sul punto di cadere.

Il mercato dei cammelli, in cui ad un certo punto le facce tipiche degli etiopi sembrano trasformasi in quelle dei Somali, insieme a Merkato di Addis è uno dei luoghi che più mi ha impressionato nel mondo, e io amo i mercato. Migliaia di cammelli sparsi in un campo enorme e fucili, contrattazioni e capanne somale poco più in là del campo e tanta chat. Una immersione in un mondo caoticamente nuovo che allo stesso tempo mi incuteva timore ed eccitazione.

babile camel market

babile etiopia
babile mercato

mercato babile

 

Aweday ed il mercato di chat

In particolare in questa parte di Etiopia e sebbene Harar sia considerata una città santa dall’altro lato c’è un qualcosa che stranisce quanto ad abitudini sociali, in particolare quella di masticare la chat, o qat,  parola che in arabo significa arbusto, è che altro non è che una pianta originaria delle regioni orientali d’Africa, molto probabilmente proprio d’Etiopia ma anche molto diffuso nell’intera penisola Arabica.
Le foglie di questa piata, che sono amare e un pò digustose, si masticano e contengono alcaloide dall’azione stimolante che a quanto pare genera stati di eccitazione ed euforia, ma soprattutto provoca dipendenza.
Per addolcirne il gusto amaro viene spesso offerta, se si viene invitati a casa di gente di harar, come è successo a me, con arichidi o cucchiani di zucchero.

Harar ed il mercato ha tanti banchetti di chat in giro ma a poca distanza dalla città si trova Awaday che è famosa in tutta la zona per il mercato notturno di chat in cui l’unica cosa che si vende è questa foglia.

chat etiopia

Dire Dawa

Scendiamo di altitudine e arriviamo a Dire Dawa, la seconda città più grande del Paese dopo Addis Abeba e che grazie alla posizione strategica è sempre stata una via importante per i commerci.
La città si distingue in due parti: Kezira, dall’architettura francese e coloniali e Megala, l’area musulmana caratterizzata da angoli colorati ed un interessante mercato.
Si può raggiungere Dire Dawa da Harar con i minibus e questa visita si può fare in giornata oppure si può rimanere qualche giorno. Personalmente ho preferito tenere base ad Harar ma questa città vale la pena di una visita.

dire dawa

 

Come arrivare ad Harar da Addis Abeba

Le soluzioni sono 2, autobus o volo aereo che atterra all’aeroporto di Dire Dawa, a circa
Per chi ha volato in Etiopia con Ethiopian Airlines i voli interni hanno degli sconti considerevoli, alternativamente si deve pagare prezzo intero.
Da Dire Dawa ad Harar si può prendere un minibus che impiega circa 1 ora per arrivare in città.

Alternativamente si può prendere un bus da Addis Abeba, qui ti faranno andare alle 4,30 del mattino ma il bus probabilmente non partirà prime delle 6.
Il costo si aggira attorno ai $18, i bus viaggiano solo di giorno ed in tutta Etiopia non ci sono bus notturni. Le migliori compagnie sono Skybus e Selam bus, il viaggio impiega circa 10 ore con una pausa pranzo in un ristorante locale lungo la strada.

taxi e bajaji etiopia

 

Guide sull’Etiopia

Una ottima guida di viaggio è la Ethiopia della Bradt Guide, disponibile solo in inglese ma assolutamente ben fatta a differenza della Lonely Planet che mi è parsa scritta da qualcuno a cui non è piaciuto il Paese. Se puoi leggere in inglese quindi compra senza pensarci troppo la Bradt Guide, se leggi sono in Italiano la Etiopia, Gibuti e Somaliland della Lonely Planet è l’unica alternativa a cui devo dare il merito di ottime sezioni sui trasporti (che in africa sono comunque da prendere sempre con beneficio del dubbio.

[tg_promo_box title=”” border=”” shadow=”0″ button_text=”” button_url=””]C’è una persona speciale che mi ha accompagnata in questo viaggio ad Harar e che mi ha aiutata a diventare parte integrante della comunità locale aprendo le porte di casa sua accogliendomi e cucinando per me con la devozione tipica di una sorella che non ti vede da tanto tempo.
Grazie Alem. Se ho amato Harar al punto da non volerne più andare via è stato grazie a lei e alla sua accoglienza che è stato motivo sufficiente per decidere di rimanere più a lungo di quanto non avessi pianificato e ricordare questa città come uno dei luoghi più speciali del mondo.[/tg_promo_box]

harar
La mia amica Alem

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Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

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