Viaggio in Ecuador – Un sabato al mercato di Zumbahua

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  • Post last modified:Aprile 19, 2020
Viaggio in Ecuador – Un sabato al mercato di Zumbahua

Viaggio in Ecuador, perché rimango più del previsto

L’Ecuador è uno dei Paesi più piccoli del Sud America, qui le distanze si ridimensionano soprattutto se comparato ai Paesi limitrofi, un viaggio in autobus non prende più di 8 ore e in genere gli spostamenti tra una destinazione e l’altra non durano più di 3 ore.
Il mio viaggio in Ecuador è cominciato il 12 Agosto 2012, non credevo di rimanere più di 3 settimane, e mi trovo oggi a quasi un mese di distanza a preventivare qualche settimana in più.
Forse perchè tra i Paesi latino Americani non avevo sentito parlare molto di questo Paese, forse perchè le poche cose che avevo sentito riguardavano storie di zaini rubati sul bus, machine fotografiche sparite e computer dissolti nel nulla.
Nessun entusiasmo da parte dei viaggiatori incontrati, soprattutto comparando questi racconti con quelli a proposito della Bolivia o della Colombia.

L’Ecuador è comunque il Paese di passaggio tra il Perù e la Colombia, impossibile saltarlo. Tappa obbligatoria quindi del mio viaggio e Paese su cui non avrei scommesso un solo centesimo ma inevitabile. Questo sino a qualche settimana fa a giorni di distanza dal mio arrivo.

Quando si viaggia per molti mesi è difficile capire a primo acchito se un certo Paese ti piace o no. In genere io non solo viaggio con lentezza ma metabolizzo altrettanto lentamente i Paesi che visito.
Diffile dare il mio giudizio in qualche giorno, a volte non bastano neanche delle settimane, per Cuba ci ho messo un anno.
E come volevasi dimostrare anche in questo caso la sorpresa e lo stupore per questo Paese sono arrivati lentamente, mi sono fatta rapire non senza remore iniziali, l’Ecuador ha avuto un muro non indifferente da abbattere e ora posso dire che ci è riuscito a pieni voti.
E tutto è successo nelle piazze in cui si svolgono i mercati luoghi in cui la cultura e la bellezza dei popoli si mostrano per quello che sono, in tutto il mondo.

laguna quilotoa
pick up ecuador

Innamorandomi lentamente dell’Ecuador

Sono arrivata in Ecuador dal Perù un pò stanca del freddo e desiderosa di spiaggia e mare.
Avevo solo voglia di buttarmi sulla costa tanto decantanta dagli stessi locali ed in cui effettivamente il turismo locale è superior a quello straniero. I primi giorni haimè sono stati un pò deludenti.
Prima tappa Montanita, nota località di mare e surf town, da lì passando da paesino a paesino sono arrivata sino a Canoa, ma per quanto “ok” non sono dei posti che mi sentirei di raccomandare come località di mare imperdibili, se si vuole il mare allora quanto vale andare in Sardegna o Sicilia, non bisogna poi andare troppo lontani.
Ogni singolo villaggio mi sembrava più o meno come il precedente, nessun reale entusiasmo.

Solo un fattore mi tratteneva più di quanto potessi immaginare o forse io stessa volessi.

La gente. Un popolo socievole e pronto ad aiutarti in qualsiasi occasione, disponibili e parlare e curiosi, di te e della tua vita. Facile uscire e chiacchierare con il primo sconosciuto conosciuto in strada.

Arrivo a Quito, capitale del Paese per capire come andare alle Isole Galapagos, cercando di limitare la spesa che so già essere molto alta per il budget fino ad oggi considerato.

Quito è una città che si estende in lunghezza, si trova a 2800 metri sul livello del mare, ha un bel centro storico e ci si muove agilmente tra i suoi quartieri con un buon servizio di autobus pubblici.

Una città moderna ed affascinante e soprattutto molto diversa da quello che mi aspettavo.
Sono rimasta per 10 giorni, una sorta di record per i miei standard. Ma in verità la mia permanenza era dovuta al tanto agognato volo  per le isole, ero sicura di avere preso il primo bus per la Colombia non appena tornata.

Quito Ecuador
Centro storico di Quito

Ma è proprio per le strade della capitale che mi scontro con quelle che in Bolivia chiamano “cholitas”, donne indigene che tutt’oggi vestono con abiti locali e il famigerato cappellino con pennacchio.

Scopro quindi che l’Ecuador offre molto di più di quello che credevo.
Decido quindi di rimanere più del previsto e ripercorrere la strada verso il sud seguendo la rotta in direzione Cuencas per le vie interne al limite con la foresta amazzonica in cui si susseguono uno dopo l’altro i numerosi vulcani tra cui il Cotopaxi e il Chimborazo.

Basta poco per rendersi conto di come alla moderna Quito si alternino paesi e villaggi in cui sembra di essere letteralmente in un altro mondo.
Non più centri commerciali, bus di linea, tacchi alti e vestiti alla moda, ma esattamente l’opposto.
Tra le montagne il sabato e la domenica i villaggi che forse nella settimana sono vuoti e decisamente poco vitali sono popolati da locali in fermento.

A Zumbahua il mercato è il sabato. È piccolo e si svolge nella piazza centrale del piccolo villaggio alle pendici della laguna Quilotoa, il vulcano con un lago nel cratere.
Nella piazza del mercato sono l’unica turista, forse perchè è bassa stagione o forse perché tutti si dirigono direttamente alla laguna, la cosa mi piace.

Dei locali nessuno veste un abito occidentale, neanche le bambine e gli uomini avvolti nei loro ponchos colorati.
Le donne indossano calzettoni bianchi sino al ginocchio, gonne a pieghe nere e ricamate con fiori colorati ai bordi, camicette e cappelli con il pennacchio, uno scialle sulle spalle. I capelli lunghi e neri sono raccolti in code e compressi da nastri colorati come se infilati in un tubo.

Quilotoa laguna
Laguna Quilotoa
donne ecuador
Donne al mercato di Zumbahua
mercato zumbahua
Mercato di Zumbahua

Anche le bambine vestono come le madri. Ai piedi hanno dei mocassini datati con un pò di tacco, le guance rosse dovute al freddo, siamo infatti a 3000 metri, la maggior parte delle giovani donne cammina insinuandosi come veloci furetti tra le folle portando dei bambini sulla schiena raccolti in scialli, non esistono passeggini non ce ne è bisogno, qui si usano marsupi artigianali.
Quelle che io credo siano sorelline dei neonati in molti casi poi si dimostrano essere le madri.
Ci si sposa presto in Ecuador, nei piccoli villaggi non è una novità vedere bambine di 12 anni sposate e con il pancione, a 15 anni se non si è sposati ci si va vicini, a 18 in genere si è adulti abbastanza per mettere su famiglia.

A me, che viaggio da sola, viene chiesto da tutti dove sia mio marito.
Perchè a 32 anni dovresti essere sposata ed avere una sfilza di figli. 

Le coppiette appena quattordicenni si abbracciano e camminano mano nella mano come degli adulti, forse qui anche a questa età lei è la donna che credi sia per sempre e così giovani si parla di matrimonio e vita insieme.
Il tempo qui si è fermato o forse più che fermato va a rilento, è come vedere come eravamo noi decine di anni fa e come maghi riusciamo a prevedere facilmente il futuro.

uomo ecuador
Uomo al lavoro al mercato di Zumbahua
marcato zumbahua
Non ci sono lussi, l’unico e’ un cellulare, nessun iPhone, ma solo quelli che noi oggi compriamo per 30 euro, l’importante è che si possa caricare la musica che quando si è sul bus dobbiamo ascoltare tutti, magari proveniente da più cellulari in contemporanea.

La maggior parte di loro è gente di campo, bambine che sembrano donne, ragazzini che sono già uomini.
Lavorano quando non vanno a scuola, le loro mani raccontano le loro vite, mi guardano con sguardi profondi e penetranti, quegli occhi scuri ed espressivi che sembra vogliano dirti qualcosa e che invece come bloccati dall’imbarazzo si nascondo dietro le mani o sotto l’ombra dei cappelli.

Una macchina fotografica intimorisce, a volte mi sembra di avere un’arma in mano, evitano l’obiettivo ma nessuno mi dice di non scattare, sembrano mettersi tutti sempre in posa, sguardi malinconici e fissi nel vuoto e poche parole.

Mi guardano sorridendo e abbassano immediatamente lo sguardo continuando a lavorare, sedute per terra ed in silenzio. Chi sbuccia fave, chi cucina, chi ricama nel mezzo della piazza del paese che un giorno a settimana si popola e festeggia con musica e banchi di mangiare.

Cammino tra le bancarelle e mi sento osservata, centinaia di occhi su di me, sono un pò come Gulliver tra i Lillupuziani, l’alto gigante bianco tra centinaia di piccoli ed instancabili uomini che con i loro sguardi paralizzano e pur senza dire una parola ti hanno già detto tutto.

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

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