Viaggio in Colombia – Palomino, nei dintorni di Santa Marta

Viaggio in Colombia – Palomino, nei dintorni di Santa Marta

Il mio soggiorno a Santa Marta è durato molto a lungo. Avevo tempo quindi ho potuto concedermi il lusso di scoprire poco a poco quanto ci sia da vivere sia dentro che fuori.


La città a prima vista non ha mai un impatto positivo su nessun turista, poco ma sicuro. Superato lo shock iniziale e assunto l’atteggiamento relajado tipico dei suoi abitanti, avrete qualche possibilità di sentirvi “come a casa”: quindi non fermatevi alla prima impressione e rimanete assolutamente in zona.


Dopo una notte trascorsa a ballare salsa nello splendido locale in stile coloniale La Puerta, nel centro città, decido di prendere un autobus dal Mamatoco e di dirigermi a Palomino.


Attenti a prenderne uno che parta subito e possibilmente senza aria condizionata e coi finestrini aperti, altrimenti addio vista e non solo, può capitare di rimanere fermi per ore, soffocando dentro, e arrivare a destinazione a notte fonda.
Può inoltre capitare un controllo della polizia perché alcuni autobus vanno in Venezuela ed è zona di contrabbando, ma quella è normale routine, come pure la videoregistrazione. Insomma può capitare un po’ di tutto (maghi, naturopati, venditori di medicine miracolose etc etc.), come sempre, in Colombia.


Perché Palomino: un italiano ormai in viaggio da due anni in Sud America me ne aveva parlato come di una località amena, molto tranquilla e poco turistica.  L’autobus fà una fermata anche dove c’è l’entrata al famoso Parque Tayrona, che io immagino come una grande foresta tropicale piena di animali esotici, grazie al racconto appassionato di un bambino salito a bordo, Josè,che mi dice che da grande vuole fare il calciatore.
Si prosegue per Palomino.
Il percorso è piacevole perché segue la costa per un po’ (con tanto di musica a tutto volume e qualche turista infastidito) e arrivata a Palomino capisco dove andare seguendo due turisti frikkettoni. Fa’ molto caldo e portarmi tutto lo zaino dietro è una pessima idea, avrei dovuto lasciare tutto in ostello. Si può comunque prendere un moto taxi per arrivare alla spiaggia.


Il professore d’inglese, all’ostello, mi aveva caldamente consigliato di prenotare una ecohab, cioè le capanne ecologiche costruite come quelle degli indigeni, adibite ad ostello, ma io come al solito ho preferito vedere coi miei occhi prima di decidere se fermarmi e dove, così mi è toccata la tenda, cioè la sauna. Ci sono tornata una seconda volta a fine novembre e ho preso con degli amici un’intera capanna (non sul mare, hanno prezzi più alti)  e le spiagge erano semideserte. Il prezzo si contratta volentieri, a meno che non vi troviate in temporada, cioè alta stagione. Ottima regola portarsi acqua potabile dietro e viveri.


Vedo subito “The Dreamer” (un nome molto gettonato da queste parti), entro, chiedo prezzi. La strada che percorro per arrivarci è tutta dritta, attraversa un piccolo villaggio di case basse, senza asfalto; poi d’improvviso cominciano ad aumentare le ville, i fiori, i giardini. Sembra tutto incredibilmente curato, più ci si allontana dal villaggio vero e proprio. Scambio due chiacchiere, come sempre, con gente del posto, per capire realmente dove sono. Ne deduco che si tratta di un’oasi per turisti occidentali per lo più, ma anche per facoltosi colombiani, o è solo una mia prima e superficiale impressione? Proseguo oltre The Dreamer verso il mare.

Tramonto sulla spiaggia di Palomino da http://off2colombia.com.co/
Tramonto sulla spiaggia di Palomino da http://off2colombia.com.co/



Arrivo ad una spiaggia dalle dimensioni impressionanti e i miei occhi si perdono sia a destra che a sinistra mentre in alto si distinguono le vette di neve perpetua della Sierra Nevada, la catena montuosa costiera più alta del mondo: la vetta raggiunge i 5775 metri sul livello del mare. E’ un massiccio montuoso che si affaccia sul Mar dei Caraibi, separato dalla cordigliera delle Ande, ed è abitato prevalentemente da comunità indigene come i kogi, gli arhuacos e i wiwa e la vegetazione è prevalentemente costituita dal bosco tropicale secco. Palomino rappresenta infatti il punto di accesso al Parco Naturale della Sierra Nevada (troverete molti mototaxi, al villaggio, che offrono passaggi per il Parco).


In stato tra sogno e veglia (ora capisco il nome dell’ostello) scovo un cartello che dice che in quel punto è vietata la balneazione: le onde non scherzano da queste parti! Difatti ci sono anche molti surfisti un po’ più in là. Il suono del mare è avvolgente e mi sembra di essere appena entrata in una dimensione a parte, fuori dallo spazio-tempo. Nè in Colombia nè in nessun altro posto: a Palomino ci si sente fuori dal mondo. Qualcuno mi aveva detto, ora ricordo, che chi se ne va’ a Palomino è gente che non ne vuole più sapere di niente (frase pronunciata con evidente disapprovazione).


Nulla ricorda la Colombia di Santa Marta col suo caotico mercato, le radio accese su un vallenato, la gente schiamazzante vendendo arepas, i sacchi della spazzatura liberamente sparsi sulle strade, dopo il lancio dalla finestra (ma assicuro che vengono raccolti e poi differenziati successivamente).


L’unica musica, risacca a parte, proviene dal ristorante vista mare in cui decido di prendere fiato e riparo dalla calura. Niente salsa o reggaeton ma solo suoni delicati e new age mentre le donne ai fornelli preparano versioni raffinate (o vegan) degli stessi piatti che a Santa Marta si mangiano per strada, tutto circondato da amache, capanne ecologiche, contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti e un prato all’inglese appena tagliato, piante di fiori esotici finemente curate.

Insomma, S.Marta sta a Palomino, come l’inferno al paradiso.


Una cosa mi salta subito agli occhi: i colombiani (esclusivamente afro-discendenti) sembrano gli schiavi (felici) di una tenuta coloniale. Stanno ben separati dai gestori e dai clienti e lavorano senza dare confidenza, hanno modi educati e servili. Nonostante l’apparenza i prezzi non sono esagerati, almeno nella Finca escondida (altro nome che si presta particolarmente a questo luogo) dove decido di passare la notte, in tenda, il resto è full. L’alba è uno spettacolo meraviglioso in questo posto così silenzioso, una consolazione dopo la nottata in bianco.


Quasi nessuno parla ad alta voce, sembra esserci solo mare e onde e luce. In quel momento del viaggio da poco iniziato ho pensato che fosse il posto “meno colombiano” che potesse esistere, in realtà succede continuamente di sorprendersi e chiedersi: “Ma siamo ancora in Colombia?”.


A Palomino se vuoi star solo non è difficile, nessuno ti disturba. Mentre già mi preparavo a tornare nell’inferno che ormai m’era diventato caro, cioè Santa Marta, (il paradiso può essere davvero noioso) una donna over 50 mi si avvicina presentandosi come Gloria del Mar,

“Cosa fai da queste parti?”

“Sto conoscendo la Colombia… sono nata qui”.

“Anche io, ma ho vissuto tanti anni a Parigi, anche io sono colombiana, però“. (con velato accento francese)

Ecco, un’altra donna che come me, è tornata indietro.

Mi invita alla sua finca (significa “podere”) nella Quebrada Valencia, altro luogo poco noto e poco turistico di cui ho ben poco sentito parlare, anzi, a dire il vero, per niente. Mi dice di pagare quello che posso, pare un po’ in difficoltà a trovare ospiti.

Ci scambiamo i numeri di telefono e il giorno dopo, senza farmelo ripetere due volte, con un autobus, vado a visitare la magica Quebrada Valencia: torrenti a tutta velocità tagliano la roccia e si tuffano in piscine naturali dal colore verde cristallino circondati da una spessa boscaglia tropicale abitata da scimmie e farfalle. Quebrada significa”gola” “taglio”.


Gloria ha un piccolo orto e dei maiali e vende funghi che raccoglie lei stessa, oltre al cacao e al platano.

Ora so che ha costruito una casa più grande in legno dove con un’amaca si può passare la notte. Il luogo è incantevole da visitare la mattina presto e svegliarsi verso le 4/5 del mattino è una abitudine molto comune qui dove il sole, come le onde di Palomino, non scherza ed invita a fare tutto alle prime luci del giorno prima che la sua luce, ed il caldo, diventano insopportabili.


Quebrada Valencia -PNN Sierra Nevada foto by Adolfo Perales Huerta
Quebrada Valencia -PNN Sierra Nevada foto by Adolfo Perales Huerta

 
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Paola

Italo-colombiana, in questo Paese ha passato l'ultimo periodo della sua vita alla ricerca delle sue radici. Una viaggiatrice instancabile che dal Sud America vola in Asia alla velocità della luce ma poi sempre in Colombia torna.

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