Perché gli Italiani non viaggiano. Popolo di ex viaggiatori e, forse, ex poeti

“Di dove sei?
Italia.
Cool!! Non ci sono molti italiani in giro, sei la prima in realtà. I love Italy and I love your accent! ”

In genere i miei check in presso hotel ed ostelli cominciano sempre così. Davanti o dietro di me altri backpackers parlano tra loro e molto spesso lo fanno in tedesco.
Non ho incontrato molti italiani in più di un anno di viaggio e quelle rare volte che è successo potrei contarle sulle dita di una mano.

Eppure noi italiani eravamo conosciuti come il popolo dei poeti e dei viaggiatori, ma lasciando i poeti da parte per il momento (lascio questo lavoro a un critico letterario), di cui non sono neanche più sicura siano rimasti lodevoli esemplari, che fine hanno fatto i viaggiatori?
In line teorica tutti vogliono viaggiare ma nessuno poi lo fa. Qualcosa blocca a partire per un periodo più o meno lungo che superi ovviamente le due settimane di ferie.
Parlando con backpackers conosciuti in giro per il mondo, ma anche scambiando opionioni di vita con i miei amici ai tempi della mia peranenza a Londra sono semplicemente arrivata alla conclusione che il  nostro è prevalentemente un limite culturale.
E i blocchi culturali sono peggiori di quelli fisici.

In Giamaica ho conosciuto una ragazza su sedia a rotelle che stava girando il Centro America e i Caraibi in compagnia di un suo amico, pochi soldi, uno zaino e letto in dormitorio in ostello.
Quale genitore italiano lascerebbe andare la propria figlia disabile in giro per il mondo?
In generale quale genitore italiano lascerebbe andare il proprio pargolo in giro per il mondo per qualche mese, dormendo in ostelli, mangiando chissà cosa in strada e spostandosi utilizzando  mezzi pubblici nicaraguensi?
Basta attraversare la frontiera e le Alpi per conoscere punti di vista profondamente diversi da quelli made in Italy.

marco polo

Italia VS Nord Europa

All’estero finito il liceo o l’università il premio per i buoni risultati è un biglietto around the world o qualche mese in Paesi lontani dove altrimenti non si andrà nel futuro, una volta che subentrano nella nostra vita quelle responsabilità che derivano da lavoro, famiglia, età.
Noi invece queste responsbilità iniziamo a sentirle sin da prima di averne davvero bisogno o fatto esperienza.

La corsa al posto fisso in particolare è qualcosa che limita i nostri orizzonti. È anche vero che al giorno d’oggi in Italia lasciare il proprio lavoro potrebbe essere tradotto come bassa probabilità di trovarne un altro, ma non è sempre stato così eppure questa “posto fisso obsession” è sempre stato e continua ad essere il life motiv delle famiglie italiane.
In qualche modo è anche stata la solita cantilena a casa mia, canto a cui non ho mai preso parte anzi, in cui ho sempre stonato.

Senza parlare poi dei mitici 30 anni. A quest’eta tutti si aspettano di vederti sposato con prole, un mutuo da pagare e se fortunati dietro uno sportello bancario.

La famiglia, per quanto bella ed unita, può essere un grosso limite. Gli italiani bamboccioni che rimangonoa  casa fino ai 35 nonostante abbiano la possibilità economica di rendersi indipendenti esplicano bene il nostro modo di pensare. A casa si sta bene, si è protetti e la mamma è felice di averci attorno anche quando si lamenta di quanto siamo disordinati.
Oltre al fatto che c’è questo falso mito che vuole che una volta lasciata casa le cose non possano che essere pericolose. E le nostre mamme tutto vorrebbero per noi tranne che gettarci in questo lurido e pericoloso mondo.

Però la macchina veloce, quella si che ce la regalano non appena compiamo 18 anni. Dove sta la differenza tra correre veloce in macchina e prendere un autobus notturno che passa la frontiera tra El Salvador e Hondorus? Che possibilità di perdere la propria vita alla frontiera non ce ne sono. E se ci sono sono talmente tanto basse che non andrebbero neanche considerate.

Insomma è difficile staccarsi dalle proprie abitudini culturali e da famiglie che ancora oggi invece di spingerci all’indipendenza fanno il possibile per tenerci attaccati. Un Complesso di Edipo a livello nazionale.

Ma se di italiani zaino in spalla in giro per il mondo non ce ne sono molti (qualcuno c’è) devo anche ammettere che un altro fenomeno l’ho notato.
Noi non viaggiamo, inteso come muoversi da un posto all’altro in continuazione, ma facciamo le valigie e ce ne andiamo direttamente. Migriamo.
Allora se non si incontrano italiani negli ostelli sarà comunque facile trovare comunità italiane quasi dovunque.
Australia e Nuova Zelanda ne sono pieni, ma ho incontrato italiani che vivono in Costa Rica, Nicaragua, Messico, Honduras, Asia, New York. Tutti in genere hanno un membro della famiglia o origini italiane. Siamo paradossalmente dovunque!

Eppure anche in questo caso, spesse volte questi emigrati si sono spostati fisicamente ma non sono mai usciti dal nuovo Paese che adesso chiamano casa. Mettono radici.
Ci trasferiamo in posti che non conosciamo ma dove magari abbiamo amici che “ci possono aiutare” a trovare un lavoro, trovare casa, con cui possiamo parlare italiano. E da qui nascono le comunità, e gli italiani sono davvero dunque e ovviamente sono specializzati in Pizza, pasta e caffè.

Al trasferimento alcune volte non precede neanche un viaggio di perlustrazione.
Ricordo quando qualcuno tramite il blog mi ha chiesto quale città di un certo Paese che conosco abbastanza bene preferissi. Non era stato in nessuna delle città di cui mi chiedeva informazioni. Questa persona voleva trasferirsi e buttava nomi a caso perché l’unica cosa che voleva era andare via. Ma come prendere una decisione così drastica e d’impulso basandosi solo su un giudizio di qualcuno che per di più non si conosce?
La mia risposta è stata semplice e concisa: Fossi inte partirei e andrei a vedere come si vive lì. Se ti piace rimani, se non ti piace…bhe il mondo è grande e c’è spazio per tutti, basta solo sapere cercare ed essere in grado di riconocere quello giusto.

La cultura nei Paesi nord europei è l’opposto in molti casi.
Il senso della famiglia non è radicato come in Italia, i ragazzi vengono incoraggiati a imparare a sbrigarsela da soli. Non ci sono sempre mamma e papà a pararti le spalle. Si parlano più lingue, l’inglese è seconda lingua nella maggior parte dei Paesi del Nord Europa. In Olanda tutti parlano inglese, anche gli anziani. Danesi e svedesi sembrano madre lingua. Le lingue si studiano sin da quando si è piccoli. I film non sono doppiati ma sono sottotitolati.

Inoltre le esperienze oversea (all’estero) sono incoraggiate. Finità l’università si parte, spesso, si va a vivere in europa e si torna a casa 1 volta l’anno, a volte 1 volta ogni anno e mezzo. I genitori prendono un volo aereo e vanno a trovare loro figlio dall’altro lato del mondo, perché è una cosa che si può fare. Nessuno sta chiedendo di farlo a piedi trascinando un macigno di 300 chili.

Conclusioni sugli italiani e i viaggi

I motivi per cui non si viaggia abbastanza e lasciatemelo dire non lo sappiamo fare secondo me si possono ricondurre ai seguenti principali  motivi:

  • Limiti culturali. Semplicemente non lo facciamo, non conosciamo nessuno che lo faccia. Questa scelta NON è normale. Questo quello che crediamo e motivo per cui non osiamo.
  • Non parliamo le lingue e quindi non sappiamo cosa succede fuori. Milioni di ragazzi lo fanno in continuazione e non siamo di certo i primi tanto meno gli unici. Fare il giro del mondo non è più un’esperienza fuori dal normale. Anzi. Oggi sono più quelli che hanno questo tipo di biglietto che chi non ce l’ha.
  • Crediamo che prima del piacere venga sempre ed esclusivamente il dovere (mutuo, posto fisso, sposarci presto, fare figli). Dovremmo imparare a goderci più la vita e prenderci meno seriamente. La vita è una e le occasioni non si ripresentano.
  • Abbiamo paura del mondo. Crediamo che il mondo è pericoloso e che è meglio stare a casa. Sulle paure di viaggio consiglio il post “come superare le paure di viaggiare da solo e per lunghi periodi
  • Lasciamo i giudizi degli altri sopraffare le nostre volontà. Non vogliamo sembrare pazzi e non vogliamo ferire qualcuno a cui vogliamo bene rinunciando ai nostri sogni (mamma, papà, fidanzati etc)

Mi trovo così dopo 15 mesi di viaggio a riflettere su di me, su di noi, su un Paese che amo, una lingua che adoro e una cultura di cui sono orgogliosa trovandone però degli aspetti oscuri di questo nostro voler fare in parole e non fare poi nei fatti.

Peccato perché gli italiani in giro rallegrerebbero gli ambienti e vista la nostra notorietà  nel mondo e l’amore che tutti provano per noi e il nostro Paese saremmo più la compagnia che tutti vogliono piuttosto che quella che tutti evitano.
Popolo di poeti e viaggiatori? Ho i miei dubbi.
E pensare che Roma aveva conquistato il mondo….

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America viaggio ininterrottamente dal 2011 e lavoro esclusivamente online. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America ma anche di SEO e SEO Copywriting

Questo articolo ha 14 commenti.

  1. viaggiano viaggiano gli italiani…io li ho sempre trovati in tutte le parti del mondo…sia come turisti che come imprenditori…viaggiano meno per certi versi solo perchè in Italia già c’è tutto, località sciistiche, località balneari etc….uno che sta in danimarca o in germania se vuole andare al mare chiaro che non può stare nel suo paese…mi pare fin troppo banale…un italiano che sta a roma per dire va volentieri anche in sardegna o in sicilia…

  2. viaggiano viaggiano gli italiani…io li ho sempre trovati in tutte le parti del mondo…sia come turisti che come imprenditori…viaggiano meno per certi versi solo perchè in Italia già c’è tutto, località sciistiche, località balneari etc….uno che sta in danimarca o in germania se vuole andare al mare chiaro che non può stare nel suo paese…mi pare fin troppo banale…un italiano che sta a roma per dire va volentieri anche in sardegna o in sicilia…

  3. viaggiano viaggiano gli italiani…io li ho sempre trovati in tutte le parti del mondo…sia come turisti che come imprenditori…viaggiano meno per certi versi solo perchè in Italia già c’è tutto, località sciistiche, località balneari etc….uno che sta in danimarca o in germania se vuole andare al mare chiaro che non può stare nel suo paese…mi pare fin troppo banale…un italiano che sta a roma per dire va volentieri anche in sardegna o in sicilia…

  4. Lucia

    Vorrei scrivere un poema, come mio solito, ma il tuo articolo è così in linea con quello che penso che.. complimenti! Mi trovo a fare questo discorso così tante volte, ed altrettante volte mi stupisco che discorsi su mutuo, casa, 30 anni, lavoro ed il miticissimo posto fisso li fanno quelli della mia età, che potrebbero osare, invece di essere già insoddisfatti e privi di esperienze.

    Ogni giorno trovo qualcosa da leggere sul tuo sito.. ed hai tutta la mia più completa stima. Sei una di quelle persone con cui pagherei per parlare un po’ davanti ad un caffè del più e del meno! 😉

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  6. Valerio P.

    Bel pezzo Giulia, mi trovi d’accordo quasi in todo! Secondo me “italiani viaggiatori” viene inteso come “settimana all inclusive sul mar rosso” o “5 giorni a NYC” o “i castelli della loira”…insomma un bel pacchettone turistico dove le persone vengono scarrozzate da una guida che parla italiano tutto il tempo, e nel frattempo si sentono gran vaiggiatori perche’ si mettono in testa un cappello da Indiana Jones! La penso come te, viaggiare e’ immergersi in una cultura senza guide o pregiudizi, ma questo l’italiano non lo concepisce…

  7. Fab

    Ciao Giulia,

    l’italiano medio/media è comodista e gli è sempre piaciuto vivere nel suo “piccolo mondo antico”!!

    In altre parole, gli italiani ( in generale! )sono ancora fermi al campanile!!

    Ma poi scusa una considerazione semplice, semplice:

    ma se l’italiano medio legge poco e niente e si sa che leggere ti apre le porte della mente come può mai essere amante di viaggi in giro per il mondo????

    Mission Impossible!!!

    Di seguito un link che la dice lunga:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/29/lignoranza-degli-italiani/65755/

    All’italiano medio/a piace l’estero per andarsi a divertire ( bere, magnare e tromb…!!) e basta ma gli stimoli culturali di cui parli tu gli/le sono totalmente estranei!!!

    Ergo: il tuo stupore secondo me è alquanto fuori luogo perchè se da una parte si può comprendere perchè avendo vissuto molto tempo fuori ti sei confrontata per la maggior parte del tempo con gente non italiana e per giunta con mentalità internazionale ma dall’altra parte un pò meno perchè insomma è un pò la scoperta dell’acqua calda, è roba risaputa!!

    All the best!

    Fab

    PS “Il vero viaggio non consiste nello scoprire nuovi mondi ma nell’avere nuovi occhi” by Voltaire

    E pure in questo caso gli italiani non viaggiano per niente….!!

    Ma speriamo che Beppe Grillo fa boom alle prossime elezioni e così sparigliando le carte qualcosa si incomincerà a muovere nel bene e nel male!!

    Who knows….!!

  8. pablo

    si e’ vero che gli italiani sono sicuramente la minoranza dei viaggiatori zaino in spalla che si trovano nel giro degli ostelli e guesthouse per il mondo ma comunque devo dire che si trovano ovunque,e ne ho trovati dappertutto in qualsiasi parte del mondo.
    anzi,quando fai un viaggio assurdo,di quelli scomodi,con mezzi di fortuna e in posti non menzionati dalle guide se quando arrivi trovi altre tre persone e’molto facile che una di quelle sia proprio un italiano.
    questo perche’come dici tu gli italiani non viaggiano in giro per il mondo a vent’anni ed e’difficile che si prendano pure l’anno sabbatico dopo gli studi come fanno invece tanti ragazzi del nordeuropa,per non parlare di tedeschi e inglesi.
    ma e’anche vero che e’pieno di viaggiatori duri e puri,come ce ne sono pochi di altre nazionalita’.
    di solito hanno piu’di trent’anni e se sono cresciuti con quel ‘limite culturale’di cui parli tu,dopo diverse esperienze lavorative e affettive magari finite anche male,sono partiti,a volte a tempo indeterminato e senza biglietto di ritorno.
    e se l’inglese non lo sapevano o lo parlavano male quando sono partiti,cosa vera anche questa,stai certa che l’hanno imparato sulla strada,e se sono stati qualche mese in sud america hanno imparato anche lo spagnolo e il portoghese.
    anch’io ti parlo per esperienza personale e se e’vero che nei miei primi viaggi gli italiani cercavo sempre un po’di evitarli perche’troppo spesso legati a facili stereotipi,ultimamente mi sono avvicinato senza pregiudizi e ho conosciuto gente interessante e apertissima con tanta voglia di viaggiare e di conoscere,sicuramente piu’interessante dei ragazzini scandinavi che affollano gli ostelli e che aspettano impazienti ogni giorno le cinque di pomeriggio per stappare le prime birre,ovunque siano nel mondo,paesi islamici inclusi.
    e poi ricordiamoci di alcuni grandissimi viaggiatori hardcore come il povero giorgio bettinelli che ha fatto piu’volte il giro del mondo…in vespa!

    1. Ciao Pablo,
      io gli italiani li cerco invece e non li evito. Non sai quanto piacere mi fa incontrare qualcuno che parla la mia lingua e che ho la certezza di capire al volo e di farmi capire al volo.
      L’unico periodo in cui li evitavo era quando mi sono mossa a Londra per un semplice motivo. Se continuavo a stare con loro l’inglese non lo avrei mai imparato. Londra è la città più sbagliata se si vuole imparare la lingua facile incontrare italiani e passare il tempo parlando la tua lingua invece che inpararne un altra. Ho conosciuto persone che ci vivevano da anni ma di inglese neanche l’ombra. Ma anche questo è un altro discorso.
      Torno a ripete qualcuno c’è ma sicuramente sono le eccezioni e non le regole. Tutto qui.
      Ho scritto anche che gli italiani che ho incontrato in viaggio sono state grandi compagnie e ottimi viaggiatori, ma pure sempre 5 in più di un anno.
      Io non passo il mio tempo né con i ragazzetti scandinavi che stappano birre alle 5 del pomeriggio, ma anche lì c’è un fattore culturale non indifferente e se si vive all’estero ci si accorge come l’alcool sia un fattore essenziale nel loro modo di socializzare, cosa che non ci appartiene, o comunque non ci appartiene sino a quel punto (per fortuna aggiungo), né con i “tipi da resort”.
      Ma l’esempio più eclatante che mi viene in mente è il Messico.
      Le uniche volte che ho sentito parlare italiano era nelle zone da resort, bastava inoltrarsi un po’ di più per poi vedere scomparire queste folle di persone che partono con 2 valigie da 20 chili per una vacanza in resort di 2 settimane.
      Non faccio di tutta l’erba un fascio ma una semplice generalizzazione che non va poi tanto lontana dalla realtà. Come dire che tutti gli inglesi bevono e si ubriacano sino a stare male (ci saranno gli astemi ma è difficile trovali), che i giamaicani non fumano ganja (ne ho incontrato uno solo), che i cinesi non sanno a meno dei loro noodles alla mattina (anche di questi ne ho incontrati pochi).
      Seplicemente NON sappiamo che queste cose si fanno, che c’è chi le fa anche da giovanissimo e che non bisogna essere un eroe e per prendere un aero e andare via per un pò.
      Se solo leggessimo di più e risorse non italiano e diventassimo parte integrante di una cultura globale forse capiremmo che queste cose sono più semplici e comuni di quanto si possa immaginare.
      Ciao dalla Nuova Zelanda
      Giulia

  9. Tristan

    questa volta non mi trovo a condividere questa tua visione dell’italiano viaggiatore, con un post che si contradice in parte da solo gia partendo da titolo, e che cade mi scuso per il termine, nel pressapochismo, per un motivo in particolare, che denotazione diamo noi alla parola viaggiare che unito ha una serie di punti vanno limare di parecchio le differenze con gli altri popoli, e a migliorare l’immangine da te data. Mi riprometto di scrivere un post di risposta, non appana avrò 10 minuti liberi.

    1. Ciao Tristan,
      ho risposto sul commento sulla pagina fb ma rispondo anche qui.
      Tu parli di pressappochismo io ti dico che le mie sono osservazioni scaturite da osservazioni pure e semplici. Semplicemente non ci sono italiani in giro e quando dico di essere italiana la reazione in genere è sempre la stessa: stupore perché nessuno ne ha incontrati prima e tutti mi chiedono coma mai. Il post è nato da queste conversazioni che ho avuto e dal dovere spiegare il motivo e trovare una spiegazione a questo nostro disinteresse.

      se dobbiamo metterci a dire cosa intendiamo per termine viaggiare facciamolo pure ma a questo punto secondo me ho ancora più ragione. Se per viaggiare intendiamo il weekendino fuori porta o un volo ryanair e una permanenza dal venerdì alla domenica in qualche capitale europea ogni 6 mesi allora forse di italiani se ne incontrano ma fuori d’Europa il numero scende drasticamente.
      Andare via per lunghi periodi, avere una famiglia che ti appoggia invece di ostacolarti in questa scelta, dire che si vuole un viaggio invece di una macchina semplicemente non è nella nostra cultura/tradizioni/abitudini.
      Sono curiosa di leggere il tuo post ma a questo punto per me contano i numeri.
      Su centinaia (o più non so) di persone che ho incontrato solo 5 erano italiane..lo chiamiamo pressappochismo? Ovvio non voglio fare di tutta l’erba un fascio ma dire che gli italiani brillano in questo campo sarebbe un po’azzardato.

  10. Chetiporto

    Hai perfettamente ragione! Quando viaggio parlo italiano solo via Skype con mia madre!! C’è stata un involuzione della nostra specie, siamo sovrastati e manipolati dalle paure! ma se continuiamo così non voleremo più!

  11. Gotthard Tevini

    Gli italiani non sono dei gran viaggiatori, piu’ che altro per 3 ragioni. A) la maggior parte non parla l’inglese…B) Il 99% cerca sempre gli spaghetti oppure i maccheroni oppure l’amatriciana in tutto il mondo. C) Il 100% dei maschi italiani sono stati troppo viziati e protetti dalla mamma.

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