Van Life – Quello che su instagram non vedi (e non ti raccontano)

Sui Social l’hastag Van Life diventa sempre più popolare. Vivere viaggiando in van sembra essere la nuova tendenza tra i nomadi digitali. Vivo in van da più di un anno e in questo post vi racconto gli scontri e le difficoltà maggiori che ho affrontato e come le ho risolte (dove sono riuscita a risolverle).
Modificato il Novembre 8, 2021
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Torno a parlare un po’ di me e della mia vita negli ultimi anni. Non mi sono più sbilanciata più di quel tanto e ho raccontato sempre meno.

Non ho infatti mai detto che la mia vita ha subito un ulteriore stravolgimento nell’ultimo anno. Da Settembre 2020 vivo in van, per buona parte dell’anno e lockdown vari permettendo, facendo la vita che gli instragrammers taggano come Van Life.

Vivo quindi nel bel mezzo del tormentone social che diventa sempre più popolare ma non l’ho mai davvero reso pubblico. Forse perchè con l’avanzare dell’età ho cominciato tenere di più alla mia privacy. Forse perchè vivere in van in generale, a dire il vero, di tempo libero – per fare altro che non sia lavorare, viaggiare e sbrigare una delle tante cose che ogni giorno spuntano come funghi – ne lascia poco.

Oggi dopo una di quelle giornate massacranti (sveglia presto – lavoro – ore di guida – riempimento taniche e ricerca di un parcheggio che non si trova) ho deciso di raccontare quel lato del van life che non viene sempre menzionato sui social.

Ho elencando alcune delle difficoltà che chi sceglie di intraprendere questo salto sicuramente dovrà affrontare. Vedrete che molte si riferiscono a cose che, in altro modo di viaggiare daremmo per scontate (dall’acqua all’utilizzo del gabinetto) ma che in van, o camper, sono fonte, spesse volte, di tanti pensieri.

Vivere in van è diventato molto popolare in questi ultimi anni, sicuramente la pandemia ha contribuito a rendere ancora più appetibile questo stile di vita. Ma quali sono le difficoltà che i principianti devono affrontare?
È tutto sempre bellissimo e facilissimo quando si sceglie uno stile di vita minimale? Cosa vuol dire vivere in van e dover anche lavorare?
In questo post elenco i problemi principali che ho dovuto affrontare nel primo anno di vita in van e alcuni consigli (per quelli a cui ho trovato risposta!) per superarli senza troppo stress ulteriore.

Vivere, viaggiare e lavorare dal van – Creare la routine per rimanere produttivi e focalizzati sul lavoro

Lavorare vivendo in un van richiede uno sforzo extra rispetto lo scegliere di vivere in un appartamento, che sia per lunghi o brevi periodi.

A partire dal creare una postazione di lavoro che poi diventerà tavolo per pranzo e cena, gli spazi limitati, che se si è due una delle due parti deve lavorare un po’ più scomodo dell’altro (tavolino piccolo e sedile del van), l’elettricità che dipende dai pannelli solari e i continui movimenti per cercare il parcheggio giusto, sono cose con cui si deve fare i conti ogni singolo giorno.

Creare una routine, soprattutto se si è abitudinari come me per esempio, non è semplice e richiede tempo. Mi sono data orari precisi, in van sono molto più regolare che quando a casa, e man mano che passa il tempo ho trovato la routine che funziona meglio per me e che sia compatibile la vita in van.

Per esempio. Dopo i primi mesi in van, durante l’autunno e l’inverno, in cui la batteria del pannello solare non era sufficiente se si stava fermi un giorno, ho aggiunto un pannello solare extra, un miglior inverter e con una app su un telefono che non uso più posso controllare lo stato esatto della carica. Idealmente cerco di non scendere mai sotto il 50%.

Van life non è solo libertà e flessibilità. Tantissimo tempo serve per pianificare ed organizzarsi in anticipo

Non avete idea di quanto tempo ogni giorno si dedichi alla pianificazione dei prossimi spostamenti o anche solo per la ricerca di un posto dove dormire che non sia un angusto parcheggio (e capita spesso!).

Ogni giorno devi pensare a dove andare, cercare sulle app per camperisti, io uso Park4Night, posti dove parcheggiare e sperare che siano liberi, che non ci siano divieti e siano sul piano per evitare di mettere cunei (considerato atteggiamento di campeggio e quindi sei potenzialmente multabile dove non potresti “campeggiare”) e, se possibile, con una bella vista.

In genere calcolo almeno 1 ora, ma a volte anche 2, da dedicare solo alla ricerca del parcheggio per la notte e l’organizzazione della giornata.

Questo lo faccio la sera prima di andare a dormire. Sulla applicazione segno tutti i parcheggi che potrebbero fare a caso mio e uno dopo l’altro li raggiungo il giorno dopo fermandomi in quello che preferisco.

van life in Albania
Parcheggio del van a Porto Palermo in Albania

La manutenzione giornaliera del van è un extra lavoro

Quando vivo in van le mie giornate diventano lunghissime eppure allo stesso tempo cortissime.

Io che sono una notturna quando mi rimetto sulle 4 ruote alle 9 di sera sono già a letto e devo dormire almeno 9 ore per avere l’energia necessaria il giorno dopo.

Ogni giorno il van richiede qualche azione di manutenzione. Che sia il ricaricare le taniche (e quindi cercare fontane per l’acqua, mi sono attrezzata di taniche di differenti grandezza ed imbuti per quando non trovo fontanelle con attacco per il tubo e non manca mai acqua), il gas per la bombola (per fortuna sono passata alle bombole GPL che rendono il tutto molto più semplice soprattutto quando si viaggia in Europa visto che gli attacchi delle bombole sono differenti tra tutti i Paesi), scaricare le acque grigie (acqua sporca) e le acque nere (il wc).

Per non parlare dei tanti problemi che possono sempre arrivare trattandosi di una macchina, da quelli elettrici a quelli meccanici. Vi assicuro ogni giorno la vostra casa mobile vi darà qualche lavoretto che non vi aspettavate.

Trovare un bel posto dove dormire è un’impresa

Ho dormito in posti stupendi, a 3 metri dal mare addormentandomi ascoltando le onde o ai piedi delle Alpi senza avere nessuno attorno.

Ho anche dormito in tristissimi parcheggi, come per esempio a quello delle Cascate del Reno in Svizzera o in quello di Ajaccio in Corsica (ma ne avrei una sfilza non indifferente).

Trovare un bel posto dove dormire, a volte anche senza bel e semplicemente un posto, può richiedere ore. Una volta ho impiegato la bellezza di 2 ore per trovare un parcheggio in cui non fosse vietato rimanere la notte, che fosse piano e pratico. Sono finita nel parcheggio angusto ma almeno sicuro.

Se quindi durante il giorno le foto che vedete sui social sono “potenzialmente” vere, ovvero parcheggi incredibili in posti incredibili. Non è detto che la notte sia lo stesso.

In Irlanda, in Croazia ed in Albania per esempio trovare posti dove dormire facendo wild camping è stato sempre piuttosto semplice (meno in Croazia ma per una questione di spazi).
In Sardegna, in particolare a Cala Gonone, in Corsica o Svizzera è stato molto più difficile perchè i divieti sono praticamente dovunque ed in alta stagione le multe fioccano.

In bassa stagione i controlli sono più tolleranti (non in Svizzera!!) ma è preferibile rispettare le regole. In ogni caso la parola d’ordine è: discrezione.

Soprattutto quando si parcheggia vicino i centri abitati si deve essere discreti, quindi appena cala il buio chiudo tutte le tendine così non si può sapere se dentro c’è qualcuno o meno.

Trovare campeggi in bassa stagione è un problema enorme

Pur facendo per la maggior parte del tempo wild camping vado nei campeggi quando ho bisogno di scaricare le acque, pulire il Wc e… lavarmi i capelli!

Ho infatti da sempre un rapporto conflittuale con i miei capelli. Posso vestirmi con 4 stracci e vivere in tuta ma i capelli devo asciugarli con spazzola e Phon. Per farlo ho bisogno di collegare il cavo dell’elettricità. Così almeno una volta a settimana vado in campeggio per una notte e faccio tutti i lavori necessari, capelli inclusi.

Il problema però sorge sempre quando a Novembre ormai trovare campeggi aperti, o anche aree camper attrezzate, diventa un’impresa. La bassa stagione vuol dire sì poca gente in giro e quindi tantissimo spazio ma vuole anche dire che vengono a mancare servizi essenziali (come per esempio lo scarico Wc)

In Svizzera ed in Germania ho trovato aree a pagamento automatizzato ad ore per poter usare i servizi ed operativi anche in inverno.
Ma posti del genere sono rarissimi e così in genere con l’arrivo dell’inverno o fino Aprile, i campeggi aprono verso Pasqua, non sono stati rari i casi in cui ho dovuto chiedere ai negozi o ai ristoranti di attaccare il mio cavo giusto il tempo di fare i capelli (ha funzionato bene in Bulgaria, Albania ed anche Corsica). Si scarica tra le griglie delle aree di servizio e per il WC mi sono munita di un disgregante ecologico da usare quando so che difficilmente troverò posti di scarico, oltre che cercare di utilizzare i bagni pubblici e la natura per evitare di usare troppo il mio.

Il disgregante ecologico costa più di quello chimico e, secondo me, ha una durata inferiore però è per l’appunto ecologico e permette di rilasciare le acque grigie nella piazzola di scarico, è sicuro per le fosse settiche ed è scaricabile nelle lettiere di compostaggio.

Vivere in van. Il distanziamento sociale. La solitudine.

Quando ho cominciato a viaggiare in van il famoso distanziamento sociale richiesto era qualcosa di naturale. Ed io che amo la solitudine mi sono trovata subito a mio agio. Poi però man mano che passa il tempo, i mesi, con il continuo muoversi e spesse volte l’impossibilità di conoscere altre persone (non siamo in un ostello e facendo wild camping spesse volte si è da soli) si soffre la solitudine.

Durante l’alta stagione non è difficile fare amicizia. I camperisti usano la stessa applicazione e quindi con un po’ di spirito di inziativa è facile fare due chiacchiere con altri viaggiatori.
Ma quando anche gli ultimi van di tedeschi vanno via, verso fine Ottobre, incontrare altre persone lungo la strada diventa sempre più difficile ed il viaggio più solitario.

La soluzione? Semplicemente accettare che la solitudine fa parte del gioco. Avere abbastanza dati per video chiamare gli amici a casa, tenersi occupati con il lavoro e facendo lunghe passeggiate.

Van life e gli equilibri di coppia

Io ed il mio compagno. Tutti i giorni. Tutto il giorno. Vivere in van obbliga a trovare nuovi equilibri di coppia. Si deve imparare a gestire il piccolo spazio, che diventa ancora più piccolo quando fuori fa freddo.

Per vivere in van come coppia è necessario comunicare, lo è anche senza van ma credetemi qui in un paio di metri quadrati non si può prendere una pausa l’uno dall’altro, e trovare il giusto compromesso tra quello che le due parti vogliono. Non è semplice. Le discussioni possono accadere, ma se si è orientati a vivere in piccoli spazi parlare e trovare soluzioni insieme è importantissimo. Dovete essere felici entrambi, quindi se qualcosa non va parlate ora… o il resto del viaggio rischia di diventare un incubo!

Van life non è come vi fanno vedere sui Social

I capelli arruffati, la ricerca di una lavanderia a gettoni, la difficoltà a trovare parcheggio e le limitazioni di parcheggio in molti Paesi in Europa rendono la vita in van meno glamour di quella che vedo su Instagram (e che in molti casi fa vedere la vita in RV, ovvero i giganteschi bus americani più grandi di casa mia!).

In particolare non lasciatevi ingannare dai parcheggi da capogiro. In molti casi sono veritieri. Ma in molti altri, vi assicuro che non lo sono.

In Sardegna credo di aver visto una influencer, o wannabe, insomma stava facendo dei video che immagino caricasse su Instagram o Tik Tok.

L’ho osservata per tutti i 30 minuti in cui inquadrava quell’angolo speciale che in effetti c’era ma tralasciando il resto (tra cui noi e altri…. 40 camper!). Ha filmato la colazione romantica, che ha finito in circa 5 minuti (a video finito), ed è scappata via forse alla ricerca di un altro spot da spacciare per paradisiaco van life ma che probabilmente sarebbe stato tale e quale a quello dove eravamo tutti noi.

Quindi siccome non è come si vede su Instagram, vivere in van è una cagata colossale?
Assolutamente no! Il van-life è uno stile di vita eccezionale se siete disposti a fare rinunce e volete provare a vivere in maniera minimalista. Se non amate la routine, se le comodità vi piacciono ma potete anche farne a meno. Se siete un po’ wild ma vi sentite comodi nella vita fatta di piccole cose ma, quando possibile, a due passi dal mare.

Semplicemente, come ogni scelta che si fa nella vita, anche vivere in van viene con i suoi pro e contro. Pacchetto completo!

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Claudia

    hai fatto bene a scrivere questo articolo, non tutto ciò che luccica è oro.
    devo dire che guardo volentieri le van life altrui, ma senza invidia, un po’ come se guardassi le diapositive di viaggio di amici insomma.
    hai letto Nomadland? se non lo hai fatto te lo consiglio: toglie tutto il romanticismo finto della vita in un van, però ne lascia gli aspetti positivi.
    buon viaggio!

    1. Giulia Raciti

      Ciao Claudia,
      sicuramente mostrare la vita in van per come sia davvero lo fanno in pochi, ma perchè è “meno attraente” a vedersi. Dall’altro lato il rischio è che passi questo stile di vita come per tutti. Non lo è secondo me. Richiede capacità di adattamento, minimalismo estremo e tante rinunce. A me, e mi pare di capire pure a te, piace e mi trovo in sintonia con queste nuove piccole sfide giornaliere quindi sono molto felice di questo mio nuovo modo di viaggiare (che è poi di vivere e di lavorare!).
      Non ho letto il libro Nomadland ma ho visto il film, immagino che parliamo della stessa storia. E sì mi ha lasciata un po’ di tristezza ed amarezza ma il finale (non so se sia lo stesso nel libro) anche della speranza. Come dice uno dei personaggi del film: I’ll see you down the road.
      Ciao e grazie per esser passata da qui!

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