E' il 16 dicembre.
All'Amadana Bar domenica mi avevano detto che questo mercoledì sarebbe stata festa pubblica ma non mi hanno veramente spiegato il perchè, e io, ingenuamente, non ho fatto troppe domande.
Forse hanno pronunciato "giorno della riconciliazione" ma non per forza durante le giornate di festa qualche evento particolare accade in città, così queste due parole probabilmente anche se pronunciate non sono state carpite.
Così comincia un mercoledì come tanti altri nel quartiere di Woodstock in cui ho trovato la mia dimensione a metà strada tra l'Africa e i sobborghi delle città europee quali Berlino o Londra.
Semplicemente a differenza del centro luccicante e perfetto qui le imperfezioni si notano, la gente di giorno si riversa nelle strade e ad ogni 10 metri capita di rispondere ad un good morning o un good afternoon come se in questa zona ci vivessi da sempre.
Ma su Woodstock e quello che penso di Cape Town in generale rimando a un futuro posts in cui racconto le mie impressioni da "outsider".
Torniamo al 16 dicembre, mercoledì ora di pranzo. Sto lavorando al computer, e proprio oggi ho deciso di non fare nulla di particolare se non lavorare e cominciare a pianificare le settimane a venire che mi dovrebbero portare fino a Durban, o poco più su, passando per il confine con il Lesotho.
Il vicino di casa, quel sud africano di origini indiane che ogni mattina passa a salutarmi ma che non so bene cosa faccia a pochi metri di distanza da me, ha svelato il mistero. Cucina pietanze afro-indiane per caterings ed eventi, così mi porta due contenitori di polisterolo con dentro riso al curry ed carne e riso senza curry ma comunque speziato con agnello, non prima di mostrarmi la enorme cucina all'aria aperta che prende vita a mia insaputa al di là di una porta, proprio accanto a dove stendo i panni.
Un rumore proviene dalla strada. Anzi non è rumore, è una banda, è musica, costante di questa mia permanenza in città.
Sento trombe e tamburi suonare, in verità sono quasi in pigiama ma metto delle infradito e scappo con la action cam ed il cellulare senza sapere dove stia andando ma cerco quella che sembrava essere una parata.
Ed in effetti centinaia di persone ballano e suonano per le traverse del quartiere, alcuni sono vestiti da clown, o qualcosa del genere, altri sono dipinti in faccia impreziositi da brillantini.
"It's your lucky day, girl"
Mi dice un signore.
"Perchè? Cosa accade oggi? E soprattutto, dove siete diretti?"
"Vieni a Cape Town, stiamo andando tutti. Oggi c'è la parata per il Reconciliation Day".
Torno a casa, faccio una doccia e guido fino al centro, non è stato difficile trovare la parata a Darling Street, proprio di fronte la stazione dei treni. Cerco un posticino lungo la lunga strada delimitata da transenne, credo che le famiglie stiano li dalla mattina visto che sono attrezzati con tende, materassini, sedie ed il sole picchia forte.
Ma trovo un angolo tra due signore, abitanti o ex abitanti sarebbe più appropriato dire, dell'infausto District Six, la cui storia va raccontata a parte, che è proprio alle nostre spalle.
Al mio arrivo i gruppi sono fermi, è ora di preghiera per i musulmani e così tutto si è interrotto per circa 30 minuti, ma sono arrivata in tempo per vedere i gruppi dei quartieri scorrere davanti a me nel mentre che le due signore mi raccontano un pò della vita a Cape Town, dei crimini e dei pericoli che non vedo ma che ci sono, della vita prima, di quella di oggi ed avanzano ipotesi su quella futura.
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Giuliaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa ben ritrovata, bellissime le foto e immagino anche la parata
tra musica e colore
Ciao Giulia é un piacere risentirti, stupende le foto e immagino anche la parata ,
sembra un carnevale africano......
davvero belle esperienze e io ancora non riesco a fare il salto complimenti giulia
Quando arriverà il momento lo sentirai ne sono sicura. Funziona così più o meno per tutti! ciao!
Foto stupende, d'impatto. Viaggio e musica che bel binomio!!!
Continua così, Giulia!!
GRAZIE!!