Nord dell’Argentina – Cosa vedere a Tilcara, Huamahuaca, Purmamarca ed Iruya

A Tilcara l’unica cosa che mi fa ricordare che siamo ancora in Argentina sono i mate in vendita ai mercatini locali.

Per il resto per quanto mi riguarda potremmo essere in Bolivia dove si vendono foglie di coca, le donne basse e un pò grassocce indossano larghe gonne, raccolgono i lunghi capelli in trecce, indossano pesanti scialli di lana, le manta, hanno in spalla pesanti e colorate sacche e vendono tessuti artigianali dai colori sgargianti.
Qui ho trovato quello che mi aspettavo di trovare nel Paese vicino.

Alle 7,20 mi trovo alla stazione di Salta “la linda”, come viene chiamata.
È ancora buio, qui fa luce non prima delle 8. In circa 3 ore arriviamo, io e Juan, a Tilacara.

La stazione vale la pena di essere fotografata, sembra di essere in un film western.
Gauchos a cavallo, le strade non sono pavimentate e ogni qual volta passa un cavallo o un autobus si alza un polverone marrone.
La distanza con l’Argentina delle grandi città si fa sempre più grande e a me tutto questo piace sempre di più.

Il paese è ancora vuoto, non ci sono neanche le bancarelle in piazza centrale.
Da queste parti la vita comincia non prima delle 10 del mattino.

Alla scoperta di Tilcara

Non appena lasciati i bagagli all’ostello Los Molles, ci dirigiamo subito al mirador che si trova  nella vecchia cittadella indigena, in parte ricostruita fedelmente, dalla quale ammirare il panorama di questo paesino ai nostri piedi così lontano dall’Argentina lasciata qualche giorno prima.

Non c’è molto da fare a Tilcara ma la visita vale la pena. Le piccole case coloniali, i colori, la musica e la piazza centrale che dopo le 10 si anima di bancarelle e di gente locale è uno spot perfetto per godere appieno di questa area dell’Argentina che poco ha a che vedere con quella delle grandi città.

Tilcara
A soli 20 minuti di bus si trova Purmamarca, famoso per il Cerro de los Siette Colores e la vicina, sempre un vicino argentino visto che sono 70 chilometri, salina.

Dopo avere girato in lungo e in largo, bastano 2 ore per fare tutto partiamo per las Salinas Grandes.
Si superano montagne, si sale sino a 4170 metri e si riscende.

Salinas Grandes

Ho il tempo per fare la foto con il cartello che indica quanto siamo alti che non appena mi risiedo in macchina sprofondo in un sonno profondo. Questo è l’effetto che l’altitudine ha usualmente su di me.

La salina è decisamente piu piccola del Salar de Uyuni, questa è 80 chilometri per 4, circondata da montagne quindi i gioco delle foto in prospettiva qui non funziona, ma non avendo ancora visto la salina più grande del mondo l’effetto è stato suggestivo e accecante!

Negli attimi di sveglia la mia domanda, lecita credo, al tassista è stata come fosse possibile che così alti ci sia una salina, visto che per quanto ne sapessi io le saline stanno al mare.
La spiegazione è semplice.
Si torna a parlare di milioni di anni fa quando a questa altezza c’era il mare. Quella che è l’attuale salina era un lago salato, tutt’ora inesauribile.
Ci sono delle lunghe piscine di acqua. Qui in un anno l’acqua salatissima (l’ho provata) si cristallizza creando così montagne di sale.

Il bianco della salina è talmente tanto forte che senza occhiali da sole non si vede molto. 30 minuti e si torna in macchina, tutti e 4 i passeggeri ci addormentiamo tutti come se avessimo preso un sonnifero. Tornati a Purmamarca riprendiamo un bus per tornare a Tilcara.

Questo tour richiede un’auto, un taxi o per risparmiare puoi prender parte ad un tour guidato.
Puoi prenotare la tua visita su Civitatis, sito che presenta tours offerte da operatori locali. I tour più belli con partenza da Tilcara sono:

Huamahuaca

Il giorno dopo ci spostiamo a quella che è l’ultima tappa della mia avventura (parte I) in Argentina: Humahuaca.

E’ domenica e sono le 9 del mattino. Non c’e un ‘anima in giro, anche questa città inizia a prendere vita non prima delle 10.
Questi paesini sembrano dei pueblitos fantasma a volte.

Le strade non sono asfaltate, è bassa stagione e molti ostelli e attività sono chiusi.
A quell’ora del mattino non c’è neache aperto il mercato, non u bar o un comedor. Bisogna aspettare qualche ora per vedere la vecchia ferrovia piena di bancarelle e pesone fare compere.

La ricerca dell’ostello è stata lunga.
Prezzi alti per dei backpacker e così nel mentre che Juam va alla ricerca del dormitorio io bado ai bagagli in compagnia di due cani randagi che ci hanno accompagnati sino di fronte alla porta dell’ostello prescelto: La Antigua Hostel gestito da un ragazzo super gentile.

Huamahuaca
Huamahuaca

Humahuaca mi è parso un paese hippy, ragazzi con lunghe trecce rasta affollano la piazza centrale, c’e chi vende oggetti di bigiotteria, chi suona la chitarra chi si diletta in giochi circensi.

Io  stanca dal viaggio e con un forte mal di testa mi siedo in piazza a guardarli e pensare alla loro storia, chi sono, da dove vengono, se stanno viaggiando e sono di passaggio o se vivono li.

Lo scenario cambia molto rispetto qualche ora prima.
Il mercato chiude alle 14, a mezzogiorno è molto affollato, bancarelle di vestiti di seconda mano abbondano. Shopping d’emergenza ideale per me che buttero tutte queste cose una volta superata la frontiera Perù – Ecuador .

Decido di rimandare la partenza per la Bolivia di un giorno. In compagnia di Juam e Julia, una signora australiana che ha viaggiato per un anno tra Europa e parte di Sud America vado a Yruia (3 ore di bus, $AR62 andata e ritorno).

Il cammino è valso più della visita al paese. Si superano i 4000 metri, le montagne colorate ci introducono a questo piccolo paesino letteralmente incastonato nella valle di alte ed imponenti montagne ma che onestamente a me, e anche ai miei compagni di viaggio, non ha detto granché.

Vale la pena però salire sino in cima al mirador. Yruia si estende in altezza, per arrivare al mirador bisogna camminare circa 15 minuti per una salita ripida e che a quell’altitudine fa sembrare il cammino una epica impresa.  Ma la vista ripaga dello sforzo.

Grandi montagne su tutti i lati e il piccolo paese a valle, silenzioso e vuoto. Gruppi di cani, tra cui un Dogo Argentino, giocano indisturbati in piazza, sembrano i padroni di questo silenzioso e vuoto pese. 3 ore sono più che sufficienti per la nostra  visita.

Dopo qualche ora siamo pronti per tornare a Humahuaca. Con il bus attraversiamo fiumicuattoli, non ci sono ponti, lasciano e facciamo salire persone nel mezzo del niente. Donne che indossano coperte di pile a mò di gonna e con le guance rosse per il freddo salgono e scendono da questo improbabile bus in cui le persone invece delle valigie hanno dei grossi sacchi neri o borse di plastic piene di beni di tutti i tipi.

La strada di montagna mette paura a tratti. A stento passa una macchina e ad ogni curva mi sembra di essere sospesa nel vuoto. Confido nell’esperienza dell’autista che guida a volte con una mano sola non contribuendo alla mia percezione di sicurezza.

Alle 10,10 del mattino successivo prendo il bus per La Quiaca (32 AR$ solo andata da Humauaca), la frontiera con la Bolivia.

La Quiaca è letteralmente attaccata a Villazon la città di frontiera boliviana, in cui il vento sembra essere una presenza costante.
Davanti a me camminano a fiumi donne e uomini di bassa statura che guardano rigorosamente verso il basso e che sulla schiena hanno grandi e, credo, pesanti sacchi.

Tutte le donne le tipiche bombette boliviane, calze di lana, 2 maglioni colorati uno sopra l’altro, un grembiule, una mantella che sembra una coperta in realtà e i capelli raccolti in lunghe nere trecce.
La socievolezza degli argentini lascia spazio alla chiusura e timidezza dei boliviani che parlano poco e raramente. Un cartello mi dice “Bienvenidos a la Republica de Bolivia”.

Da qui partirà l’avventura tra le Lagune Boliviane che si concluderà al Salar de Uyuni.
Leggi il post Viaggio nel Salar de Uyuni ed alle lagune colorate della Bolivia

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America viaggio ininterrottamente dal 2011 e lavoro esclusivamente online. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America ma anche di SEO e SEO Copywriting

Questo articolo ha un commento

  1. stefano

    ….mamma mia..che voglia di venire da quelle parti… ma mia sa che poi nn torno più….
    sei grande,,,, besos

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