Eco Turismo e trekking in Laos

Eco Turismo e trekking in Laos

C’era una cosa che volevo assolutamente fare in Laos più che in altri Paesi dove sono stata, il trekking nella giungla e tra i villaggi delle tribù locali.
Il posto ideale per potere fare questa attività è Luang Namtha a circa 7 ore di minibus da Luang Prabang, vicino al confine con la Cina e con il Myanmar.

 

Questa regione del Laos è ricca di diverse etnie e tribù che tutt’ora mantengono una forte identità culturale il cui incontro non può che affascinare e lasciare qualcosa nella propria memoria e nel proprio cuore.
Il Laos è evidentemente un Paese che sta scoprendo il turismo da qualche anno, le strade non sono asfaltate, gli autobus sono fatiscenti e vecchi, 200 chilometri si percorrono in 7 lunghe ore e quanto più si va fuori dalle normali destinazioni turistiche quanto più complicato diventa il viaggio.
Eppure forse proprio grazie a queste “scomodità” il Laos è forse l’unico Paese nel Sud Est Asiatico che offre trekking tours all’insegna dell’eco-turismo e soprattutto nel rispetto delle etnie.

villaggio akha
Donne Villaggio Akha

Devo dire che ho fatto del trekking anche al nord della Thailandia e ho notato una grande differenza organizzativa tra i due Paesi.
In Thailandia, dove il numero di turisti è significativamente maggiore a quello del Laos, i tours sono fatti a dimensione di turista e non viceversa, capita che le popolazioni dei villaggi che si attraversano hanno poco di originale o ancora perggio come nel caso delle donne giraffa diventano oggetti di un vero e proprio zoo umano in cui queste persone sono letteralmente prigioniere.

 

Il Laos invece sta scoprendo il turismo da poco e le agenzie turistiche che vendono giornate di trekking cercano di impattare in maniera minima sulla cultura e le tradizioni di tribù in cui il tempo sembra non essere mai passato.
Luang Namtha il trekking è fondamentalmente l’unico business grazie alla favorevole posizione in una zona in cui culture interessanti e diverse tra loro si incontrano.
Le agenzie quindi che si occupano di eco-turismo e turismo responsabile sono numerose, mi ci sono volute 4 ore per decidere a quale affidarmi.
Tutte le agenzie organizzano tour per gruppi per un massimo di 8 persone e le opzioni e le scelte sono numerose e personalizzabili, nel caso in cui non ci sia un gruppo già formato ovviamente, i prezzi sono più o meno gli stessi.
Uno dei tours più gettonati, ed economici, è il trekking nella giungla che include anche canoa e rafting ma avendo giù fatto queste attività qualche mese prima io ero alla ricerca di qualcosa di diverso e di unico.
Volevo vedere la tribù Akha e passare qualche ora o qualche giorno nei villaggi nel mezzo della giungla.
Il costo di questo tour era tra i più alti, in questo caso l’opzione da noi, io e Miguel il mio compagno di viaggi durante quei giorni, scelta costava 800000 kip a persona che poi siamo riusciti, a fare scendere sino a 650000kip.

 

La spesa però ne è valsa la pena in quanto quello che ho visto e a cui ho partecipato ha avuto un qualcosa di unico e come al solito ho anche avuto uno dei miei soliti colpi di fortuna.
Siamo partiti alle 8,30 del mattino. La giornata era fredda e con foschia.
Dopo 30 minuti di tuk tuk siamo stati lasciati sul ciglio della strada di fronte a una enorme distesa verde. Eravamo alle porte della giungla.
Sguendo il fiume e aiutata da un bastone per non cadere in acqua e non precipitare dai sentieri segnati solo dalla mancanza di erbe all’inizio la camminata sembrava un gioco a ragazzi.
Ma mai fermarsi alla prima impressione.
Dopo circa 1 ora di cammino le cose hanno iniziato a complicarsi: scalate di montagne a precipizio sul fiume e a 30 metri di altezza, nessun appliglio se non il bastone che faceva da terza gamba, io aggrappata ai tronchi di tutti gli alberi, una brutta versione di Tarzan, e una giornata che da fredda si era trasformata in caldissima e assolta.
La natura incontaminata e verdeggiante è stato lo sfondo per una camminata durata 5 ore in totale.
Inutile dire che per una “sportiva” come me è stato a tratti come credere di vivere gli ultimi momenti di vita, il cuore batteva a più non posso e le mie gambe ormai andavano avanti per inerzia, non riuscivo a proferire parola.
Dopo le prime 2 ore di camminata e dopo avere pranzato con sticky rice, zucca, broccoli bolliti e una salsina di pomodoro piccante poggiati su una tovaglia fatta di foglie banano a stomaco pieno chiedo a Sing, la nostra guida, quanto mancava per raggiungere il villaggio.
Con voce tranquilla e placida mi risponde che mancavano ancora 3 ore.

 

pranzo nella giungla
Pranzo nella giungla

 

In 3 ore abbiamo attraversato boschi, fiumi, campagne, senza incontrare nessuno. Fa caldo.
Zainetto in spalla e scrutando attorno terrorizzata di incontrare o inciampare su una anaconda scambiandola per un tronco, o ancora peggio aggrapparmici per non precipitare 30 metri giù per la montagna.
Dopo avere attraversato chilometri di giungla finalmente si approda al villaggio Akha. Sono le 3 del pomeriggio e fa molto caldo e non c’è gente in giro.

 

arrivo al villaggio akha
Il nostro arrivo al villaggio akha

 

Nei villaggi la giornata lavorativa comincia alle 6 del mattino e si conclude alle 17, questo lo avrei scoperto solo dopo, quindi a quell’ora le uniche voci che si sentivano e le uniche persone che si vedevano erano bambini dai 2 agli 8 anni giocare con copertoni di bicicletta o con carriole fatte in legno.
Il villaggio sembrava deserto, faccio delle passeggiate, i locali mi guardano come se fossi un mostro, sembrano non fidarsi, scappano se mi avvicino troppo, la maggior parte di loro alla mia richiesta di fare una foto rifiuta, solo pochi accettano.

 

donna akha
Donna Akha

A tardo pomeriggio però quello che era un villaggio fantasma inzia ad animarsi. Donne serie con cesti enormi sulla schiena pieni di frutta, legna o foglie tornano a casa, alcune si stanno già lavando alla fonte e con i loro i bambini piccoli.
Gli uomini cominciano a popolare la strada principale, i bambini continuano a giocare ed urlare.
Nonostante sia lì da qualche loro la loro diffidenza nei miei confronti non cambia.
Mi sento inopportuna, un’alieno, poso la macchina fotografica e mi siedo su un tronco poggiato a terra.
Decido che anche se non posso fare foto, posso però guardare in silenzio cosa succede attorno a me e dimostrare ai locali che non solo lì per trattarli da fenomeni da baraccone ma sono lì solo per assistere come spettatrice esterna a una vita che non mi appartiene e di cui vorrei sapere di più.
L’occasione mi viene consegnata su un piatto d’argento.
Al calare della sera una musica inizia a sentirsi dalla nostra abitazione di bamboo, chiedo a Sing cosa stesse succedendo e lui mi spiega che quella stessa sera si sarebbe tenuto un matrimonio e che il capo tribù e gli sposi avevano acconsentito al farci partecipare.
Unica condizione: non fare foto agli sposi o a quello che succedeva in casa loro.
Il matrimonio è stato divertente e particolare e ne parlo nel post Matrimonio Akha – La giungla, il riso, l’oppio.

 

matrimonio akha
Io al banchetto di matrimonio

Il villaggio si trova sulla cima di una montagna nel mezzo della giungla, la gente lì è diffidente nei confronti del turista, o meglio le donne sono molto diffidenti e non vogliono essere fotografata (e che peccato!),  gli uomini e i bambini dimostrano maggiore curiosità nei confronti dello straniero ma guardano sempre e comunque con occhio indagatore e non vogliono essere avvicinati.
E’ importante ricordare che per fare foto bisogna sempre chiedere il permesso, a non tutti fa piacere e alcuni credono che si stia rubando l’anima, mi ricorda alcune popolazioni messicane, se invece acconsentono mostrate sempre la foto fatta li rende felici ed orgogliosi, soprattutto i bambini.
Fare trekking in Laos è un’esperienza che consiglio di fare a tutti coloro che vogliono capire e scoprire culture e tradizioni che probabilmente non troppo più in là con gli anni scompariranno, culture in cui l’uomo domina sulla donna nonostante sia lei che porti i pantaloni, che lavora sodo nei campi e si cura dei numerosi figli.
Sedetevi a lato della strada e lasciate scorrere scene di vita di altri tempi, anzi dell’altro mondo nel vero senso della parola.

 

 

L’agenzia a cui mi sono appoggiata per questi due giorni di trekking è la Ethinc Travel Eco-Guide Service, l’ufficio si trova si trova sulla strada principale. Il proprietario è originario del Laos, ma soprattutto è paziente e se ci si perde un po’ di tempo farà anche dei buoni sconti sull’attività che si desidera fare.
I prezzi sono negoziabili soprattutto questo particolare trekking che è uno dei più cari e in genere non ha molti partecipanti.
Noi eravamo 2 e abbiamo pagato 650.000 rip ovvero $80, caro è vero ma soldi assolutamente ben spesi, soprattutto con il senno di poi e ripensando alla bellezza dei luoghi e della cultura che ho avuto la fortuna di scoprire, anche se per poco.
Consiglio di fare trekking in Laos perché fuori dai circuiti turistici di massa consente di addentrarsi in culture che altrimenti sarebbero difficili scoprire.

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Luca

    Complimenti, bel post. L’ho trovato molto interessante dato che a gennaio andrò anche io in Laos ala ricerca di qualcosa di autentico. Volevo chiederti se è impossibile andarci in autonomia e sostare magari più giorni nel villaggio.. vorrei fare delle foto che ritraggano la vita quotidiana di queste persone ma e assolutamente impossibile farlo senza creare un minimo di rapporto e fiducia reciproca. Per questo ci vuole un po’ di tempo..

    1. Giulia Raciti

      Trattandosi di turismo etico è invece importante che vada con una guida che per te possa tradurre e possa aiutarti ad entrare nel vivo della comunità. Quindi una volta arrivato ti consiglio di cercare una agenzia specializzata in turismo comunitario e andare con loro.
      Andare da soli in certe comunità è potenzialmente un danno e non parlando la loro lingua è tutto molto piu difficile. Per il trekking di cui hai letto mi sono appoggiata ad una agenzia locale ed eravamo solo 2 persone. Adesso, immagino che negli anni questo Paese sia diventato più turistico quindi magari quanto vissuto da me non accade più ma potrebbe.
      Di . fatto il mio consiglio è di affidarti a qualcuno del luogo che possa guidarti ed aiutarti a trovare la migliore situazione. Un saluto

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