Nomade in cerca di casa
Io nel deserto del Sahara
  • Categoria dell'articolo:Australia / Diario di Viaggio
  • Tempo di lettura:6 mins read
  • Ultima modifica dell'articolo:23/03/2012

Quando ho cominciato a viaggiare alla tenera età di 14 anni ho sempre creduto che viaggiare sgnificasse non perdersi nulla del luogo che si va a scoprire.
Se poi la permanenza era limitata a 2 giorni allora il mio diventava un tour de force.
Fare questo, fare quello, vedere tutti i musei, guida in mano instancabilmente partivo la mattina e mi ritiravo la sera distrutta ma consapevole di avere visto tutto. O quasi.
Ma mi sono accorta che nell’ultimo anno quando viaggio quello che succede è che cerco il contatto con la gente più che una visita al museo, che capire la cultura di un luogo mi appaga di più di una sfilza di foto in cui ci sono io che sorrido di fronte a un grande tempio o sul ponte di Brooklyn.
Come se l’interesse per queste cose andasse scemando e non mi entusiasmasse più di quel tanto.
Sono arrivata al punto che dovunque vada il mio spirito nomade mi fa pensare, contraddittoriamente a quello che nomade significa, che quel luogo potrebbe diventare la mia casa per un periodo più o meno lungo e che quindi la mia missione è scoprirlo.

marocco
Io nel deserto del Sahara

Quindi tanto nomade non sono forse. O forse lo sono stata e ora ho solo voglia di fermarmi.
Perchè non posso e non voglio continuare a spostarmi ogni 4 giorni, vorrei solo trovare il luogo ideale quello che posso chiamare casa dove svegliarmi la mattina ed essere felice di essere lì.

Per questo motivo non mi sono mai approcciata a nessun Paese con un attitudine negativa o di rigetto anzi ho sempre pensato che qualsiasi posto ha la stessa percentuale di riuscita.
Ci sono luoghi che un po’ per il nome, la fama e le storie che si raccontano in giro credo possano piacermi più di altre già prima di arrivare, ma in genere queste convinzioni vengono smentite, per esempio ricordo quando sono andata a NYC avevo paura che mi piacesse, sapevo che avrei dato un piccolo dispiacere a mio padre che mi vorrebbe vedere tornare a casa e magari sposata e con prole, piuttosto che sapermi in un altro continente.

E io certe cose le faccio. Posso innamorarmi di un posto e semplicemente non tornare. E i miei genitori che mi conoscono lo sanno e quanto più vado lontana quanto più i loro timori aumentano.
Ricordo quando ho annunciato che l’Australia non sarebbe stato il Paese dove avrei potuto considerare uno spostamento permanente. Un sospiro di sollievo per loro, che non sanno ancora che ho cambiato idea.
Arrivare in Australia e vivere nelle città mi ha fatto capire quello che voglio, sto iniziando a sentirmi stanca  di questi spostamenti continui, di non avere più un mio spazio privato a volte di non avere neanche più privacy, che mi mancano le città e che mi manca lo stile di vita occidentale, perché alla fine sono figlia del mio tempo e della mia cultura e per quanto possa abbandonarmi per brevi periodi a luoghi e culture profondamente diverse dalla mia alla fine tutto questo mi manca.

E mi trovo ora seduta all’aeroporto di Sydney pronta per imbarcarmi per il Fiji e penso che l’Australia possa essere il posto dove vorrei vorrei stare per un po’, cercare lavoro e sebbene sappia già che non sarà per sempre sento che potrebbe essere comunque una valida opzione.
Eppure secondo i miei classici standad non ha nulla di quello che ho sempre chiesto alle città e la cosa mi ha lasciato un po’ confusa. Sono cunfusa dai miei stessi pensieri che a volte mi sembrano poco lineari.
Città nuove, poca storia, pochi monumenti, poche “cose belle” ma nuove, grandi. Natura e spazi all’aperto però anche, vita semplice e rilassata, un sorriso stampato in faccia e l’importanza che si da ai propri spazi personali dopo lavoro, senza tralasciare il fatto che il lavoro c’è, c’è bassa disoccupazione, nonostante la recessione che sembra essere arrivata anche qui, soprattutto nel mio settore.

isla holbox messico
Io a Isla Holobox (Messico) con i miei amici spagnoli in viaggio da 2 anni

In Australia ho abbandonato le vesti della viaggiatrice  della backpacker e mi sono calata totalmente nella realtà delle città in cui vivevo.

Complici i miei amici australiani ho avuto l’opportunità di conoscere le città come se ci stessi vivendo e non come turista.
Ho passato 4 settimane in compagnia di australiani, frequentando i loro locali, andando nelle loro campagne, partecipando ad eventi che non potevo neanche immaginare esistessero, ho vissuto nelle loro case e per quanto spesse volte molti luoghi mi ricordassero Londra me l’hanno fatta ricordare per quelle volte che mi piaceva. Quando c’era il sole e la gente era felice e sdraiata al parco a godere quei raggi poi non sempre frequenti.

Ho capito dopo qualche settimana che in realtà queste città non mi dispiacevano per niente.
Vivere non equivale a fare un tour della città. È come volere vivere a Londra essendoci stati dal venerdì alla domenica e quando magari c’era pure il sole.
Ma senza avere esperienza della gente, dello stile di vita l’errore e la delusione potrebbe essere dietro l’angolo.
Ho quindi affrontato le grandi città australiane con qualche remora e senza lasciarmi condizionare da chi mi diceva che era splendida, alcuni in realtà non ci sono neanche mai stati..ma si sa siamo pecore e se si dice che è figa allora lo ripetiamo pure noi.
Ho capito che Melbourne mi piace più di Sydney, a lungo andare i bei palazzi di Sydney, la Royal Opera House o i negozi di classe non avranno più alcuna importanza, semplicemente neanche li noterò ma le vibrazioni di Melbourne quelle sì che possono essere permanenti.
Ed infine la gente..oh australiani che tipi.
Simpatici, cordiali, ridono di loro stessi per non avere storia, cultura o tradizioni in paragone al vecchio continente eppure a volte geniali, creativi, coraggiosi. Osano quello che noi non potremmo osare, si buttano in business incredibili e riescono. Quanto mi hanno ispirata!

La cordialità degli australiani mista alla novità forse, l’alternativa Melbourne e la imponente Sydney, i grandi spazi, la poca folla, i sorrisi per le strade e la facilità a fare amicizia mi hanno fatto capire che l’Australia potrebbe essere inserita nella lista  dei Paesi dove potrei trasferirmi. Almeno per un po’.
Ovviamente una decisione del genere non si prende con leggerezza, non è come trasferirsi a Londra o a Madrid. Si tratta dell’altro emisfero, di 24 ore di viaggio, di un biglietto aereo che costa $900 solo andata.
Ma ho ancora 7 mesi per capire e decidere…nel mentre ho buttato un occhio alle opportunità di lavoro e se al mio riotorno in Europa le cose non vanno per il verso giusto tento il tutto per tutto.
Perché alla fine si sa, chi non risica….

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America viaggio ininterrottamente dal 2011 e lavoro esclusivamente online. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America ma anche di SEO e SEO Copywriting

Questo articolo ha 7 commenti.

  1. Arianna Serra

    La citazione di Alberto mi sembra molto appropriata. Nel caso non te ne fossi accorta, cara mia, sei un modello (e una speranza) per molti futuri nomadi digitali! Quindi…grazie!

  2. michela matani

    Ti capisco, cara nomade. Come gia’ saprai, non sei sola. Ho incontrato molti che, intorno ai 40 ma l’eta’ varia, sentono il bisogno di fermarsi. In realta’ forse quello che li ha sempre spinti a viaggiare era solo il desiderio di trovare un posto dove fermarsi. Come ho incontrato persone che decidono di viaggiare (non solo visitare monumenti ma condividere culture) piu’ tardi, quando evidentemente sono riusciti a liberarsi dalle loro catene. L’aspetto positivo del viaggio, come quello del web, e’ che ti permette di entrare in contatto con persone con le cui esperienze altrimenti non ti confronteresti e delle quali non ti nutriresti. E che non ti aiuterebbero a capire cosa vuoi. Per lo meno, cio’ di cui hai bisogno. Perche’ senza confronto non c’e’ crescita (per chi sente il bisogno di crescere, naturalmente, invece di subentrare al padre o al nonno nell’azienda di famiglia; scelta legittima per carita’; ma e’ un mondo diverso). Quindi, pensando anche a me, viaggiare davvero e’ sempre anche una tappa del nostro percorso di vita. Che si proceda dunque… Quando arrivera’ il momento di continuare il percorso fermandoci, lo capiremo.
    Invidiandoti per tutto quello che hai visto e invitandoti ad avere tanta tanta fiducia. E a vivere, come mi sembra tu faccia, ogni passo che compi.
    Michela

  3. Alberto

    Vivere è viaggiare. Viaggiare è vivere. In entrambi i casi, non possiamo restare immobili…..Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo. Senza cambiamento, corpo e cervello marciscono.
    (Bruce Chatwin).

  4. Emanuele

    Di una cosa puoi essere sicura: non avrai nulla da rimpiangere.. complimenti.. 🙂

    1. Poco ma sicuro. questa esperienza e’ la più bella e gratificante della mia vita. Il tempo passa d non torna indietro e come dice mio padre mi ha sicuramente dato un bagaglio culturale/umano che porterò sempre con me e che mi insegnato tante cose. Una tra tutte che non c’è posto più bello di casa!

      1. cristina

        “non c’è posto piu’ bello di casa”… Sembra che il tuo cuore stia cercando qualcosa piu’ che viaggiare con il semplice spirito di visitare e tanti saluti…In bocca al lupo x questo!

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