Cosa vedere a Sarajevo in Bosnia-Erzegovina – La rinascita dopo la guerra

Sarajevo la città dove l’Ovest incontra l’Est – Cosa vedere in due giorni

Sono partita per qualche settimana in Slovenia con un trolley di 7 chili. 
In quei giorni un’amica mi consiglia di leggere il libro Venuto al mondo, che ha completamente stravolto i miei piani di viaggio.
Invece di rientrare, ho saluto il mio compagno dandogli appuntamento due mesi dopo ad Atene, perchè volev raggiungere Sarajevo.
Il libro, finito tra tante lacrime, mi ha invogliata a capire qualcosa in più sulla guerra nei Balcani e mi ha fatto sentire l’urgenza di raggiungere la capitale della Bosnia – Erzegovina: Sarajevo. 

In quei giorni ai telegiornali si parlava della distruzione di Palmira. Con il viaggio a Sarajevo volevo vedere cosa accade, 20 anni dopo, ad una città totalmente distrutta. 
È la fine di tutto o si può rinascere? 

Non sapevo cosa aspettarmi. Onestamente credevo di trovare una città grigia, triste e piena di macerie. 

Invece ho visto una Sarajevo guarita, bella e multiculturale, esattamente come era prima della guerra, come tante altre capitali europee.  Rimessa a nuovo ma che non dimentica. 

Camminando per le sue strade ci si imbatte in vere e proprie cicatrici, fori di proiettile sulle facciate dei palazzi, nei segni delle granate sulle strade, nelle targhe commemorative che riportano i nomi e le date di nascita e di morte di chi non ce l’ha fatta, nelle Rose di Sarajevo, in cui ci si continua ad imbattere, che ricordano il luogo dove almeno una persona è morta durante l’attacco.

Sarajevo che oggi preferisce farsi conoscere come la città in cui l’Est incontra l’Ovest, è stato un campo di battaglia per quasi 4 anni diventando  il luogo in cui è è accaduto l’assedio più lungo della storia bellica della fine del XX secolo.

Sarajevo è la sua storia ma è anche la sua nuova versione: multiculturale, con bellissimi caffè nella città vecchia, e l’ottimo caffè turco, vivacità e proiettata al futuro con un occhio sempre volto al passato. 
Un monito più che il desiderio di legarsi solo ed esclusivamente al passato. 

Leggi il post – Libri da leggere prima di viaggiare nei Balcani

Sarajevo la città dove l’Est incontra l’Ovest – Per davvero 

Al Sarajevo Meeting of Culture – sulla Ferhadija la strada pedonale della città – le architetture dei due mondi si incontrano.
Quella tipica dell’Impero Austro Ungarico si fonde con quella dell’Impero Ottomano, qui puoi sentirti un po’ a Vienna ed un po’ ad Istanbul, a seconda da dove la guardi. 
In questo luogo piuttosto circoscritto si trovano una chiesa ortodossa, una cattedrale cattolica, una sinagoga ed una moschea, a simbolo della tolleranza multiculturale che ha sempre contraddistinto Sarajevo.

sarajevo

La Storia dell’assedio di Sarajevo e la guerra nei Balcani – Una lunga storia in breve

Avevo 12 anni quando è cominciato l’assedio, ricordo benissimo le immagini che passavano in televisione. Quello che non capivo era: Perchè?

L’assedio di Sarajevo durò dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996, più di tre mesi oltre la firma degli accordi di Dayton che sancirono ufficialmente alla guerra.
3 anni, 10 mesi e 24 giorni durante i quali sono morte 11.541 persone, di cui circa 1500 bambini. 

La guerra nei Balcani non è direttamente correlata alla caduta del Comunismo nell’Europa dell’Est. 
Nella Ex-Jugoslavia c’è sempre stata una tendenza nazionalista ma il Paese è rimasto unito sotto il dittatore carismatico – e l’opprimente vigilanza della polizia politica –  Josip Broz Tito.

Dopo la sua morte, nel 1980, l’unione apparente ha cominciato a sgretolarsi e traballare.
Le tensioni tra etnie aumentarono ed in Serbia, con Milosevic come Presidente, la propaganda nazionalista ha preparato il terreno a quanto sarebbe accaduto 10 anni anni dopo. 

Il primo Paese a dichiararsi indipendente ,nel 1990, è stata la Slovenia, seguita poi da Croazia, Macedonia e Bosnia.

La neonata Assemblea Nazionale Bosniaca consociava i tre i gruppi etnici del paese: bosniaci, croati e serbi.

Il Partito Serbo però lasciò il parlamento di Sarajevo formando la propria assemblea che, in seguito, istituì la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, che diventerà nel 1992 la Republika Srpska

Tra il 29 Febbraio ed il 1 Marzo 1992 i Bosniaci ed i Croato-Bosniaci votarono con la maggioranza al 90% per l’indipendenza.
La minoranza serba, che aveva votato mesi prima per rimanere uniti alla Serbia ed al Montenegro, non partecipò al referendum. 

Il 3 marzo 1992 la Bosnia-Erzegovina si dichiara indipendente e fa di Sarajevo, simbolo di multiculturalità, la sua capitale.

La dichiarazione di indipendenza intensificò il conflitto e le tensioni nel Paese.

Ma gli abitanti di Sarajevo, persone di tre differenti origini etniche e diverse religiose abituate a convivere armonicamente da sempre, non credevano che qualcuno potesse davvero attaccare la città. Questo fino al 5 Aprile 1992. 

Durante delle proteste pacifiche due donne vengono uccise da dei cecchini. Saranno le prime delle migliaia di vittime dell’assedio. 

La situazione in città cambia letteralmente da un giorno all’altro, La città che è lunga, stretta e circondata da colline viene messa sotto assedio da cecchini appollaiati sulle colline facendola diventare un vero e proprio tiro a segno.

La vita a Sarajevo durante l’assedio diventa velocemente difficilissima.
Non c’è acqua corrente, elettricità, cibo. Uscire di casa è un terno al lotto, chiunque diventa un potenziale bersaglio per i cecchini che dalle colline vedevano benissimo qualsiasi movimento nelle strade.

Secondo le stime fornite delle Nazioni Unite su Sarajevo ogni giorno venivano sparati almeno 300 proiettili.
La biblioteca, e tutti i libri antichi contenuti, vennero distrutti.

Si deve arrivare ad Aprile del 1994 quando la NATO comincia una campagna di bombardamenti aerei sulle posizioni serbo-bosniache a Sarajevo. 

Con la campagna Operation Deliberate Force i serbi si arrendono e partecipano ai negoziati di pace, lasciando Sarajevo distrutta e con una perdita enorme di civili.  

Fonti per approfondire 

Sarajevo

Dove dormire a Sarajevo

Se vuoi dormire in un hotel storico allora prenota l’Hotel Europe, hotel fondato nel 1882 e che comprende sia lo stile di design ottomano che quello austro-ungarico.L’hotel è moderno ma ha mantenuto gran parte delle sue caratteristiche originali, in particolare il grande caffè viennese e la sala da pranzo, aperta al pubblico.
Molto simpatico è l’Ibis Style Sarajevo, dal design colorato e divertente con piscina e terra panoramica. Ma è distante dal centro quindi per muoverti probabilmente dovrai chiamare un taxi.

Due hotel da considerare ed in posizione eccezionale sono il Lula Hotel, nel centro storico di Sarajevo ad arredato in tipico stile bosniaco, e l’Hotel Boutique 36, in centro storico della città e ristrutturato da pochissimo.

Se cerchi un ostello ti consiglio il Franz Ferdinand, .super centrale e considerato il migliori boutique Hostel di Sarajevo con camere private e condivise.

Sarajevo in un giorno – Walking tour autonomo (con mappa)

Sarajevo è una piccola città, quindi teoricamente un giorno è sufficiente per vedere i luoghi più importanti, ma vista la complessa storia, le differenti culture ed i palazzi degni di una visita, ti consiglio di prendere parte ad una visita guidata.

Le mie guide sono sempre stati ragazzi più o meno della mia età che quindi raccontano la Sarejevo della guerra anche con aneddoti della loro vita da bambini nella morsa dei cecchini.

Tra le differenti opzioni ti consiglio:

Se preferisci scoprire la città per conto tuo, ho pensato ad un itinerario a piedi, con mappa. che puoi seguire da te. Include tutti i luoghi principali della città. Comincia la tua camminata dalla città vecchia di Sarajevo – Baščaršija – dove visitare la  Moschea di Husrev-Bey e l’Antica Sinagoga, oggi Museo Ebraico.
Camminando ti imbatterai al Sarajevo Meeting of Cultures, dove l’ovest incontra l’est. Prosegui per la Biblioteca Nazionale, completamemente ristrutturata grazi ei finanziamente dell’UE nel 1996.  Cammina lungo il fiume ed attraversa il Ponte Latino, famoso perchè è stato il luogo dove l’arciduca Francesco Ferdinando venne ucciso e motivo ufficiale per cui scoppiò la Prima Guerra Mondiale. 

Visita la Sinagoga Aschenazita e poi la Cattedrale Ortodossa della Natività di Gesù, porta omaggio ai caduti della Prima Guerra Mondiale al monumento la Fiamma eterna. Prosegui per la Cattedrale del Sacro Cuore e termina la giornata alla Gallery 11/07/95

Sarajevo in due giorni – I luoghi della Guerra a Sarajevo

Dopo aver visto il centro di Sarajevo il primo oggi, dedica il secondo al tour  tra i luoghi della guerra, un’esperienza fortissima e a tratti molto difficile da mandar giù ma assolutamente da non perdere.

Si può scegliere tra differenti tour, alcuni includono visite extra, come per esempio la visita al Museo dei Crimini contro l’Umanità ed il Genocidio o il bunker di Tito

Tutti i tour però includono il Museo del Tunnel, in cui si può camminare per una breve tratta e capire come si facevano entrare i viveri e gli aiuti nella città durante l’assedio, il Villaggio Olimpico, il monte Trebevic ed il cimitero ebraico, un’altra roccaforte dei cecchini serbi.

Ti consiglio di prenotare una di queste visite per approfondire questi luoghi estremamente interessanti e fondamentali per comprendere Sarajevo:

Baščaršija – La città vecchia di Sarajevo

Baščaršija è la parte vecchia della città dove si trova la piazza principale, Sebilj, una fontana di legno in stile ottomano, ed abitata da tantissimi piccioni, tanto da essere chiamata la piazza dei piccioni
Oltre a passeggiare per le sue strade e fermarsi in qualche bar o ristorante, il quartiere ne è pieno, consiglio di visitare alcuni posti interessanti.
Nel vecchio bazar coperto si trova il Museo Brusa Bezistan che offre una panoramica della storia della città, la Moschea di Husrev-Bey e l’Antica Sinagoga, oggi Museo Ebraico.

Molto interessante è la Casa di Svrzo splendido esempio di casa musulmana di Sarajevo nel periodo ottomano.
Mentre la Casa di Despić  mostra gli interni delle case serbo-ortodosse.
Nel quartiere si trova anche Vijećnica la bellissima Biblioteca Nazionale.

Sarajevo piazza
Foto di kabaretka da Pixabay
Sarajevo città vecchia
Image by Chris Spencer-Payne from Pixabay

Vijećnica Town Hall

Il municipio di Sarajevo è uno degli esempi più straordinari di architettura dell’Impero austro-ungarico e funge da simbolo dell’incontro delle civiltà mondiali.

Il progetto, considerato uno degli esempi più importanti del cosiddetto stile pseudo moresco,  è stato curato da Alexander Wittek, con l’intenzione di creare la perfetta unità architettonica tra Oriente e Occidente. 

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Vijećnica diveta la sede della Biblioteca nazionale e universitaria della Bosnia ed Erzegovina.
In seguito all’incendio nelle notti tra il 25 e il 26 agosto 1992, durante l’ultima guerra, Vijećnica,  quasi il 90%, più di 2 milioni di libri e documenti, della collezione della biblioteca andò in fiamme e l’edificio divenne il simbolo dell’assedio e della tragedia di Sarajevo.

La ricostruzione di Vijećnica è iniziata nel 1996, sotto la direzione dell’architetto Nedžad Mulaomerović e grazie al finanziamento dell’UE.

Le foto trovate in collezioni private hanno aiutato tantissimo a ricostruire, così come i documenti trovati negli archivi di Vienna, Budapest e Belgrado.

L’inaugurazione ufficiale ha avuto luogo il 9 maggio 2014, lo stesso giorno in cui si celebra la Giornata dell’Europa e la Giornata della Vittoria sul fascismo.

Bezistan di Gazi Husrev Bey (bazar coperto)

Il Bezistan di Gazi Husrev Bey è il bazar coperto di Sarajevo costruito nel 1540 ed oggi ancora utilizzato come mercato.
È un ottimo esempio di bezistan ottomano ovvero di mercato coperto, il suo stile che ricorda il Grand Bazar di Istanbul ha fatto meritare a questo bazar il soprannome di “pezzo di Istanbul nel cuore di Sarajevo”.

L’edificio è ben conservato e lungo le mura ci sono molte targhe che ne raccontano la storia.
I negozi del bazar vendono abbigliamento ed oggetti tradizionali in stile ottomano, mi raccomando di negoziare prima di comprare. Fa parte delle tradizioni.

Vječna Vatra – La Fiamma eterna

Vječna Vatra, la Fiamma Eterna, è un monumento in memoria di coloro che hanno liberato Sarajevo durante la Seconda Guerra Mondiale.
Questo semplice ma bellissimo monumento – opera dell’architetto Juraj Neidhardt – si trova nella parte anteriore di un edificio nel cuore della zona pedonale di Sarajevo, all’incrocio delle vie Mula Mustafa Bašeskije, Titova e Ferhadija.

Il momumento è stato inaugurato il 6 aprile 1946 in occasione del primo anniversario della liberazione di Sarajevo.
In un recipiente di rame un fuoco brucia e rimane sempre acceso.  La fiamma simboleggia i liberatori di Sarajevo.

Ponte Latino – Casus belli della Prima Guerra Mondiale

Un libro mastro del 1541 menziona un ponte situato nel punto dove oggi si trova il Ponte Latino, affermando che fu costruito da un sarač – operaio del cuoio –  di nome Husein, figlio di Širmed.

Da un documento successivo si può concludere che questo primo ponte di legno fu presto distrutto e al suo posto fu costruito un ponte di pietra da Ali Ajni Bey, cittadino importante di Sarajevo. 

Questo ponte di pietra fu poi spazzato via da una grande alluvione nel 1791. Venne ricostruito nel 1798. grazie ad una donazione fatta da un ricco commerciante di Sarajevo, Abdulah Briga

Il ponte prese il nome dal quartiere sulla riva sinistra del Miljacka, dove risiedevano i cattolici di Sarajevo.

Questo ponte è tristemente famoso perchè fu il luogo dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono asburgico, diventando il casus belli della Prima Guerra Mondiale.

sarajevo ponte
Image by Mirza Causevic from Pixabay

Galleria 11/07/95

La Galleria 11/07/95 è la prima galleria commemorativa della Bosnia ed Erzegovina.
Questo spazio espositivo mira a conservare la memoria della tragedia di Srebrenica e delle 8372 persone che perirono nei massacri.

La mostra permanente offre scene documentarie di ciò che è rimasto di Srebrenica dopo il genocidio.
Attraverso contenuti multimediali – immagini, mappe, materiale audio e video – la Galleria offre un’interpretazione documentaria e artistica degli eventi che si sono svolti in questa piccola città della Bosnia orientale nel Luglio 1995.

Il concetto è un ibrido museo-galleria con un solo obiettivo: porsi come una voce forte e decisa contro ogni forma di violenza nel mondo.

Srebrenica è un simbolo della guerra in Bosnia ed Erzegovina ma anche della sofferenza degli innocenti acuita dell’indifferenza di chi vede ma non agisce. 
Maggiori informazioni sulla Galleria

Moschea Gazi Husrev-Bey

Sarajevo ha numerose moschee, ma la più bella ed imponente è sicuramente la Moschea Gazi Husrev-Bey in cui sicuramente ti imbatterai camminando per Baščaršija.

La moschea che faceva parte di un complesso molto più ampio, il complesso Gazi Husrev Bey, è considerata il più importante esempio di struttura islamica del Paese ed uno dei migliori esempi di architettura ottomana nel mondo.

Il complesso, costruito nella prima metà del XVI secolo, è stato voluto da Gazi Husrev Bey, governatore ottomano e mecenate in Bosnia che contribuì notevolmente allo sviluppo urbano di Sarajevo, ed è stato costruito da Ajem Esir Ali, un architetto di Tabriz che era stato fatto prigioniero durante le incursioni ottomane in Persia ed era diventato un architetto capo a Istanbul.  Questo è sicuramente il suo capolavoro.

Il complesso comprendeva una moschea, una madrasa, una scuola coranica, un ospizio, una biblioteca, un khanqah, una mensa per i poveri, un bazar, bagni pubblici e due tombe. Distrutta durante gli anni dell’assedio è stata fedelmente ricostruita grazie a donazioni Saudite.

Oggi la moschea è visitabile mentre molti luoghi dell’antico complesso ormai non esistono più.

Nel cortile della moschea sono sepolti molti leader bosniaci, tra cui Mehmed Džemaludin Čaušević, il politico Mehmed Spaho ed il poeta Safvet Bey Bašagić.

Il cimitero ebraico

Questo grande cimitero ebraico è stato fondato nel 1630 e contiene più di 3.850 pietre tombali.
Per diversi anni è stato anche territorio minato. 

In quanto parte dell’Impero Ottomano, Sarajevo divenne un posto sicuro per gli ebrei sefarditi gli ebrei della penisola Iberica, dopo la loro espulsione dalla Spagna nel 1492.
Già nel XVI secolo molti ebrei si erano insediati in città costruendo il quartiere ebraico che comprendeva una sinagoga, un cortile, case e il cimitero.

Le tombe più antiche sono sefardite, ma successivamente il cimitero divenne anche un luogo di sepoltura per gli ebrei aschenaziti, arrivati alla fine del XIX secolo.
Il cimitero si distingue soprattutto per la forma unica delle sue pietre tombali che risentono dell’influenza dei monumentali stećci bosniaci , lapidi medievali, in blocchi e decorate.

Il cimitero però è tristemente famoso anche per un altro motivo.
Posizionato sul lato del monte Trebevic che domina la città, divenne durante gli anni di assedio è stato usato come posto di osservazione e di artiglieria durante la guerra.

Trovandosi in prima linea ha subito notevoli danni diventando anche un campo minato.
Bonificato da 70 mine, il cimitero è stato restituito alla comunità ebraica di Sarajevo per la riapertura ed il restauro nel settembre del 1998.

Foto di largher da Pixabay

Sniper Alley

La guerra civile è terminata relativamente pochi anni fa ed il Paese sta ancora lavorando per ricostruire le sue infrastrutture.
Molti edifici di Sarajevo non sono stati completamente ristrutturati e rimangono ancora evidenti e visibili le cicatrici della guerra.
Segni di granate, buchi di proiettili e strutture bombardate ed abbandonate. Tra tutte le strade ce ne è una che venne soprannominata Sniper Alley (il viale dei cecchini) che durante l’assedio è tristemente diventata una delle strade più pericolose della città. 
ampio viale c’erano poche possibilità di rifugio. Oggi la strada funziona come una strada commerciale, ma per i visitatori consapevoli del suo significato ha un’atmosfera inquietante.

Le rose di Sarajevo

Le rose di Sarajevo sono dei monumenti commemorativi sparsi per la città nei luoghi in cui almeno tre persone sono state uccise.

Alcuni colpi mortali hanno lasciato per terra dei piccoli crateri che sono stati riempiti di resina rossa per ricordare le persone morte durante l’assedio.
Colorando questi buchi sembra che a terra si disegnino delle rose, per questo motivo il nome Rose di Sarajevo. 

In seguito alla ristrutturazione delle strade le rose stanno scomparendo, ma alcune rimarranno per ricordare, ai locali ed anche ai turisti, le sofferenze del popolo di Sarajevo.

Ci sono circa 200 “rose” in tutta la città.

ll Villaggio Olimpico di Sarajevo

Nel 1984 Sarajevo ha ospitato i Giochi Olimpici Invernali, uno degli eventi più significativi della storia della Jugoslavia.

Sarajevo sentiva il peso di questo ruolo, non solo perchè era la prima volta che le Olimpiadi si sarebbero svolte nel Paese, ma anche perchè era la prima volta che i giochi si sarebbero svolti in un Paese comunista e non vennero boicottate da nessuna nazione del mondo.

Le Olimpiadi invernali rappresentarono invece un momento di unione grazie allo sport.

In quanto Nazione ospitate la Jugoslavia non voleva deludere. Si lavorò alla costruzione di un nuovo ambiente costruito specificatamente per questo evento al quale hanno partecipato alcuni degli architetti più importanti del Paese.

Otto anni dopo i giochi del 1984, quello che era un villaggio grandioso è diventato un luogo abbandonato, con edifici distrutti, pieni di fori di proiettile, piste da sci disseminate di mine antiuomo ed un cimitero poco fuori dallo stadio che un tempo ospitava le cerimonie di apertura.

I luoghi della passata gloria sportiva e simbolo di unione sul monte Trebević, sono diventati campi di battaglia oggi rimasti come nei tempi più bui.

In questo articolo trovi tantissime foto del tempo e foto del Villaggio olimpico oggi.

Ti consiglio di prendere parte al tour della guerra che in un giorno fa scoprire e vedere tutti i posti che hanno svolto un ruolo durante gli anni di assedio.
Ti consiglio il tour I luoghi della guerra che include anche la visita al Bunker di Tito o il Tour dei luoghi della guerra ed il Museo dei Crimini contro l’Umanità ed il Genocidio

Il tunnel di Sarajevo

Parte integrante della sopravvivenza degli abitanti bosniaci di Sarajevo durante la guerra civile è stato il Tunnel di Sarajevo, che ha svolto un ruolo fondamentale per la salvezza dei cittadini.

Attraverso questo tunnel la città poteva ricevere cibo, aiuti, risorse ed armi per difendersi.

Il tunnel è stato costruito nel Maggio 1992 dall’esercito bosniaco, mentre tutte le vie d’ingresso e di uscita dalla città erano bloccate dagli attacchi delle forze serbe, al fine di collegarsi con la zona controllata dall’ONU dall’altra parte dei serbi.

Oggi l’ingresso del tunnel è un museo ed i visitatori camminare per una piccola inziale del tunnel per sperimentare quello che era.

Ti consiglio vivamente di visitare il Tunnel e vedere il Museo che è una tappa di tutti i tour sulla guerra a Sarajevo.

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America viaggio ininterrottamente dal 2011 e lavoro esclusivamente online. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America ma anche di SEO e SEO Copywriting

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