Le assurdità di Varanasi, concentrato di stereotipi indiani che ammalia e, forse, disincanta

Le assurdità di Varanasi, concentrato di stereotipi indiani che ammalia e, forse, disincanta

Cosa fare a Varanasi la città sacra d’India

Dopo 18 ore di treno, che sarebbero dovute essere 14, partendo da Agra, ed un mal di schiena tipico di chi ormai sembra voler fare i conti con l’età che avanza, oltre ad una pessima organizzazione distribuzione bagagli in vagone, alle 13 di una domenica arrivo a Varanasi.

Il caos è quello di sempre, i tuktuk drivers agguerriti non lasciano il tempo di pensare, di contrattare, di decidere. Ti seguono e ti parlano, in quei momenti in cui, data la stanchezza, vorresti silenzio e, anche se pagando di più, almeno la libertà di scegliere senza essere strattonato e spinto verso un tuktuk piuttosto che un altro.

A volte li sento dietro di me, mi parlano. Non rispondo, come se non esistessero. Ho imparato in Giamaica come comportarmi con chi insiste ad offrirmi un servizio non richiesto.
Me lo ha insegnato Soshana, che con secchi no, senza un grazie (mi ripeteva sempre), gli animi si tranquillavano e io potevo proseguire dritta.
Ho imparato a farmi spazio tra la folla senza lasciarmi intimorire, camminando con andamento carro armato facendomi forte della mia fisicità piuttosto imponente.

Con 150 rupie arrivo alla Rahul guesthouse, poco fuori dalla città vecchia direttamente sul fiume. Desideravo esattamente quella pace dopo un lungo viaggio e soprattutto desideravo un tuk tuk che potesse lasciarmi di fronte la porta della guest house limitando lo sforzo alla sfilza di scalini che sapevo avrei dovuto fare.

varanasi

La città si estende lungo il Gange, con rispetto chiamato Mother Ganga (Madre Ganga).

Varanasi si spiega di fronte a me in lontananza e la vedo dal terrazzo con vista che non mi getta immediatamente nel labirinto in cui, anche se dotata di ottimo orientamento, ho scoperto mi riesce facile perdermi nonostante lo abbia percorso decine di volte.

Ma questo dalla terrazza ancora non lo so e mi chiedo, cosa mai affascinerà di questa città? Dico che mi sdraio per pensarci, e dalla stanchezza mi addormento.

La mattina dopo una lunga e sana dormita rigenerante, per la prima volta dopo un mese in India sento il sole riscaldare e lascio in camera la felpa e la giacca a vento, copro le spalle come tradizione vuole con una delle tante sciarpe comprate qui e lì in questo primo mese.
Mi incammino per le strade fangose in cui cinghiali, mucche e cani razzolano ingurgitando tutto ciò che l’uomo può produrre. Plastica, carta, scarti ed immondizia che diventano cibo per gli animali che convivono con gli uomini in un disordine senza logica.

<< Barca? Giro in barca? >>
Questa è l’attività turistica per eccellenza a Varanasi, e il motivo è abbastanza valido per non lasciarselo scappare. Ma non era il momento giusto, così chiedo al terzo barcaiolo di lasciarmi da sola ed in silenzio.
<<Allora ne parliamo dopo<<
<<Si, ne parliamo dopo.  Magari però preferisci del fumo? Una crema, e posso trovartelo poco più su.>>

good morning varanasi

Il sole comincia a farsi sentire, tolgo la sciarpa e la metto in testa per ripararmi dalla luce che batte in testa. Passeggio tra saree ed abiti lavati nella acque del fiume più inquinato del mondo, tra donne e uomini che si immergono in queste acque melmose e nere.
Entrano lentamente e poi immergono per cinque volte, immagino che ripetano il mantra e si puliscono prima dei loro peccati spirituali e poi di quelli terreni.

varanasi

Varanasi, o Benares, città assurda, in cui si riassumono le contraddizioni/follie di un Paese che non ho mai capito davvero e che forse mai capirò.

La città santa, la più santa di tutte ma anche la città abitata più antica del mondo.
Una storia importante ed un ruolo essenziale nella vita dell’induista che tra tutti i desideri, forse il più grande, ha quello di poter morire qui, luogo in cui, se sei fortunato (e ricco abbastanza per potertelo permettere a meno che non sia un residente) il ciclo della reincarnazione finisce una volta per tutte.

A Varanasi ci si libera del fardello delle reincarnazioni che, come una spirale, ci poterà, chissà quante vite dopo, alla totale liberazione.

La scorciatoia sarebbe quella di venire qui ed attendere. C’è chi attende da vent’anni senza tenere in considerazione che la vita si è allungata e che forse basarsi solo sull’età non è più un indicatore sufficiente (approfondisci con questo articolo: Waiting to die in Varanasi).

Si è disposti a tutto pur di morire a Varanasi, anche se ancora il momento non è arrivato (ma potrebbe da un momento all’altro!)
Varanasi è la città in cui lo spirituale si mischia con il vile denaro. In cui il baba sembra mettersi sui ghat più per farsi fare le foto, in cambio di un’offerta, che per pregare. Oppure li vedi camminare verso di te, per poi tenderti la mano chiedendo qualche rupia.
E’ anche la città in cui l’occidentale che è venuto in India per ritrovare se stesso, troppo di frequente si perde, anche grazie ai fumi dell’hashish o della marijuana a buon mercato.
Si spoglia degli abiti occidentali, indossa un longi, cammina scalzo, a volte sembra quasi voler distribuire benedizioni.
Magari medita all’alba su qualche scalone del ghat, e che gli importa della cacca di mucca e della sporcizia che lo circonda, alla fine a Varanasi anche i bidoni dell’immondizia sono HOLY (santi), va bene così.

Varanasi

La notte, insieme ad eserciti di zanzare aggressivissime, si alza un odore che sono sicura sia di fogna, eppure mi convinco che sia di fumo di morto, corpi che vedo bruciare neanche troppo lontano da dove mi trovo.

E’ a Varanasi che più che parlare dei controsensi d’India mi viene da pensare alle assurdità di questo Paese, che vive di regole, o non regole, tutte sue, che convive con la sporcizia, che venera la mucca ma che la tratta male restando impassibili nel vederla cibarsi di spazzatura, che non si fa difficoltà a trovare, ed in cui la spiritualità profuma di rupie più che di buon karma.

“Che te ne è parso di Varanasi?” mi chiede Alena, una scrittrice che in India ci viene perchè ne condivide la spiritualità al punto da avere un suo Guru, “hai sentito la sua spiritualità?”

A Varanasi non ho sentito la spiritualità come mi è accaduto, invece, in luoghi più raccolti e meno noti tra gli Hindu Wannabe ma altrettanto importanti per gli hindu, quali Chitrakoot o Allahabad.

A Varanasi ho visto materializzarsi tutte le assurdità indiane conosciute fino a quel momento. Qui si sono concentrati gli stereotipi dell’India, che hanno ragione di essere tali, mostrandoli uno dopo l’altro, esattamente come la lunga fila di mendicanti che porta dalla strada principale fino al Dashashwamedt Gaht .

Varanasi regala un bel concentrato di indianità. E’ lo stereotipo dell’India che chiunque venga qui si aspetta di incontrare e forse teme.
Il traffico, le folle umane, la devozione vera e anche quella meno vera, il rumore, la puzza e la spazzatura, i procacciatori di clienti e le file di mendicanti o degli storpi che, seduti uno accanto all’altro, tendono le mani per avere in cambio qualche rupia per i 500mt di strada pedonale, dove ovviamente le moto sono ammesse perchè non è pensabile concedere qualche pezzo di città al silenzio, i ghat ed i templi, immagini di shiva sui muri, il Pan, prodotto di eccellenza della città, i fuochi che cremano i corpi, ben 450 al giorno, la puja della sera.

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La vita pubblica degli indiani, dalla mattina….alla morte 

Con la barca partiamo prima dell’alba per vedere il sole sorgere alle nostre spalle ed illuminare i grandi gath che rendono tanto famosa questa città.

Così si comincia con la vita terrena, quella della lavata dei panni, o dei denti. Dei bagni con la saponetta. Nel mentre qualcuno con la gambe incrociate medita con gli occhi chiusi in direzione di Ram (il sole) che nel mentre sorge.

Varanasi non si ferma. Ogni giorno al MANIKARNIKA GHAT vengono cremati tra i 400 ed i 450 corpi. Perchè se muori a Varanasi blocchi il giro della reincarnazione, samsara, ed è proprio qui, nella città più santa, che si compie il destino dell’induista che si è rotto le balle di reincarnarsi e continuare a tornare di karma in karma.  Varanasi, ultima fermata.

Ma se 450 corpi vengono bruciati fino a 10.000 attendono la morte. Se negli anni 70 in India si moriva a 50 anni nel 2000 si muore a 60 o forse di più. Così i pellegrini arrivano qui attorno ai loro 50 anni attendendo, anche 20 anni, per la morte invocando Shiva che li porti via. Solo per morire a Varanasi.

Facile capire perchè la morte caratterizza questa città. Uno dopo l’altro i corpi si schiacciano tra cumuli di legna, di differente valore, perchè quanto più puoi pagare quanto più la legna sarà profumata, come il sandalo, e quanto più vicino alla riva verrai cremato.

<<Le donne non assistono alla cremazione, perchè piangono, e se piangono l’anima non è libera di lasciare la vita terrena e rimarrebbe legata non consentendo una nuova nascita in un altro corpo. Così le donne si lasciano a casa a piangere mentre questo momento è maschile, che le lacrime non le versano>> mi dice il becchino, un intoccabile a cui per questione di casta tocca  fare quel lavoro guadagnando anche bene (la casta infatti non è direttamente correlata al quanto si guadagna), che mi trova osservando un cadavere che brucia quando sono indecisa se fermarmi o proseguire.

Mi sento una macabra curiosa guardona.

varanasi

Nel mentre che mi domando che diavolo stia facendo impalata di fronte ad un rogo neanche stessi guardando dei fuochi d’artificio, il mio sguardo viene catturato da un piede di uno dei cadaveri che brucia e che penzola.

A lato, poco più in là, un piccolo fagotto avvolto in un telo bianco con un cordoncino, viene messo su una barca, anche questa con solo uomini a bordo, per poi essere gettato nel Gange.

<<E’ il corpo di un neonato. I bambini minori di 10 anni, come le donne incinta e chi è morto perchè morso da un serpente non vengono cremati perchè sono già puri>> prosegue il becchino.
Quindi il corpo si getta per interò, esattamente a poca distanza da chi nel mentre si lava i denti con quella stessa acqua in cui la vita, la morte e la monnezza si concentrano nel fiume più inquinato del mondo ma che, le credenze, vogliono essere miracoloso.

Varanasi riassume l’ingrato sentimento MiPiaci/NonMiPiaci tipico di chi viaggia in India per lunghi periodi. La spiritualità mossa dal dio denaro e che diventa uno show, tra l’altro bellissimo, come quello della puja serale.
La totale assenza di privacy, ma con una inversione di tendenza, stavolta siamo noi quelli che guardano fissando gli altri e fissando i cadaveri che liberano l’anima e non più loro che osservano con sguardo quasi fastidioso qualsiasi cosa di faccia, o non si faccia.
I baba che si mettono in luoghi strategici per fare la foto dell’anno in cambio di qualche rupia, che mi fanno anche credere che potranno pure vestirsi di arancione ma, seguendo la loro logica, dubito che siano al loro ultimo giro di boa, se davvero la moksha (fine del circolo di reincarnazione) si raggiunge solo quando non si ha più attaccamento con le cose terrene ed il proprio ego.

I ragazzoni biondi convertiti ad una religione che credo avrebbe più senso adottarla come credenza e stile di vita senza perdere la propria identità culturale. I corpi che bruciano e le anime che volano.
I cestini con i fuori e la candela da rilasciare nel Gange messi per forza in mano a farmi voler essere parte di un evento del quale invece non capisco un fico secco e che reputo equivalga come andare in chiesa a pregare senza crederci.

INCREDIBLE INDIA, si dice. Assurda aggiungo. Assurda Varanasi.

Cosa fare a Varanasi – Attività da non perdere 

Se già l’India sembrava strana, qui diventa l’apoteosi delle stranezze, eppure 3 e poi 4 e poi 6 giorni passano e questa città ha il potere di farti camminare per le strade e pensare che sei nel posto più zozzo del mondo, eppure, sei ancora li.

Cosa ci sarà mai da fare in questa città per tutti questi giorni?

In verità, se non sprigionasse comunque un certo fascino, fatto anche di incomprensioni, basterebbero due giorni, ma vale la pena viversela con tranquillità.

Passeggiare per i Ghat prima, che si susseguono senza interruzione e soprattutto senza obbligo di togliere le scarpe, alternandoli, quando comincia a fare caldo con le fresche vie labirinche del centro antico, sono ragioni sufficienti per dedicare qualche giorno oltre la toccata e fuga.

Barca all’alba

Questa è una di quelle attività che si fanno  senza se e senza ma. E’ un momento bellissimo. Il sorgere del sole sul lato opposto della riva e che lentamente illumina la città sacra, nel mentre che gli abitanti di Varanasi danno il via alla propria giornata, lavandosi i denti o facendo il bagno oppure per abluzioni religiose, rende la città magica.
La partenza in genere è verso del mattino ed il rientro per le 8,30. Costo della barca tra i 250/300INR a seconda del luogo di partenza.

Puja Serale

La puja è un rituale di adorazione tipico dell’induismo. In qualsiasi città induista è possibile assistere a questa cerimonia anche se quella di Varanasi è probabilmente la più sensazionale, a metà tra uno spettacolo, con tanto di sedie ordinate e folla di pubblico che sembra voglia applaudire alla fine dello spettacolo.
Ogni sera alle 6,30 per 45 minuti su sette piattaforme ognuna con un piccolo altare si svolge l’evento celebrativo più importante della città o per lo meno, tanto agognato dai turisti.
La candela è accesa e le campane cominciano a suonare, il ritmo come i movimenti dei 7 bramini sono coordinati ed ipnotici. Danze di fuoco guardando il Gange e venerando il fiume sacro.

Consiglio di arrivare un pò in anticipo per osservarlo e di mettersi in posizione spalle Gange per potere osservare i bramini durante la cerimonia, e non quindi guardandoli alle spalle.
Alternativamente una opzione più caratteristica è farlo dalla barca, e i barcaioli in zona non mancano.

I ghat principali di Varanasi

I ghat sono delle scalinate tipiche dell’architettura indu che portano a corsi di acqua, quali fiumi o laghi, importanti per la abluzioni indu, di cui Varanasi è piena e si estende per lungo alternando numerosi ghat tra cui i più importanti sono i seguenti:

  • Dashashwamedt Gaht – Probabilmente il più famoso in cui immancabilmente i barcaioli prendono d’assalto anche il più pacifico e strafottente dei turisti
  • Manikarnika Ghat – Uno dei due ghat per le cremazioni, quello ritenuto più propizio per essere cremati e da cui giornalmente circa 400 anime concludono l’eterno giro di reincarnazione
  • Harishchandra Ghat – Altro ghat per le cremazioni ma di dimensione più piccola ed aperta a tutti (a prescindere dalla religione o  classe sociale)
  • Assi Ghat – Questo ghat è imporante perchè il Gange incontra l’Assi, sicuramente non di grande attrattiva per i turisti ma importantissimo per gli induisti che venerano il lingam, simbolo fallico, di Shiva che si trova sotto un albero di pipal
  • Darbhanga Ghat – Uno dei più belli a livello architettonico grazie all’imponenza del Brijramas Palace fatto costruire nei primi anni del 1900 dalla famiglia Bihar
  • Scindhia Ghat – Un ghat tranquillo e pittoresco poco distante dal  Manikarnika Ghat. Quello che rende questo ghat speciale è il tempio di Shiva parzialmente sommerso nelle acque, affondato nel 1830 durante la costruzione del ghat. Alle spalle del ghat, su per le scale nella città vecchia si trovano una serie di templi molto importanti tanto da rendere questo quartiere molto importante per i pellegrini

Corso di cucina e street food di Varanasi

Il cibo è molto speciale a Varanasi. I locali di Baranas sono considerati dei buongustai ed imparare a cucinare locale in questa città è una esperienza che consiglio. Varanasi è la città ideale per imparare a cucinare spuntini e cibo di strada con l’aiuto di uno chef locale e prendere parte ad un corso di cucina in cui imparare a cucinare il Gol Gappe al Matar Chuuda (riso appiattito con piselli e spezie), il paneer in salsa rossa e le famose focacce indiane ed i dolci tipici quali il Kheermohan, il Rasmalai, il Ras Madhuri. Prenota il corso di cucina per $17 per persona. 
india food

Varanasi si osserva e si vive da questi luoghi sacri e trafficati come fossero un mercato, in cui la vita e la morte si incontrano e si spogliano del loro lato privato, addolcendo forse il momento che tutti temiamo ed allontaniamo, raccontandoci una bella storia, muore il corpo ma non lo spirito che a quel punto ne troverà un nuovo , in cui penso, a conti fatti, mi piace credere.

Dove dormire a Varanasi

Reduce di un un mese nel rumoso Rajasthan, su consiglio di una cara amica, ho deciso di soggiornare fuori dal centro della città e sulla riva del fiume.

Ai Ghat ci si arriva in poco tempo camminando, ma la sera è stato piacevole cenare in terrazza e soprattutto nel silenzio totale.
La guest house scelta è stata la Rahul Guest House, ma consiglio anche lo YogaHouse, a pochissima distanza da questo. I prezzi sono più o meno simili, circa 25$ a notte per camera doppia.
Il pro di queste sistemazioni sta anche nel fatto che i tuktuk possono arrivare fino all’ingresso. Se si decide di stare nel centro invece bisognerà camminare, ed orientarsi, tra i vicoli.

Alternativamente per chi voglia soggiornare nel cuore della Varanasi antica, le soluzioni non mancano. Consiglio di controllare le disponibilità presso il Teerth Guest House oppure il Lotus Paying Guesthouse. Questo per chi non vuole spendere troppo (tra i 7 ed i 18euro a notte).
Ricordo che in queste vie i tuk tuk non possono entrare, scarica una applicazione con gps, o usa google maps se hai sim con dati, per trovare la vita giusta o rischi di perderti nel labirinto!
Per una lista di hotels e guesthouse a Varanasi consiglio di controllare su Agoda che ha una offerta molto ampia e sconti fino al 70%.

Miglior periodo per visitare Varanasi 

La stagione migliore per visitare Varanasi è tra Ottobre e Marzo, clima temperato e un pò freddo la notte. Questi mesi sono anche quelli in cui si svolgono numerose feste.
Il Dussehra ed il Bharat Milap si celebrano rispettivamente a Settembre ed ottobre, segue il Diwali, festival delle luci, mentre il Festival del Ganga si tiene a Novembre.  
Nei mesi estivi, da Aprile ad Ottobre fa particolarmente caldo ed in periodo di monsoni il Gange può straripare e non rendere agevoli le gite in barca.

 

Spero che questo post ti sia piaciuto! Sei stato a Varanasi? Che altri consigli potresti dare e che non ho menzionato?
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Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Pablo

    Anche a me Varanasi non mi ha entusiasmato particolarmente forse per le aspettative troppo alte che avevo. Ho trovato molto più suggestivi e spirituali luoghi come Puri o Tiruvannamalai o in generale tutto il Tamil Nadu. Effettivamente l’India è grande ma il nord e il sud sono un po’ come l’Italia,due realtà completamente diverse.

  2. stria

    Sicura di essere stata a Benares per parlare di vile denaro, vero? Non sei riuscita a vedere oltre, peccato davvero.

    1. Giulia Raciti

      Interessante come uno stesso luogo possa suscitare opinioni differenti no?
      Non credo però che l’India, in particolare poi Varanasi, debba necessariamente suscitare poesia o debba piacere per forza, non credo neanche che la comprensione della cultura indiana si spieghi necessariamente in questa città. Anzi, io ho cominciato a capirla un mese dopo essere andata via da Varanasi, nel mezzo del niente in compagnia di due persone rispettivamente indiano indu e indiano musulmano.

      Non credo di aver negato l’importanza di Varanasi, ma quello che ho scritto sono state le mie impressioni di una città che non mi ha entusiasmata particolarmente. E non credo di non essere stata in grado di andare oltre, anzi. Sono andata talmente oltre che dopo varanasi ho cominciato a seguire un itinerario di pellegrinaggio indiano dove probabilmente ho trovato delle situazioni più a mia dimensione, sicuramente meno pompose che hanno cominciato a farmi capire qualcosa di una cultura che fino ad allora trovato incredibilmente complessa.
      Un saluto

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