Come arrivare da Siam Reap a Battambang – Un viaggio tra i villaggi galleggianti

Se vi trovate a Siam Reap, sarete li per un solo motivo, Angkor Wat.
Una volta visitato questo magnifico sito archeologico molto probabilmente non vedrete l’ora di andarvene da questa città, e se non avete deciso di andare direttamente a Phnom Penh sicuramente sarete diretti a Battamang.
In questo caso le modalità di trasporto sono due, bus e barca, ma se non soffrite di mal di mare allora il viaggio da Siam Reap a Battamang via fiume è sicuramente un esperienza che dovete fare.
In realtà sarebbe anche possibile anche raggiungere la Capitale con un battello attraversando il Tonle Sap, ma il tratto per Battamang è molto più suggestivo.

come arrivare a battambang da siam reap
Uomo in barca nella tratta Siam Reap-Battambang

Il boat trip è venduto da tutti gli Hotel, Guest-House di Siam Reap, ma prima di prenotare fate anche un giro in una delle innumerevoli agenzie in città, potreste trovare offerte migliori e pagare meno.
In genere i costi includono anche il tuk tuk che verrà a prendervi direttamente al vostro Hotel per condurvi al porto.
La scelta della barca è tra quelle veloci (speed boat 6-7 ore) e quelle lente (slow boat 8-9 ore), quest’ultime anche se meno rapide è più scomode sarebbero da preferire, in quanto una volta entrati nello stretto fiume che porta a Battamang, si attraversano numerosissimi villaggi e questi mezzi a differenza delle spead boat non disturbano gli abitanti che ogni giorno vedono passare centinaia di viaggiatori. In passato  sono successi gravi incidenti con le speed boat, dove purtroppo alcuni residenti hanno perso la vita.

La sveglia suona presto, alle 6:00 in punto, il tuk tuk vi preleverà per portarvi al porticciolo di Chong Khneas. Portate con voi un cuscino o qualcosa di simile a meno che non abbiate un fondo schiena degno di un cow boy, le panche sulla barca sono molto dure.
Consiglio inoltre di portare cibo e acqua, le barche fanno una sosta nei villaggi galleggianti per il pranzo, ma mangiare in questi luoghi non è per tutti. Per onor di cronaca chi scrive lo ha fatto ed è ancora vivo.

Già recandovi all’imbarcadero, vi renderete conto che Siam Reap non centra nulla con la Cambogia.
In questo tratto di strada infatti si comincia a capire le dimensioni della miseria che c’è in questo magnifico Paese.
Il porto sembra una scenografia per un film di Rambo, dopo i bombardamenti però.
Quando alla fine salperete, lo scenario muterà rapidamente, dopo un lungo tratto in acque aperte sul Tonle Sap, l’infinito lago dalle acque basse, nel cuore della Cambogia, da cui dipende la sussistenza di migliaia di Cambogiani, vi avvicinerete all’ingresso del fiume che dopo lunghe ore di navigazione porterà a Battamang.

barca battambang
Scene di vita nei villaggi galleggianti

La traversata è veramente un’esperienza emozionante, i villaggi galleggianti che si incontrano sono bellissimi, centinaia di case palafitta, fluttuano sulle acque del fiume, le cui sponde variano di molto la loro distanza tra la stagione secca e quella umida, addirittura le acque del Tonle Sap si ritirano di quasi 20 km al culmine della stagione secca ovvero quella senza piogge.

In questo tragitto di circa 9 ore avrete modo di vedere come sia la vita in questa parte della Cambogia.
Incontrerete sguardi di donne che lavano i piatti nelle acque del fiume, pescatori immersi nel fango che piazzano le nasse, gli immensi bilancini utilizzati per la pesca interamente costruiti in bambù.
Ma la cosa che più vi colpirà e rimarrà a lungo nella vostra mente sono i sorrisi, le grida festose delle decine di bambini che vi saluteranno instancabilmente per tutta la tratta del viaggio. Bimbi seminudi che accorreranno alla finestra appena sentiranno l’avvicinarsi della barca, altri si sbracceranno direttamente dall’acqua, altri ancora li troverete in buffe bacinelle mentre remeranno verso di voi con un mestolo.
Sarete stregati dai ritmi lenti e sonnacchiosi di questa gente, il perpetuo propagarsi delle onde nelle acque immobili delle lagune finirà con l’ipnotizzarvi.

bambini cambogia
Bambini che salutano le barche che passano

Nel primo tratto di fiume, almeno fino alla sosta per il pranzo, i villaggi per quanto miseri appariranno, sono abitati da gente sorridente e che godono comunque di tutto ciò che necessita per la loro sopravvivenza, numerose sono anche i “negozi galleggianti”, piccole imbarcazioni stracariche di merci.

Man mano che si avanza ed il fiume si restringe, tanto che a volte può capitare che le imbarcazioni si arenino sul fondo o che rami di piante letteralmente si insinuino dentro la barca “schiaffeggiando” lo sfortunato viaggiatore, i villaggi diventano sempre più radi, ma soprattutto avanzando verso Battamang, le condizione della genta che abita le due sponde peggiorano in maniera drammatica. Intere famiglie vivono in condizioni di assoluta povertà, alcuni hanno come solo ed unico riparo una cenciosa tenda strappata, stesa tra due pali, persino la vegetazione, dove prima era verde e rigogliosa diventa totalmente assente nei pressi di Battamang.
Questo almeno nella stagione secca. Questo tratto non può che far riflettere e capire che la Cambogia non è solo Angkor Wat, e osservando queste scene è forte il richiamo ad un turismo responsabile.

Arrivati a Battambang sarete attesi da numerosi tuk tuk, taxi e pick-up, fatevi portare in centro e cercate una guest-house a gestione famigliare, ve ne sono moltissime ed economiche, come la Tomato Guest house (camere 6 letti 4 dollari a persona, doppie 6 dollari) con personale gentilissimo e camere pulite, dal mercato centrale Psar Nat prendete la diagonale verso sud Preah Vihea poi la prima a sinistra, 50 mt sulla destra oppure al Chaya Hotel  che è enorme e ha sempre disponibilità, una camera doppia costa $5 ed ha bagno, acqua calda, televisione e ventilatore (non aria condizionata).

Stefano Scapitta

Viaggiatore in solitaria e conoscitore del Sud Est Asiatico. Vive delle sue passioni e pianifica sempre un nuovo viaggio all'avventura. Ha viaggiato in moto con la tenda in mezza Europa, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Austria, Inghilterra, Olanda, Slovenia, Croazia e Grecia, dal 2006 ha scoperto l'Asia

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Svitol

    Nessun tono arrabbiato. Ma nel tuo articolo eludi per ben tre volte al fatto che Siem Reap non faccia parte della “vera” Cambogia, tra cui far tutt’uno tra Angkor Wat e i templi di Angkor, anche se so bene che nell’immaginario collettivo sia piu facile identificarli così.
    Lo trovo inesatto ed ho solo espresso il mio disappunto. Questo per le numerose persone che dovranno farsi un’idea di Siem Reap leggendo il tuo testo.
    Un caro Saluto

  2. Svitol

    La Cambogia non è solo L’Angkor Wat, ma nemmeno Siem Reap lo è!!!
    E sarebbe riduttivo anche solo dire che l’intero complesso di Angkor lo sia, sempre che tu ne conosca la differenza…

    1. Giulia Raciti

      Ciao Svitol, non solo conosco la differenza ma credo anche, soprattutto,che la Cambogia sia solo racchiusa in Angkor Wat, che non è neanche il mio luogo preferito nel Paese, visto che ci siamo lo scrivo.
      In questo post semplicemente ormai quasi 7 anni fa ho scritto come ero arrivata a Siam Reap. < Se hai letto bene ho scritto che se ci si trova a Siam Reap probabilmente si è li per Angkor Wat, che denota non solo che ne conosco la differenza ma anche che non chiudo l'intera Combogia in Angkor Wat. Come mai questo tono arrabbiato? Non mi pare di aver scritto nulla di quello che tu credi io invece abbia scritto. Un saluto

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