Berlino: Perché ho scelto te – Prime impressioni sulla vita a Berlino

Berlino: Perché ho scelto te – Prime impressioni sulla vita a Berlino

Mi sono trasferita a Berlino da appena 14 giorni. Non venivo qui da tre anni.
Berlino è stato per anni il mio sogno proibito.
La città per colpa dellla quale la mia vita dal 2006 è stato un susseguirsi di eventi inaspettati e sbalorditivi, la vera molla che nel 2007 mi ha spinta a lasciare tutto in Italia per vivere e realizzare questo sogno nel cassetto che ho covato per tanti anni.

Finalmente arriva il giorno della partenza e io sono terrorizzata.
Ciò che ho sempre desiderato sta per avverarsi e io ho paura.
Ho paura di avere preso la decisione sbagliata, di essere innamorata di un luogo che forse continuo a legare alla mia memoria, a persone e situazioni che probabilmente non sono più le stesse, di avere idealizzato il luogo in base a ciò che ero e che adesso forse non sono più.

La paura più grande era quella di partire senza avere ben chiaro il perché Berlino e non un altro posto e, ancora più fortemente, il terrore di arrivare in città e scoprire che le mie grandi aspettative sarebbero state tutte tradite, obbligandomi, quindi, a dovere affrontare dolorosamente la disillusione e poi lo sconforto dovuto all’eterna domanda: dove vado?

Berlino 3 anni dopo invece mi si presenta proprio come la prima volta.
Così apparentemente algida, senza grandi colpi scena monumentali eppure carica di simboli e significati. Una città da interpretare, più che una città da vedere.

E’ piena di turisti, molti di più rispetto quello che ricordassi io. Mi chiedo in quanti di quelli che brulicano per le piazza credano che sia davvero una bella città o lo dicano perché oggi fa cool come fa cool dire che si vive in Australia.

L’approccio che uso alla scoperta della città è profondamente diverso da quello che ero solita negli anni passati, qui più che in altre destinazioni.

Non bado più al momumento, anche il Muro alla East Side Gallery mi affascina meno rispetto le precedenti volte, rimango invece affascinata da alcuni aspetti che, forse, a chi è troppo impegnato a scattare foto potrebbero sfuggire.

Il primo riguarda la sua estensione ed articolazione senza un vero centro.
I rapporto alle altre Capitali Europee e la maggior parte delle città del mondo, questa città non mi pare abbia un centro reale.
Mi chiedo, quale è il centro? Se dico “ci vediamo in centro” a un amico, cosa intendo? Esiste? Se si, quale sarebbe?
Alexander Platz? Postdamer Platz? La Porta di Brandeburgo?

postdamer platz

A Berlino si rompe….

Berlino è una città dove anche i munumenti e i punti turistici sono dislocati su grandi distanze  senza una vera continuità.
Ma d’altronde Berlino non è una città dove trovare continuità, qui si cerca proprio l’opposto.

Ciò che mi sempre affascinata è propria questa sua discontinuità e tendenza alla rottura netta.

L’est e all’ovest, ne sono la causa più evidente e più visibile, una rottura chiara che emerge senza dovere fare alcuno sforzo, è come essere in due città in una.

Questa rottura a sua volta la vedo riversarsi su aspetti della città e della sua gente in cui mi pare emergere una sorta di ribellione alle regole e alle convenzioni. Capovolgimento di canoni, anche quelli artistici tanto che se ne creano sempre di nuovi, è qui che i limiti che ci si pone o che la società vorrebbe seguissimo vengono superati, pur sempre con una disciplina e rigidità tipica di Germania, facendo così paradossalmente incontrare due aspetti apparentemente inconciliabili.

L’aria che si respira in questa città è di novità. Complice la brezza invernale in grado di fare ibernare nel giro di 3 minuti, dopo di che ci si autodistrugge, l’aria è fresca, vitale, le vibrazioni percepite la prima volta qui, continuano ad esserci e, con mia grande gioia, posso credere non si siano ancora esaurite.

street at berlin

A Berlino si assembla…

Ma anche in questo credo che rappresenti un aspetto interessante della Capitale Tedsca.
Se da un lato quindi la rottura, la discontinuità, dall’altro a questo evento di crisi segue l’assemblaggio, la ricomposizione. E’ questo l’animus di Berlino. A Berlino si assembla, si ricompone, ci si ricostruisce, ci si rimodella.

Questa è una città che si sta ricostruendo, che ha avuto a che fare con eventi forti a cui ha dovuto dare delle spiegazioni, l’olocausto prima e il suo essere stato centro nevralgico della guerra fredda dopo.

L’olocausto di cui oggi a memoria delle vittime si può visitare l’inquietante ed estremamente esplicativo monumento, non credo sia un modo per mettersi il cuore in pace, ma in questo enorme monumento vedo piuttosto un modo eclatante per dimostrare la presa di coscienza e una promessa a non dimenticare.
Fatta la pace con questo evento terribile nella storia del mondo, per Berlino però non è finita.

Si comincia a parlare più apertamente di una storia ancora più contemporanea dimostrandone gli orrori,
I palazzi della Stasi che sono visitabili e si trovano nella berlino dell’estremo e selvaggio Est, oggi sono mete turistiche degne di menzione perché, nuovamente, dimostrano che la storia è stata accettata e la lezione è stata imparata.
Gli errori/orrori si fanno e l’unica maniera per cambiare e migliorare è mostrarli per sensibilizzare ed invitare alla costruzione di una società più civile.

Monumento alle vittime dell'Olocausto
Monumento alle vittime dell’Olocausto

Berlino è dove il creativo vince

Berlino è la città degli uno, nessuno e centomila.
Strade e spazi enormi dovunque, il senso di folla non lo concepisco, non lo trovo, anzi tutto il contrario.

Questa città disorienta nella sua grandezza e quasi asetticità, nella sua modernità e decadenza (continuano i contrasti), una decadenza differente da quella di Lisbona, dove tutto sembra costantemente legato al passato.
Berlino ha invece una forza di rinnovamento che viene espressa al massimo nella creatività, che anche lì dove un occhio più distratto non la vede, invece c’è.

Le strade e le persone che si incontrano è ciò che rendono Berlino irresistibile!
A Postdamer Platz una ragazza con il fidanzato, due punk polacchi, sono seduti su di un pezzo di muro (orginale ma di quelli lasciati ad uso e consumo dei turisti e dove generalmente ci si fanno le foto),la scritta sul muro è interessante “Next wall to fall Wall Street”, in mano tengono un cartello con scritto “For Beer and Weed” (per birra e canne).

Quindi contestualizzando i personaggi, appoggiati al pezzo di muro in un punto focale della città, quale Postdamer Platz, l’immagine che deriva è di anticonformismo, un pò grottesca, decisamente ironica, obbliga allo scatto di una fotografia. E’ questo quello che vogliono, che tu li fotografi e se ti va, lasci una moneta.

berlin crazy

Hanno regalato ai turisti e ai curiosi uno scatto che solo Berlino può regalare ironizzando sul loro essere punk e rendendo l’immagine assolutamente stereotipata.

Che con quei soldi loro sicuramente ci compreranno entrambe le cose in verità, che poi sia condivisibile o meno come scelta ma per l’appunto sono scelte e non è il luogo in cui discutere di ciò, hanno trovato un modo simpatico, rendendosi degli artisti di strada del tutto sui generis.
Non trovo alcua differenza tra quello che fa la statua umana che sotto il sole o al freddo si muove a rallentatore cercando di catturare la mia attenzione, e i due punks.
Entrambi offrono intrattenimento e i punks, a differenza della statua, saranno molto probabilmente su 8 su 10 macchine fotograzfiche di chi passa da quella piazza e numerosi blogs (e non sarei stupita su articoli vari sparsi nel web).

berlin

Perché proprio Berlino?

Mi chiedevo prima di partire, perché proprio Berlino. Cosa aveva questa città che non mi hanno danno le altre.
Semplicemente credo che qui ognuno qui possa essere quello ciò che gli piace, che tutti gli elementi di cui sopra siano fattori determinanti per farmi credere che, adesso, questo sia il luogo giusto e che può essere una interessante fonte di iniziative e di grande ispirazione.

Questa città regala sogni ma ti da anche le idee e, forse, anche gli strumenti, che non devono essere necessariamente posti di lavoro ma anche solo le giuste ispirazioni ed inviti a provarci.

Perché anche una città come Berlino, divisa per  anni ha dovuto ricorstruirsi, e nella sua gente credo si rifletta la sua storia che forte e ad alta voce grida voglia di essere una nuova forza. Un luogo dove le regole ci sono ma l’obiettivo non è infrangerle, quanto invece cambiarle.

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. lauretta

    ho visitato Berlino 4 anni fa e….le stesse tue sensazioni. E’ stato il viaggio della vita e sono tornata cambiata da allora. Non so perchè ma quella città attrae, perchè davvero secondo me puoi essere ciò che vuoi.

  2. Ridolfi Marino

    bell’articolo, magari un pó incompleto e viziato dall’amore e dai ricordi anche se mantiene una certa obiettivitá. Sono contento che tu sia qui Giulia, magari un giorno per caso o per volere ci sincontra per strada e ci si beve una birra…. Io credo che ogni viaggio che facciamo (ma tu lo saprai di certo) ci porta nuove idee e nuovi impulsi e solo dopo un necessario periodo di elaborazione e decantazione, si riesce a vederne la reale portata e ció che ha cambiato in noi. Bentornata comunque e che la terra ti sia lieve sotto i piedi perché tu possa camminare ancora per mille altre strade. Ora Berlino é un po’ piú ricca!
    Willkommen zurück, ragazza. Marino

  3. Ridolfi Marino

    bell’articolo, magari un pó incompleto e viziato dall’amore e dai ricordi anche se mantiene una certa obiettivitá. Sono contento che tu sia qui Giulia, magari un giorno per caso o per volere ci sincontra per strada e ci si beve una birra…. Io credo che ogni viaggio che facciamo (ma tu lo saprai di certo) ci porta nuove idee e nuovi impulsi e solo dopo un necessario periodo di elaborazione e decantazione, si riesce a vederne la reale portata e ció che ha cambiato in noi. Bentornata comunque e che la terra ti sia lieve sotto i piedi perché tu possa camminare ancora per mille altre strade. Ora Berlino é un po’ piú ricca!
    Willkommen zurück, ragazza. Marino

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