Un anno in viaggio – Il mio 2016 in breve

Un anno in viaggio – Il mio 2016 in breve

Il 2016 sta per concludersi ed è arrivato il tempo di tirare le somme.
Viaggio, e lavoro online, da ormai sette anni, e, anche se spostandomi sempre più lentamente, 10 mesi l’anno li dedico a scoprire  nuovi angoli di mondo.
Il 2016 è è cominciato in Sudafrica, senza sapere che circa 10 mesi dopo sarei tornata, esattamente da dove avevo cominciato 1 anno prima, con altri viaggi nell’intermezzo.

In questi ultimi anni, dal 2013 per l’esattezza, ovvero dal ritorno del giro del mondo, ho alternato vita semi-permanente e viaggi. In più occasioni ho creduto di aver trovato il posto giusto dove fermarmi, salvo che qualche mese dopo avevo di nuovo tutto chiuso in uno zaino, o un trolley, pronta per nuove avventure senza scadenza.

Mi ritrovo così anni dopo a non avere una base fissa, cosa che mi ha aiutata a diventare ancora più minimale ed essenziale di quanto già non fossi.

Il mio zaino di 12 chili, con prodotti da bagno inclusi, racconta una vita che si fonde completamente in un cammino in cui non c’è spazio per i vestiti extra ma solo per l’essenziale a prescindere dal clima. Un armadio 4 stagioni concentrati.
Scelta per necessità, diventata una sorta di stile di vita.

Come è andato questo anno? Il 2016 è stato un anno glorioso, bellissimo.
Un anno durante il quale ho avuto modo di fermarmi spesso a pensare, cosa che accade generalmente nelle situazioni più improbabili, come per esempio quando bloccata nel deserto di Grunau in Namibia, o nella bettola di qualche villaggio a mangiare la cosa più unta e bisunta del mondo, che sono proprio questi momenti  a rendere vivi, mettendo quel pò di pepe in più come mi piace dire,  i viaggi che ormai da tempo non sono un mero muovermi per vedere lughi nuovi ma volti, almeno ci provo, a capirlo questo strano mondo che, a sua volta, mi obbliga costantemente a rivedere le mie norme di comportamento, come di socializzazione.

Fortuna, impegno, determinazione, come anche capacità ad adattarmi a tutto, un pizzico di incoscienza sono probabilmente le parole chiave che hanno trasformato un viaggio di 6 mesi in uno di 7 anni portandomi fino a questo punto.

Quest’anno ha sancito definitivamente il mio amore e la mia passione per l’Africa e mi ha anche portata in Paesi che mai avrei potuto immaginare di visitare un giorno. Ma la vita del nomade è più o meno questa, cammina e cambia direzione, si lascia trasportare da eventi, incontri, libri, o immagini, poi decide, o meglio sente, che sia arrivato il momento di dirigersi verso altre mete, che magari si sono covate per lunghi periodi. Tutto questo a nostra insaputa.

Il 2016 che va concludendosi, l’ho dedicato alla scoperta di nuovi luoghi ed antiche passioni, la Sicilia e l’Africa, all’approfondimento di questioni che avevo sottovalutato fino ad oggi, i Balcani, e l’ho concluso nel Paese che fino a qualche anno fa mi terrorizzava più di tutti, l’India.

Ed è andato più o meno così.

 

IL MIO 2016 di viaggi e nomadismo digitale

 

Sudafrica (Dicembre 2015/ Gennaio 2016)

Il Sudafrica mi accolta nella meravigliosa Cape Town, dove ho passato qualche settimana godendo del sole e della vita urbana più europea che altro, per cominciare il viaggio lungo la costa che da Cape Agulas, passando per la incredibile ed a tratti buffa Route 69, una guida veloce per la Garden Route, luogo di vacanze per gli afrikaans che non mi ha entusiasmata più di tanto, mi ha introdotta nella selvaggia e meravigliosa Wild Coast, senza farmi mancare qualche giorno nel deserto e la Valley of Desolation, prima di approdare a Durban ed il Wetland Park, al confine con il Mozambico.

Una sorpresa, perchè anche io vittima delle tante dicerie che non sempre trovano riscontro nella realtà, quel detto non esattamente motivato per cui il Sudafrica non è Africa. La voglia di spingermi oltre mi ha portata invece nell’Africa che tutti mi dicevano non esistesse in questo Paese e me la sono goduta.

Leggi – Guida a Cape Town 

Leggi – Come organizzare un viaggio in Sudafrica

Bloubergstrand.

 

Namibia (Febbraio 2016)

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15 ore di bus e 37 gradi notturni ed entro in Namibia arrivato nella piuttosto squallida Windhoek per cominciare il viaggio nel Paese dei silenzi e dei grandi spazi. Dopo aver atteso in ostello per qualche giorno, i ragazzi svizzeri hanno fatto uno spazio per me in jeep e con tenta sotto braccio l’avventura è cominciata seguendo l’itinerario classico: Windhoek, Skeleton Coast, Dedeveil, FIsh River Canyon.
Rimasta con la tenda nel mezzo della apparentemente poco vibrante Grunau, 5 giorni dopo riesco a prendere il treno più lento del mondo per cominciare la risalita verso Windhoek e successivamente Opuwo, per passare qualche settimana con le tribù della zona. 1 mese e mezzo dopo passerò la frontiera con il Botswana.

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Leggi – Viaggio tra le tribu della Namibia
Leggi – Guida al viaggio in Namibia 
Leggi – Tre idee di itinerario in Namibia 

 

Botswana e Zambia (Marzo 2016)

La stanchezza, 4 mesi dopo, a questo punto è cominciata a farsi sentire, il viaggio a rallentare, le piogge, scarse quest’anno, sembra che si siano decise ad arrivare proprio mentre chiusa in tenda spero di non rimanerne schiacciata per la forza delle gocciolone d’acqua.
3 giorni nell’Okavango Delta, tra fango ed ippopotami, ed il riso cucinato con l’acqua dell’Okavango, tradotto in acqua con essenza di ippopotamo, a prova di stomaci forti, resisto, e così il mio corpo.

Entrata a Livingston per ammirare le Victoria Falls in piena e concedermi un volo in microflight sulle cascate in piena, tutto mi fa capire che voglio tornare a casa.
Adoro l’Africa ma ho bisogno di un intermezzo, la stanchezza di viaggio che mi regala questo Continente è, ad ora, il più massacrante tra quelli fatti.
Il viaggio si conclude a Lusaka ospite della mia amica Alessandra residente in città da 20 anni e una bella doccia calda! Qui mi sono goduta la città, senza elettricità da ormai 4 giorni, ma anche le sue campagne e la natura circostante.

Gran tour della Sicilia (Maggio 2016)

Tornata letteralmente a casa, dopo mesi nella tranquillità della natura africana l’idea di fermarmi in un città come Roma mi stressa al sol pensiero. E poi, diciamocelo, non vedo la mia famiglia da qualche mese, così volo in Sicilia a cui ho deciso di dedicare un mese di avascoperta.

Mentre viaggiavo mi rendevo conto che ero in grado di rispondere in maniera preparata su destinazioni lontane, ma scarseggiavo su casa mia. Motivo che mi ha spinto a viaggiare la mia isola e non darla per scontata.
L’esplorazione comincia dal capoluogo, Palermo, all’estremo opposto del mio paese di origine.

Partita da Palermo a suon di pane e panelle e sfincione, qualche giorno dopo, passando per la Riserva dello Zingaro e San Vito lo Capo, arrivo a Trapani, una bellissima città portuale e città di saline, punto di accesso per le meravigliose isole Egadi.

Il viaggio continua tra aree archeologiche, come quella di Selinunte e Segesta, e città affascinanti come Sciacca ed Agrigento. Proprio in quest’ultima la piccola e simpatica sorpresa di scoprire Favara e il Cultural Farm.

Sono entrata nel vivo del Barocco Siciliano approdando a Ragusa, e seguendo un percorso classico delle città barocche dell’isola, Modica e Noto, concedendomi un piccolo detour per vedere i luoghi del Commissario Montalbano e poi raggiungere la punta più a sud dell’isola fino all’isola delle Correnti. Un mese non è bastato e ho rimandato la parte di Sicilia che conosco meglio, perchè casa mia, alla prossima bella stagione.

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Leggi –  Itinerario di viaggio di 14 giorni in Sicilia
Leggi – Guida elle Isole Egadi 
Leggi – Migliori spiagge della Sicilia 

Balcani (Giugno-Luglio 2016)

Ritorno a Roma per un cambio di trolley e partenza 3 giorni dopo alla volta della Slovenia e l’Istria. Ancora non sapevo che le due settimane sarebbero diventare 2 mesi di viaggio nella regione dei Balcani alla scoperta di Paesi che, a dire il vero, fino ad ora non avevo mai considerato prima.
Risultato? Un viaggio stupefacente e sorprendente.
Partita da Lubiana, passando per Bled, entro in Croazia passando per Zagabria e rimanere circa 10 giorni a Rovingi, delizioso villaggio nel cuore dell’Istria perfetto per esplorare la zona.

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Una amica mi consiglia di leggere un libro, Venuto al Mondo. “Visto che ti trovi nei Balcani magari ti può interessare”, mi dice.
Galeotto fu il suo consiglio, quanto più divoravo il libro quanto più la decisione di andare fino a Sarajevo diventa una certezza.

Nonostante la poca preparazione e la totale mancanza di itinerario ed abiti, non pensati per la calda estate dell’est, prenoto il bus che da Rovingi mi porta a Zara, e ne approfitto per visitare un pò di Croazia, tra cui il parco nazionale di Plitvice e la deliziosa isola Korcula.
Arrivata alla bella ma fin troppo affollata per i miei gusti Dubrovnik, da cui sono scappata circa 24 ore dopo l’arrivo, sento che è arrivato il gran momento del viaggio, l’ingresso in Bosnia-Erzegovina.

Comincia il viaggio nel cuore dei balcani, le letture proseguono e mi appassionano, il tempo sembra andare più veloce di quanto non volessi, e vivendo in simbiosi con il kindle pieno zeppo di libri sulla questione percorro un percorso tanto bello quanto doloroso. Mostar, Sarajevo, Srebenica luogo dell’infausto genocidio.

In verità il pensiero che mi spinse fino a Sarajevo in principio fu uno. Volevo vedere cosa si poteva diventare 20 anni dopo dopo essere stati vittime di un massacro. Volevo che Sarajevo me lo raccontasse e volevo ricevere da questa città una sorta di messaggio di speranza.

Toccata e fuga a Belgrado, con cui la relazione non è andata come speravo, prima di raggiungere Sofia con un treno notturno per salutare degli amici.

Entro a questo punto in Macedonia, nella pacchiana Skopje, una litigata con l’ufficio cabio che mi ha fregato circa €10, ma che è stato abile abbastanza da farmi sentire nella parte del torno, comincio a sentire la pressione della corsa, che fino ad ora è stata una passeggiata perchè ho 15 giorni per arrivare ad Atene.

Passaggio per il Kosovo, il Paese che non esiste i cui abitanti hanno uno dei passaporti peggiori del mondo oltre che il luogo in cui l’età media è di 35 anni, per concludere nella sorprendente Albania e fermarmi qualche giorno a poca distanza dalla frontiera con la Grecia.

Korcula

Atene, Creta e Isole Cicladi (Agosto 2016)

Un viaggio lungo. Anzi lunghissimo. In un bus rimasto bloccato in frontiera per circa 3 ore con il caldo cocente del 22 luglio alle 13:00. Finalmente torno ad Atene dopo quasi 20 anni. Ed è bella esattamente come la ricordavo, nonostante i 40 gradi all’ombra.

Volo per Creta, che dopo tanti tentativi falliti mi ha regalato un angolo meraviglioso lontano dalla massa nella piccola e gradevole Loutro Bay.

Dopo qualche settimana in questa enorme e montagnosa isola, manca poco per la fine del viaggio e manca, quindi, la ciliegina sulla torta, la barca a vela prenotata qualche settimana prima che da Santorini mi porterà, o meglio avrebbe dovuto, fino a Mykonos.

Avrebbe perchè, avevo preso sottogamba l’infame Meltemi, il vento delle cicladi, che ha cominciato a soffiare il giorno prima dell’ultima navigazione costringendoci a terminare tutto il giorno prima e lasciandoci a Naxos coprendo l’ultima tratta con una nave di emergenza.

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Qualche giorno nella un pò deludente Mykonos, felice di tornare a casa, volo direttamente, anzi con scalo, in Sicilia salvo piccolo intoppo allo scalo che mi ha fatto perdere il volo Roma/Catania rimandando il rientro alla mattina successiva. Stanca, sporca ma felice riabbraccio i miei genitori con cui rimango circa 2 settimane godendomi la ridente Taormina.

Lampedusa e Linosa (Settembre 2016)

Casa è bella ma dopo quasi 20 anni di vita da sola, 2 settimane ed un abbraccio prolungato ai miei genitori, diventano più che sufficienti, così partorisco la nuova idea, non tanto ditante eppure mai davvero considerata: le isole Pelagie.

Volo a Lampedusa da Catania per trascorrere tre settimane nelle isole più a sud di tutte, dove l’inverno non arriva davvero mai.
Rimango bloccata nella minuscola, quanto bella, Linosa a causa del vento maestrale, il vento è stato una costante negli ultimi due mesi, che non permette gli attracchi ed attendo ogni giorno con il Sig. Fiorello che mi ha preso sotto le sue ali protettive il traghetto che non sappiamo se arriva o meno.

Dopo aver fatto una scorpacciata di mare e sole, rientro a Roma, giusto in tempo per prendere parte al Festival della Letteraruta di viaggio ed affrontare il tema del viaggio e del nomadismo digitale. Giornate speciale anche perchè ho avuto il piacere di reincontrare, 6 anni dopo il primo incontro in Nuova Zelanda, Angelo Zinna oggi autore del bellissimo libro di viaggio Un altro bicchiere di Arak.

Leggi – Lampedusa e Linosa, guida alle isole Pelagie

 

Sud Africa (Novembre 2016)

Ho impiegato un mese per organizzare i visti e preparare la prossima avventura che terminerà nel 2017, non è ancora ben chiaro quando.
Il visto per l’India, a dispetto di quanto potessi immaginare, è filato liscio, mentre quello per il Mozambico, a gran sorpresa è stato fonte di piccole noie.
A partire dal fatto che nell’ultimo anno non è possibile ottenerlo alla frontiera, e l’ho scoperto per caso, alla documentazione richiesta ed obbligatoria, davvero e non per sentito dire come per tanti altri Paesi, quali biglietti aerei di arrivo e partenza, notti in hotels prenotate.
Ovvero tutto quello che ancora non avevo.

Ritorno in  in Sudafrica ma questa volta atterroo a Johannesburg per scoprire l’altra parte di Paese che l’anno prima non avevo fatto in tempo a viaggiare.
Un arrivo differente da quello che Cape Town mi aveva riservato l’anno prima, una città all’inizio complessa da capire, anche perchè è una delle poche città nel mondo che conosco in cui non si cammina ma si guida, solo ed esclusivamente, e che dopo pochi giorni ha cominciato a mostrarsi per questa sua anima di città in crescita e cosmopolita.
7 giorni nella megalopoli africana prima di raggiungere la frontiera con il Mozambico, facendo un salto al Kruger National Park per un giorno e mezzo di safari. Il caldo è arrivato e gli animali sembrano essere un pò stanchi a loro volta ma ha comunque garantito un ottimo game drive tra le leonesse elefanti, zebre, gnu, ippopotami e un piccolo coccodrillo e un numero indefinito di impala.

 

Leggi – Johannesburg la città che potrebbe sorprenderti 
Leggi – Safari nel Kruger National Park

 

Mozambico (Dicembre 2016)

Il passaggio di frontiera è stato meno scorrevole di quanto immaginassi, ma 8 ore dopo finalmente si arriva a Maputo e nulla mi fa percepire le sorprese che il Mozambico sta per riservarmi.

In frontiera mi hanno rifilato di tutto i venditori ambulanti, se c’è una cosa in cui non sono mai stata brava è saper dire di no in maniera ferma e decisa. Passo la frontiera quindi con figurine del Sudafrica, pettorine per la macchina e anche una bomboletta anti-incendio perche, dicono, che lo devo avere per legge (non scritta ma come una fessa ci ho creduto).
Dopo qualche giorno a Maputo, interessante capitale africana dal tocco portoghese, mi sono diretta a Vilanculos, di fronte l’arcipelago di Bazaruto, non prima di fermarmi, obbligatoriamente, nella tristissima Maxixe.
Ma non tutto il mondo è sempre al suo massimo e facendo da me mi toccano pure gli stop meno allettanti. Ma per Vilanculos questo ed altro.

Un bellissimo bugalow sulla spiaggia al Baobab beach backpackers per godere appieno di questo fenomeno meraviglioso ogni mattina ed ogni pomeriggio, alternando i giri in barca sulle isole dell’arcipelago e quelli rilassandomi all’ombra di palme.

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Il viaggio rocede verso Sud, per raggiungere Tofo beach, un surf town ma luogo soprattutto famoso per le immersioni, in stagione, con gli squali balena e cominciare la via di rientro per il Sudafrica passando per Quissico e la sua laguna.  Non è ancora alta stagione e qui, come in verità è accaduto per buona parte dei villaggi in cui sono stata, ero completamente sola, nuotando in una enorme laguna senza avere altre persone intorno o pagaiando con la canoa, godendo egoisticamente di questo angolo tropicale di incredibile bellezza e tranquillità.

Due giorni di solitudine per procedere e cominciare ad avvicinarmi alla frontiera prima di rientrare in Sudafrica regalandomi l’inferno! Quello che mi chiedvo come mai non fosse ancora arrivato. Ha atteso le giornate più calde ed insopportabili per palesarsi.

A praia do Bilene, il primo resort di mare in Mozambico, ho dormito probabilmente nella peggiore bettola del Paese e perdendo due giorni di sonno, causa caldo che ha raggiunto i 43 gradi, ed ovviamente io non avevo condizionatore. Unico imprevisto quindi in queste settimane in Mozambico che, tuttavia, ha fatto sì che il giorno di passaggio frontiera non fossi poi così dispiaciuta di andar via, ma facendomi rientrare a Johannesburg con poche forze e molto sonno.

Leggi – Cosa fare a Vilanculos

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Sudafrica (dicembre 2016)

Rientrata in Sudafrica, precisamente a Johannesburg, per andare a Cape Town, dove sono stata 2 settimane, ho deciso di prendere il treno, circa 27 ore, che sono diventate 31 causa ritardi vari, che mi ha permesso di tagliare l’intero paese dall’interno Il costo è tale e quale ad un volo interno con però il surplus di essermi goduta la sua terra.
Un finestrino rotto, ritardi su ritardi, motore rotto e attese qui e li, il viaggio è andato bene ed ha sicuramente rappresentato parte dell’avventura nel Paese in cui alcune cose funzionano alla europea ed altre alla africana.

Cape Town mi ha accolta bella e solare come sempre. Stavolta ho soggiornato in un quartiere differente rispetto lo scorso anno e che ho ufficialmente eletto a mio preferito, Gardens, esattamente a 100 metri da Kloof Street.

Non è mancato un giro in bicicletta, il sabato all’Old Biscuit di Woodstock, un simpatico viaggio in treno fino a Simons Town lungo la penisola e il classico tentativo di bagno in mare mal riuscito, poco importa quanto invitante sia il mare di Cape Town, perchè sarà sempre troppo freddo.

Qui, nel comfort di una città all’avanguardia ed in cui tutto, anche l’acquisto di qualcosa da mangiare, diventa semplice, ho dedicato 2 settimane a quella che è considerata una delle città più belle del mondo, organizzato il lavoro di fine anno, vissuto meno alla selvaggia di come non abbia fatto il mese precedente e, haime, mi sono dovuta pure prender cura della crisi che l’India sta vivendo e che io, con un tempismo da manuale, vivrò in pieno: la svalutazione di denaro e l’assenza di contante. Ma se il gioco si fa duro, allora io comincio a giocare.
23 Dicembre 2016, volo da Cape Town per Addis Abeba dove ho strategicamente pensato a comprare un volo con 9 ore di scalo per poter avere la garanzia di poter avere un visto di transito e condermi un pranzetto a base di injera in città e ultima corsa.

Ore 15.50pm, parte il volo per Delhi dove arrivo circa 6 ore dopo.

India!! HAPPY NEW YEAR! 

E qui atterro poco dopo la mezzanotte, celebrata con la bottiglietta di vino che la Ethiopian generosamente elargisce.
6 anni fa il giro del mondo doveva cominciare da qui, ma cambiai idea pensando che non ero pronta per vivere questa esperienza. Ci sono voluti 7 anni per farmi metter piede in India e così terribile come credevo potesse essere non mi è, ancora, parsa. La sua tantitudine, che temevo molto, mi diverte, gli indiani mi incuriosiscono e mi fanno sorridere, soprattutto quando per dire SI scuotono la testa come dei burattini e, se non lo si sa, si potrebbe capire che stiano dicendo NO.

Sono a Delhi al momento, la città in cui all’odore di curry per le strade si mischia quello di hashis ed in cui il clacson, piaccia o non piaccia, mi sembra uno strumento divino e di sopravvivenza.

Un Paese “machio”, in cui dovunque vada sono circondata da uomini e da sguardi che non so ancora ben decifrare, come quando mi siedo al ristorante a mangiare e ho un pubblico di camerieri intorno che mi osservano mettendomi sempre in una situazione di dubbio che stia facendo la cosa sbagliata o nel modo sbagliato.
Un Paese in cui per la prima volta nella mia vita ho notato che i classici lavori fatti da donne più o meno dovunque, invece sono svolti da uomini, dalle pulizie ai ristoranti alle bancarelle dei mercati, ed in cui l’incontro fortunato con Raju, il tuktuk driver, ha reso l’inizio dell’avventura, che non so bene fino a dove mi porterà e per quanto, generosa e genuina.

Si dice che l’India la odi e poi la ami. Sto ancora nella fase simpatia, senza troppi eccessi, e lascerò, come è accaduto fino ad ora, che il sentimento giusto arrivi al momento giusto.

Delhi

Quanto ho speso in media?

Le spese in media si aggirano attorno ai 40$ al giorno, quando più quando meno, bilanciando tra i momenti di fermo e quelli di attività, per una media di 1200$ al mese tutto incluso.
Ho prevalentemente viaggiato sui bus e i mezzi pubblici, in Sudafrica ho noleggiato l’auto, eravamo in due, in Namibia ho condiviso la 4×4 con due ragazzi per la tratta sud, ho dormito prevalentemente in ostelli camera condivisa, campeggi e hotels economici.
Quando ferma per qualche settimana prendevo casa o camera su Airbnb. Nei costi è incluso tutto, dai voli aerei, alle assicurazioni di viaggio, che in un anno mi sono costate circa 600€, mangiare, dormire e spostamenti vari.

 

Top destinazioni 2016

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Wild Coast, Sudafrica – Zona remota del Paese che una volta vista non farà più dire che il sudafrica non è Africa

[/wc_column][wc_column size=”one-half” position=”last”]Victoria Fall in volo – Vista l’abbondanza di acqua l’unico modo per godere appieno delle cascate è farlo in volo

[/wc_column][wc_column size=”one-half” position=”first”] Favignana – La Sicilia rustica in un arcipelago meraviglioso

[/wc_column][wc_column size=”one-half” position=”last”]
Mostar (Bosnia)  – Caduto, distrutto e rinato. Un Paese che tutti, in particolare gli europeo dovrebbero visitare almeno una volta nella vita. Per non incorrere negli stessi errori.

[/wc_column][wc_column size=”one-half” position=”first”]Linosa  – La perla nera di Sicilia tanto vicina, eppure tanto lontana, da Lampedusa. L’isola che vale più di una visita giornaliera

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Vilanculos – La perla del Mozambico dirimpetto Bazaruto, il deserto nel cuore dell’oceano indiano

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Delhi – 20 milioni di persone che si muovono a suon di clacson

 

 

Destinazioni differenti ma un ritmo che ha cadenzato gli ultimi 7 anno della mia vita, compleanno che celebrerò ufficialmente il 21 gennaio 2017 probabilmente a Varanasi, che non sia il caso a volermi li esattamente in quelle date? 

Il modo in cui viaggio si è modificato, le decisioni prese sono state più che altro accadute e prese sul momento. A volte ha deciso l’istinto, altre il desiderio di seguire un percorso differente da quello che avevo in mente qualche mese prima.
L’anno si è dispiegato riservando grandi sorprese, in fin dei conti spesse volte non mi sono data neanche il tempo di crearmi delle aspettative. Ho imparato infatti che quanto più basse basse, o assenti, sono le aspettative, quanto meglio mi approccio alla nuova avventura.

Nel mentre in questi anno, ho risparmiato ed investito denaro in attività che ho creduto, senza avere alcuna garanzia, potessero un giorno aiutarmi ad aprire nuove strade e diversificare la mia attività di oggi, lavorato sempre più di quanto non avessi voluto per un senso di responsabilità per cui l’essere in viaggio non mi autorizza a vivere come se fossi perenemmente in vacanza. Ma forse è vero il contrario.
Sono incappata in problemi che all’inizio mi sembravano insormontabili per poi, a mente fresca, trovarne non solo il lato positivo ma anche una via di fuga da situazioni che si sono create senza che me ne fossi davvero resa conto, se non al momento della rottura, e che, a conti fatti, rappresentavano esattamente quello che mi stavo augurando da molto tempo, senza mai dirlo ad alta voce.

Viaggiare in questi anni mi ha infatti insegnato che le strade sono tante e non è mai davvero una sola, e che riesco a vedere le cose da questo punto di vista quando la mia mente è libera dalle paure (vedi l’Africa).
Mi ha insegnato a pianificare in grandi linee, tenere sempre tante porte aperte ed essere pronta al cambio direzione (vedi i Balcani).
Mi ha istruita a cadere e rialzarmi senza temere. A lasciare parlare i segnali che mi arrivano quando meno me lo aspetto e a cui, forse qualche anno fa, non avrei badato più di quel tanto (vedi l’India).

Il glorioso 2016 sta per concludersi, il caso o destino come vogliamo chiamarlo mi ha fatto macinare più chilometri di quanto non avessi pianificato.
E’ cominciato nel Continente che più amo e sta finendo nella terra che più ho temuto.
Un Paese che mi ricorda, ogni mattina quando mi avventuro per i vicoli trafficati, che la paura è quella che noi ci creiamo, lasciandoci condizionare dal sentito dire, piuttosto che dalla realtà dei fatti, e che, nonostante tutto, è proprio grazie a lei, che ci mette nella condizione di superare numerose sfide, che impariamo a lasciarci investire dal nuovo e dal diverso, quando con paura e quando con sicurezza, e darci tempo prima di giudicare. Nel viaggio e in tutto il resto.

Questo vuole essere il mio augurio per voi, la cosa più bella che abbia imparato negli anni in viaggio. Imparare a non giudicare in maniera affrettata e dare valore ed importanza al tempo. Rallentare e dedicare più tempo.  Al mondo, a chi ci sta vicino e anche a noi stessi.

FELICE ANNO NUOVO!

 

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

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