La MIA Africa Top 10

La MIA Africa Top 10

Nel titolo ho osato più di quanto potessi permettermi, ma quel MIA AFRICA spero renda chiaro che la top 10 che seguirà è una selezione che si basa sulla parte di continente che conosco.

 L’Africa è infatti un continente enorme, ben 52 Paesi, probabilmente di alcuni non conosco neanche il nome, altri non sono attualmente accessibili a causa di situazioni socio-poliche instabili, e, più realisticamente parlando, sebbene abbia passato circa 10 mesi nel continente, muovendomi con i mezzi pubblici i tempi si sono dilatati così che l’Africa, o le Afriche, di cui possono raccontare non sono tantissime.

Ma di queste Afriche posso però narrare piuttosto dettagliatamente particolari in quanto in ognuno ho passato quando 1 mese quando 2 mesi di viaggio, dedicando il tempo per comprendere il Paese e sentirmi a mio agio.

Non sono una viaggiatrice mordi e fuggi, sono invece una amante del continente nero, ho imparato ad intergrarmi nelle comunità locali, se non nelle famiglie, so muovermi piuttosto agilmente con tutti gli improbabili mezzi pubblici dei Paesi visitati, ho atteso a volte giornate nel cuore del deserto in attesa di un passaggio per arrivare nel primo centro abitato, ho mangiato con le tribu, a volte, facendo uno sforzo infinito ad adattarmi anche a questo cibo che,  non sempre, si mostra come allettante e delizioso.

7 Paesi per un totale di 10 mesi. Un viaggio, anzi tanti viaggi e un obiettivo unico: scoprire il continente nero e sfatarne i miti!

okavango delta

Tabella dei Contenuti

Top 10 Africa

Si parla sempre più spesso di Africa, l’ultima frontiera per i viaggiatori che ormai assetati di scoprire mondi nuovi cominciano ad avvicinarsi al continente nero un pò con timore e paura ma sicuramente con voglia di comprendere le complesse dinamiche.

La classifica parte dalla posizione 10 fino ad arrivare ai miei angoli preferiti.
Devo anche sottolineare che in base ai miei gusti personali, sono orientata più alla gente e alla società che agli scenari e ai paesaggi, ovviamente quella che segue è un parere opinabile e comunque tutto mio.

Le Tribu africane NON sono uno Zoo Umano 

Ci tengo a sottolineare questo aspetto perchè le voci che girano a proposito delle tribu e delle visite alle tribu sono confuse e molto pessimistiche.
Devo quindi fare una introduzione a tal riguardo anticipando che la mia permanenza con le tribu, in Etiopia ed in Namibia, sono state tutto tranne che una visita ad uno zoo umano.
Con queste tribu ho avuto modo di poter passare dei giorni, accampare all’interno dei villaggi, ed essere tratta come un membro delle grandi famiglie che vivono all’interno dei villaggi.

himba

È vero che chi visita velocemente le tribù e dedica giusto qualche ora avrà questa impressione, il villaggio in cui si viene portati durante un tour è organizzato specificatamente per i turisti, in cui lo “spettacolo” di vita quotidiana non è reale al 100%.
Proprio per evitare questo impatto deleterio, il safari preferisco farlo nel bush o nella safana cercando di avvistare leoni, ho sempre optato per soluzioni differenti.

Al mio arrivo ho sempre cercato guide tribali che potessero introdurmi alla comunità e mi permettessero di passare qualche giorno in situazioni a volte estreme (senza bagno, senza doccia, incredibile scomodità ed accampando letteralmente tra la cacca di mucca e di capra), noleggiando un’auto per raggiungere tribù in zone in più remote,  lasciando il tempo di farmi conoscere senza avere la fretta di fotografare e poi fuggire.

Questa perseveranza ha contribuito a creare una situazione opposta. Lasciare che fossero loro a chiedermi di fotografare piuttosto che chiedere io ma ha anche fatto sì che fossero loro ad invitarmi a campeggiare nel villaggio senza avanzare alcuna richiesta, motivo per cui ho sempre atteso fuori dalle recinzioni attendendo che il capovillaggio mi accogliesse e mi mettesse nelle mani di una delle donne.

Viaggiare in maniera etica, soprattutto in Africa, significa supportare attivamente le comunità, portare doni (mais, latte, olio, le guide sanno benissimo cosa si può fare e cosa no), non elargire denaro o caramelle ai bambini, rispettare le regole e le gerarchie, farsi accompagnare da guide locali, conoscere gli usi e le tradizioni delle popolazioni e trattarle con rispetto e non come fenomeni da baraccone.

Un viaggio tra le tribù NON è un safari umani se fatto nel rispetto e nella discrezione.

LEGGI Turismo etico nei Paesi in via di sviluppo 

10# – Okavango Delta (Botswana) – A tu per tu con gli ippopotami

L’arrivo durante la stagione delle piogge, che quest’anno sono comunque purtroppo state scarse, ha reso piuttosto complessa la mia permanenza nel cuore dell’Okavango dove ho pernottato a poca distanza da lagune abitate da enormi ippopatami.
Il Delta dell’Okavango è il secondo più grande del mondo e rappresenta uno degli ecosistemi più insoliti del pianeta in cui convivono vivono centinaia di specie di mammiferi e uccelli, oltre a migliaia di specie diverse di piante.

In mokoro, la canoa tipica, la traversata per i piccoli canali, è cominciata per lasciarci nel cuore del nulla, in una posizione difficile da geolocalizzare, dove dopo aver messo su la tenda è cominciato il safari a piedi alla ricerca di animali da avvistare.

Lontani da tutto durante giornate di pioggie torrenziali che non ci ha fatto abbattere e un saluto con il cielo che si schiarisce regalandomi una pacifica traversata di ritorno in un luogo meraviglioso nel cuore d’Africa.

I tours all’Okavango possono durare 1, 2 fino a 10 giorni.
Nelle soluzioni economiche è importante ricordare che il cibo, le pentole e le stoviglie sono a carico del viaggiatore.
E’ buona abitudine lasciare una mancia alle guide.

okavango delta

9# Cape Town (Sud Africa) – Africa o Europa?

Cape Town è una delle città più belle al mondo e la ragione è data dalla posizione incredibile ai piedi della table mountain e la multiculturalità che oggi rappresenta questa città a metà strada tra Europa ed Africa.

Ottimo punto di partenza per scoprire il Sud Africa la città arcobaleno non è solo bella ed in una posizione invidiabile ma è anche punto nodale ed importante per comprendere la complessa storia del Sud Africa.

Non bastano 3 giorni per scoprire il Cape Town, ma basta poco per lasciarsi intrigare dal miscuglio eterogeneo che si crea in questa città, che potrebbe essere una capitale europea, con l’aria tipica d’africa nera.

Leggi – GUIDA A CAPE TOWN 

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8# – Deserto Sousselveil (Namibia)

Con il deserto del Sahara questo è il deserto più fotografato al mondo. Nel cuore sud occidentale della Namibia il surreale Deadveil è un luogo magico che rasenta il surrealismo.

Il viaggio nel Sousselveil comincia ben prima di raggiungere il cancello d’ingresso del parco, nella bollente estate namibiana a temperature che superano i 40 gradi e fa troppo caldo anche per schiacciare un pisolino.

Sveglia all’alba, con la torcia in testa disfo la tenda nel mentre che delle antilopi si defilano spaventate forse dai rumori, ma vedo i loro occhi brillare e io ho più paura di loro.

Il sole sorge nel mentre che lo attendiamo su una duna. Guardando sabbia artisticamente scavata leggermente  mi chiedo quanti serpenti hanno strisciato tutta la notte e quanti sono ancora li. In quel pezzo di mondo in cui sembra che non ci sia vita sento di non essere sola.

Silenzio di deserto ed apparente staticità.

Consiglio
Non fate l’errore dei due svizzeri con cui viaggiavo, non scalare la duna alla sinistra, risparmia le energie per la Duna 45, ma invece prosegui a piedi sul lato destro tenendo la duna alla sinistra. In circa 15 minuti su un percorso piuttosto pianeggiante entrerai nel mondo di Salvador Dalì.
Segui una delle tante guide per arrivare senza fare troppi sforzi.

7# – Deserto Sahara (Marocco) – Cammino con i nomadi

Il Deserto del Sahara marocchino è un luogo incredibile in cui non solo si ammira il cielo stellato illuminato dalla via lattera ma in cui è possibile vivere con i nomadi, berberi, scoprendo usi e tradizioni degli uomini del deserto.
Un viaggio nel cuore del deserto dove il vento parla e a noi non resta che ascoltare ipnotizzati dalle stelle che illuminano nel buio più fitto.

Ci sono 20 anni di apprendimento nella vita del nomade prima di potersi rendere indipendente, mi racconta Mustafà.

5 anni, la scuola della madre
5 anni la scuola del padre
10 anni la scuola della vita

A 20 anni qualsiasi nomade è in grado di poter prendere cura della sua famiglia e delle esigenze della carovana, sa ricoprire un ruolo di donna e un ruolo di uomo.

È completo e pronto ad affrontare la vita dura del deserto che quando cala il sole regala quiete e fresco sotto il cielo stellato e le note delle percussioni e dei canti berberi si diffondono chissà fino a dove.

LEGGI – NEL DESERTO DEL SAHARA UNA NOMADE TRA I NOMADI

Leggi: Itinerario di viaggio in Marocco 

sahara

6# – Depressione della Dancalia (Etiopia) – Il luogo più inospitale della terra

E’ considerato il luogo più inospitale della terra a causa dei 115m al di sotto del livello del mare e le temperature che provano anche i più avventurosi.
Un viaggio nel cuore bollente del mondo, a temperature esagerate, in cui c’è la vita che non ti aspetti.

Un caldo brutale, una discesa a gli inferi dove la terra bolle e l’odore di zolfo, durante il trekking notturno, ci preannuncia la visione dell’imponente e spaventoso Erte Ale.

Un angolo di terra poco clemente dove l’uomo è riuscito però a creare una sua propria dimensione, muovendosi sotto il sole cocente in cui non c’è verde, sembra non esserci vita. Eppure, proprio là, tante cose accadono.

Uno dei viaggi più faticosi e gloriosi del mio curriculum di strada. Un altro luogo che rende l’Etiopia tanto incredibile e piena di piacevoli sorprese.

LEGGI – VIAGGIO NEL LUOGO PIU’ INOSPITALE DELLA TERRA

5# – Wild Coast (Sud Africa) – Il sud Africa che non ti aspetti

Un tocco di Africa nera in Sud Africa oltre i soliti circuiti di viaggio. La perla ancora sconosciuta dai turisti e meta ideale per i backpackers che vogliono vivere appieno della natura e delle tradizioni sud africane che non sono mai andate perdute.

Rurale e lento, montagne che si gettano a mare in cui l’acqua, oceano indiano, si riscarla dove attendere le onde insieme a decine e decine di bambini che non sanno nuotare crogiolandosi sotto il sole.

Un mondo distante anni luce dalla blasonata Garden Route che racconta un pezzo di storia importante in cui le tradizioni sopravvivono e le porte sono sempre aperte.

South Africa

4# – Vicoria Falls (Zambia/Zimbawe) e Volo in microflight

Imponenti e violente le Victoria Falls valgono il viaggio, il miglior modo di vederle è dal cielo. Ho sempre desiderato volare ma ho anche sempre avuto troppa paura per farlo.
Ho osato e le gambe tremavano alla partenza. Una insignificante cintura mi teneva sul seggiolino, sono appesa ad un aggeggio che vola, un casco ed un microfono.

Lui, il pilota, mi dice di rilassarmi, di lasciarmi andare, di liberare le braccia e volare, nel mentre che stringe le mie gambe tremolanti. Ho paura, e lui lo sa.
Ma alla prima virata sopra le imponenti cascate libero le braccia e volo sopra uno dei monumenti della natura più imponenti della terra.

Volo sulle Cascate Victoria. E non mi importa più di niente se non vivere i miei minuti in cielo lasciandomi investire dall’aria del primo pomeriggio zambese.

Consiglio
Sorvolare sulle Victoria Falls non costa certo poco, ma vale ogni singolo centesimo pagato. Per chi non volesse farlo in microflight, come ho fatto io, esiste l’opzione in elicottero.
In particolare durante la stagione delle piogge non è possibile andare fino alla Devil’s Pool e c’è troppa acqua per rendersi conto di quanto mastodontiche siano le cascate, non lasciarti sfuggire l’occasione!

Costo micoflight: $150 per 15 minuti

Victoria Falls microflight

3# – Safari Tanzania Parchi del Nord (Tanzania) – Camping selvaggio 

In lingua Masaai la parola Serengeti significa “Pianura Senza Fine”, basta passare il cancello di ingresso del Parco nazionale africano più noto del Continente per capire il perchè.

Quasi 15.000 chilometri quadrati di superficie in cui animali tra i quali i più noti predatori del mondo vivono in maniera placida crogiolandosi sotto il sole conducendo la loro vita indisturbati dai motori delle macchine che guardano con un certo placido disinteresse e strafottenza.

Un viaggio fatto di terra e sole, spazi sconfinati e silenzi interrotti da qualche iena che la notte si aggira per il campeggio, un ruggito ogni tanto e forse qualche elefante in lontananza.

Durante il giorno tutto tace ma di notte la savana sembra rinvigorirsi e le tenebre la rendono misteriosa e terrificante.

Gli animali non si vedono ma si sentono.
Ed in tenda, in campeggi completamente all’aperto nel cuore del parco, questi rumori la prima notte un pò di paura la mettono anche ai più intrepidi avventurieri.

Oggi una leonessa ha predato sotto i miei occhi. Una camminata lenta e poi uno scatto e per la gazzella non c’è stato scampo. Nel mentre più in là degli avvoltoi si avvinghiano ad una carogna nel mentre che lo sciacallo cerca di introdursi nel banchetto.
Gli ippopotami giocano nell’acqua fangosa e le giraffe, eleganti e timide, mangiano le foglie degli alberi più altri affiancate da branchi di elefanti e gruppi di decine di zebre che bevono con cautela nel laghetto abitato dai coccodrilli.

La bellezza delle cose semplici, la comprensione delle regole ben precise della natura che scandiscono la vita degli animali e una sola regola: guarda senza interferire.

Non interazione se non avvistamenti in lontananza senza fuoriuscire dai percorsi ben disegnati. Se gli animali sono in vena si avvicinano, ci guardando e con totale disinteresse vanno via.

Siamo ospiti. Chissà se siamo desiderati.

LEGGI – GUIDA AL SAFARI IN TANZANIA

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2# – Opuwo (Namibia) – Al supermarket con gli Himba

Non è stato semplice arrivare ad Opuwo, più che altro per il caldo che ho sofferto durante le lunghe attese tra un minibus e l’altro. Dopo 1 giorni di viaggio ed uno svenimento per la strada a causa di poca energia e disidratazione nonostante i litri di acqua bevuto arrivo nel mondo dell tribù in cui la fila alla cassa del supermercato si fa con donne semi-nude coperte di pelle di pecora o donne con abiti vittoriani di stazza piuttosto imponente (Herero).

Un luogo magico ed inconsueto, uno di quelli in cui non ti aspetti di trovarti, o forse non credi che possa esistere.

La mia destinazione preferita in Namibia dove è stato difficile arrivare ma, forse ancora più difficile andare via.

Dal diario di viaggio in Namibia – L’addio a Opuwo

A malincuore oggi ho lasciato Opuwo. Ma sapevo che piu tempo passava piu sarebbe stato difficile andar via. Mi conosco bene in queste situazioni.
Per casualità, chiamiamolo buon karma o destino benevolo, ho trovato una famiglia che mi ha accolta come fossi uno dei 20 membri, e fino a ieri sera ne sbucavano di nuovi.

In Africa non sai mai chi è davvero fratello di chi. Sono tutti parenti a detta loro. Così io sono abituata ad essere chiamata la “zia” (soprannome che, coincidenza strana, mi è sempre stato attribuito dalla tenera età di 20 anni anche dai miei amici).

Ieri sera ho atteso 4 ore in ospedale per verificare non avessi la malaria.
Giusto un po di influenza e raffreddore ma mi è stato detto che comincia cosi. Facendo la fila dalle 9.30 pm fino a mezzanotte e mezza gli altri in attesa che mi vedevano fare battute e scherzare mi dicono:

“Sembra tu stia bene. Perche insisti per fare il controllo?”

La verità è che ero li perchè anche se sentivo di non avere la malaria ma solo una lieve influenza il pensiero andava a oggi.
24 ore di viaggio e arrivo chilometri e chilometri lontana da quest cittadina dove mi conoscono e conosco.

“Perché se mi ammalo davvero voglio che accada dove sono circondata da chi mi vuole bene e si può prendere cura di me e non lontana e sola chiusa in una camera di hotel”

Ecco perche ho atteso 4 ore per farmi bucare il dito e sentirmi confermere una salute da leone. Stamattina alle 6 Jimmy è venuto a prendermi per accompagnarmi in stazione. Il fratello più piccolo alle 5am ci aveva preceduto per bloccare il posto sul minibus che mi porterà a Katima Mulilo.

Il sole sorge su Opuwo ed il cielo si colora di arancione nel mentre che percorro per l’ultima volta quella strada che mi piace tanto.

“Giuliaaaa!!”
Sento gridare da qualcuno in strada.
Sono i miei amichetti che alle 7 del mattino si accingono ad andare a scuola camminando e che mi riconoscono nonostante sia in macchina.
Saluto con la mano e grido HELLOOO!!
Non sanno che sto partendo per sempre.

The good auntie has gone.

LEGGI – VIAGGIO TRA LE TIBU DELLA NAMIBIA

himba family

himba girls

1# – Omo Valley (Ethiopia) – A tu per tu con gli Hamar

Sebbene gli Himba della Namibia siano probabilmente più noti,  dopo i Masaai,  devo dire che la concentrazione di tribu della Omo Valley e  le sue peculiarità fa di questa regione un luogo incredibile a sud dell’Etiopia, nonchè il mio preferito tra tutti.

Io che ballo la Evangadi con donne Hamar

Non è semplice arrivare, solo qualche cittadina è raggiungibile con i mezzi, ma il viaggio non è sicuramente una passeggiata di salute nè ideale per chi ha poca dimistichezza con i mezzi pubblici africani o ha poco tempo, ma il premio di un viaggio nella regione al confine con il Kenya con cui condivide il lago Turkana, è impagabile.

L’arrivo a Omorate via Arba Minch è stato uno dei viaggi più dolorosi e pesanti che abbia mai fatto in 6 anni di viaggio.

Come prima cosa ho dovuto viaggiare seguendo le giornate di mercato. Solo 1 bus a settimana arriva ad Omorate, motivo per cui dovevo essere ad Arba Minch almeno un giorno prima per prenotare un posto su quell’unico bus che porta nel villaggio più meridionale del Paese.

Al mio arrivo Abuda mi aiuta a mettere in spalla lo zaino e cercare una camera in una delle due guest house sgarupate del villaggio.

Nulla di più essenziale e basico di Omorate nell’intero Paese.

Il gabinetto è un buco a terra, la doccia è all’aperto in un box di lamiera. Eppure questo villaggio, mi affascina al punto da rimanerci più giorni in compagnia di quell’angelo nero, che cammina anche 70km in un giorno, un pastore metà etiope e metà kenyota.

La concentrazione di tribu nella Omo Valley è ineguagliabile, dai noti Mursi, con gli anelli nelle labbra, fino a pittoreschi Caro e gli eleganti Hamar.

Tribu nomadi e stanziali. Le cui tradizioni lasciano spazio alla fantasia, in particolare gli Hamar che si caratterizzano per il Bull Jumping e la Evangadi, la danza notturna.

Sono stata accolta come una di famiglia nonostante le barriere linguistiche, mi è stato offerto cibo e il caffe fatto con la scorza dei chicchi, ho fatto dormire in tenda con me le ragazze del villaggio che durante le notti fredde e di pioggia avevano freddo.

Un mondo che scomparirà e che sono stata felice di aver conosciuto dall’interno delle capanne.

LEGGI – VIAGGIO NELLA OMO VALLEY

LEGGI – TRIBU HAMAR – IL BULL JUMPING E L’EVANGADI

Un pò di tutto, un Continente che non si smette mai di esplorare che regala grandi soddisfazioni di viaggio e anche tanta stanchezza.

Un viaggio che sono stati tanti, un’Africa che ne racconta numerose e non smette di stupire. Ecco, forse, perchè continuo a tornarci.

BYE-BYE AFRICA

Sono sul bus che sta portandomi a Lusaka. Attraversando lo Zambia a cui, forse, con il senno di poi, mi pento di non aver dedicato abbastanza tempo come avrei dovuto.

Forse avrei dovuto fare come quando in Tanzania arrivai al confine con il confine con il Malawi e decisi di non passare la frontiera per non liquidare questo paese in 10 giorni.

Il caso ha voluto invece arrivassi fin qui e quell’Africa che per mesi ho cercato mi si e’ presentata tutta insieme. L’ho riconosciuta subito.

Sono arrivata alla fine del viaggio e comincio a tirare le conclusioni di questi mesi.

Mesi fatti di attese nel deserto, notti dividendo il letto con Monica o Cheki, caldo e poi caldo e caldo, nottate in tenda sotto il diluvio universale e i tuoni cosi forti da non farmi dormire per la paura. Di minibus scomodi e le solite lotte per tenere il finestrino aperto – non sei abituata a questo clima ma noi l’aria non la vogliamo. Cosi loro chiudono ed io apro. A volte per ore la lotta silenziosa al minuto d’aria non mi ha dato tregua.

La diarrea e le scomodità.

Ma questo è il prezzo che si paga quando si decide di viaggiare l’Africa alla mia maniera.

Come credo sia l’unico che conosco per riuscire ad entrare in contatto con questi personaggi che sono stati fratelli, sorelle, mamme e figli in piu occasioni.

L’africa mi ha rapita. Gli 8 mesi su 12 passati qui parlano più di quanto non faccia io.  Piu di quanto io non fossi resa conto.

E no. Non ha a che fare con gli animali, i deserti o le montagne o il mare.
Forse in parte.

Ha a che fare invece anche con queste 40 persone sul bus che mi circondano e mi fanno sentire una di loro. 

Perchè mi riportano con i piedi per terra. Perchè quando credo di essere incazzata con l’umanità e la progressiva perdita di valori arrivano loro che con estrema semplicità mi ricordano che i valori sono quelli che mi costruisco ed in cui IO decido di credere. E battermi per questi.
Perchè mi hanno regalato il tempo. Mi hanno re-insegnato a non correre che non è vero che dobbiamo fare tutto alla velocità della luce. Mi hanno regalato lo spazio. Il loro.

Volevo tanto tornare ed oggi mi si stringe lo stomaco. Mi si stringe nel non sapere che sarà di Justin il tassista o di Mildred o di Kosmos. Nel non potere sorprenderli, come facevo sempre, abbracciandoli sbucandogli alle spalle. Di chi non ha Facebook ne Whatssapp e da cui mi sono congedata con un “torno presto”.

Ieri dicevo alla tedesca “sono pronta per tornare a casa”.
Oggi sento che in parte sia vero ma….

Marzo 2016 

Giulia Raciti

Esperta di Africa e Latino America sono in viaggio perenne dal 2011. Ho fatto un giro del mondo in solitaria durato 3 anni. Mi occupo di realizzazione viaggi personalizzati e su misura in Africa e Sud America

Questo articolo ha 0 commenti.

  1. Michaela

    Salve,
    Vi chiedo che vorrei viaggiare per due settimane in Etiopia mi consiglio dove di andare a visitare …Grazie per il vostro collaborazione Michaela

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