In molti si sono chiesti che fine abbia fatto. Anche mia madre in realtà. Vivo alle Galapagos da ormai più di due mesi, mistero svelato.
Sono scomparsa volontariamente per un breve periodo, un pò per il lavoro abbondante un pò perché in questi ultimi mesi ho ricreato una vita con la parvenza normale e mi sono trovata per qualche settimana senza avere niente di eclatante da dire.
Sulle vicissitudini e le motivazioni scriverò nel momento in cui andro via per assicurarmi che tutto fili liscio e che il mio “progetto” abbia una forma, una sorta di intreccio di incontri con altri viaggiatori a Quito mi ha riportata alle Galapagos dove ho affittato un piccolo appartamento e ho creato un micromondo che ha poco a che vedere con quello del viaggiatore.
Ho affittato un appartamento a Puerto Ayora, ho una cucina, un bagno, connessione wifi, una televisione e un lettore per iPod.
Ascolto musica a porte e finestre aperte, quando stendo i panni fuori dalla finestra e faccio partire il disco di Renzo Arbore mi pare di ricreare una piccola Napoli .
Seduta sul ciglio della porta di casa vedo i taxi bianchi sfrecciare uno dopo l’altro, guardo dentro il mio piccolo appartamento e vedo il mio computer acceso, il tavolo di giorno diventa scrivania e la sera tavolo per cene con amici locali che ormai mi hanno scambiata per un ristorante 24 su 24.
La mia vita scorre tranquilla, talmente tanto tranquilla che non ho niente di eccitante da dire o da raccontare, se non che ne sono felice per un po’, è come prendermi una vacanza dalla “vacanza”.
In queste settimane ho rifatto il punto della situazione, ho preso tempo per ambientarmi e creare una mia vita, fatta di poche cose mie, lontana da casa, prendendomi il tempo per entrare nel pieno di una comunità e darmi uan certa regolarità, la mia vita è diventata routinaria come ogni qual volta mi fermo da qualche parte.
Vivere per un pò qui mi ha fatto vedere le isole da un altro punto di vista, quello che poco importa al turista, perché forse non le nota, o perché non ha sufficiente tempo per vederle o perché effettivamente qui si viene per la bellezza degli scenari e fotografare questo gruppo di animali che rendono l’arcipelago tanto impressionante.
Puerto Ayora – Santa Cruz
Vivo nel centro di Puerto Ayora città dell’isola di Santa Cruz. La cittadina è la più grande di tutto l’arcipelago, per grande intendo che vivranno circa 8000 persone.
Decisamente la città più adatta per cominciare la propria vacanza da qui. I tours costano meno ed essendo l’isola di mezzo è quella di contatto tra tutte le altre isole, in particolare le tratte Santa Cruz-Isabela e Santa Cruz-San Cristobal.
La maggior parte degli abitanti dell’isola lavora nel settore del turismo, chi ha un’agenzia, chi è istruttore di immersioni, chi è guida, chi affitta case o ha strutture ricettive.
L’arcipelago è per il 93% Parco Nazionale, è un posto dove la natura conta come ho visto in pochi altri luoghi nel mondo, questa è l’area più sviluppata e sfruttata e per questo forse meno attraente, ma decisamente comoda se si decide di vivere nell’arcipelago per un pò.
Di hotel di lusso credo ce ne sono alcuni, per il resto Puerto Ayora è una piccola cittadina di porto di mare, in pochi hanno le macchine, tutti si spostano con taxi, enormi pick-up bianchi che per 1$ ti portano dovunque all’interno della città.
Le persone si sposano giovanissime, la maggior parte a 23 anni ha già almeno un figlio e probabilmente un divorzio alle spalle, chi non divorzia è separato, cornifica la moglie/marito come è tipico nei porti di mare dove c’è un via vai incredibile di turiste attratte dall’esotico o ti fano la corte per poi scoprire, così per caso mentre passeggi per le viuzze, che quello stesso “single” che al bar faceva tanto lo spavaldo ha una moglie e al seguito una carrozzina con un bambino appena nato.
Il bar fondamentalmente è uno, il Pongo alle cui fondamenta c’è l’unica discoteca del pueblo, la Panga che il finesettimana si riempie di persone che ballanno regaton e salsa (SIG!) e dove ormai non vado da molto tempo vista l’incongruenza tra me e questa musica.
La maggior parte dei ragazzi dell’isola non è mai andato fuori dall’Ecuador, si sente che hanno voglia di andare via ma si sentono fortemente legati alle isole, come se fossero una gabbia d’orata dalla quale non riescono ad andare via. Non più di due settimane, mi dicono.
E la sera che si fa? Visti gli alti costi degli alcolici (una birra $3, una bottiglia di vino a partire da $15) l’unico drink economico è quello locale e prodotto anche qui sull’isola, ma prodotto tipico di Manabì sulla costa ecuadoriana, la cana, un distillato di zucchero di canna, il cui odore ricorda quello della tequila che a volte si beve anche con sale e limone ma che spesso viene mischiato con sprite o coca cola.
Poi c’è il gruppo dei suonatori e degli amanti della musica che si riuniscono presso il molle degli artigiani che cantano e suonano tutta la notte con chitarre di cartongesso. Generalmente sono tutti seduti in cerchio sulle sedie di plastica, birre Pilsener e bottiglie di cana a terra che passano a giro.
Si strimpella, si suona anche uno strumento ancestrale fatto con la mandibola dell’asino, i cui denti ancora fissati si muovono nella carcassa producendo un suono.
Maracas fatte con unghia di porco, lisce e di color perla nera, legate da fili di lana colorata creano questo altro strumento musicale.
Non ci sono molti diversivi sull’isola in verità, a tratti è noioso però la verità è che dopo 2 anni di fare e vedere cose, sono felice di non dovere pianificare nulla della giornata che viene ma sapere che sono libera o che posso lavorare dal mio miniappartamento mi fa felice.
La cosa bella di questo stop è che ho riscoperto un vecchio piacere che avevo quasi dimenticato: cucinare.
Qui se c’è una cosa economica è il pesce fresco, e in occasione della visita di Michela la mia migliore amica che ha viaggiato per ben 42 ore solo per venirmi a visitare, ho ripreso a cucinare e organizzare cene per me e i miei nuovi amici locali.
La mia casa da sulla strada, vivo al centro della città quindi zona di passaggio e cruciale per chiunque. I miei amici che passano davanti casa bussano, spesse volte offro un caffè o un te, facciamo una chiacchierata e poi loro tornano a fare quello che dovevano fare e anche io.
Mi sono quindi dedicata alla cucina, e per la prima volta ho cucinato l’aragosta, non che sia particolarmente difficile, anzi, quanto per avere avuto tra le mie mani un cibo che in Italia me lo sono sempre sognato.
Una aragosta costa circa $15, una di quelle fresche che hanno ancora i tentacoli muoversi….anche dopo essere stata ripartita in 3 pezzi.
Vederla uccidere non è stato bellissimo però vederla così grande e colorata ha animato gli spiriti dei commensali.
Due volte al giorno i pescatori vendono pesce fresco al molo dei pescatori dove un leone marino fa da guardia al pesce difendendolo dai pellicani e le fregate che volano a pelo sulla testa dei turisti che affascinati da questo spettacolo scattano foto, il premio per il lavoro giornaliero del leone marino sono bocconi di pesce fresco.
Così dal mio appartamentino a un blocco dal porto di Puerto Ayora, isola di Santa Cruz, sono tornata a vivere in un mondo che mi ricorda quello del mio paese in Sicilia.
Un paesino in cui cammini per le strade e ormai tutti i locali ti salutano, parlo seduta sul ciglio della porta o sui marciapiedi con i passanti, le porte e le finestre della mia casa sono sempre aperte, gente che viene e gente che va.
Amante dei mercati e della gente come sono io, durante la mia prima esperienza mi era venuto a mancare l’ingrediente primario del viaggio: il contatto con la gente del luogo.
Sono dovuta tornare per vivere quell’esperienza che caratterizza i miei viaggi…
Quanto costa un mese di vita alle Galapagos
Le Galapagos sono più costose rispetto l’Ecuador, per chi viaggia per molti mesi tra Bolivia, Perù ed Ecuador troverà i costi delle isole esagerati ma i costi sono giustificati dal fatto che la maggior parte dei prodott arrivano dal continente, la scelta è scarsa e anche una birra che in Ecuador costa $1,25 qui costa $3.
Facendo i conti ecco quanto costa un mese alle Galapagos
Affitto appartamentino con acqua calda e wifi: $250/300 al mese
Mangiare: Almuerzo $4 – Vena $6
Taxi – $1 per andare da qualsiasi parte in paese
Birra: $3 (ricordo che qui si riciclano le bottiglie quindi una volta terminata portare allo stesso negozio quella vuota e assicurarsi che l’accettino dopo l’acquisto, a volte vale la pena farsi fare una piccola ricevuta, alcuni negoziati fanno pagare sino a $1). La stessa cosa vale per le bottiglie di Coca Cola da 2 litri
Acqua: tanica da 10 litri $2 (bisogna fermare un furgoncino che passa per le strade altrimenti 5 litri al supermercato costano $1,20). purtroppo l’acqua corrente non è buona neanche se bollita quindi non si può cucinare.
Supermercato: tutti i prodotti alimentari costano molto di più rispetto l’Ecuador, succo di frutta $2.50, pasta a partire da $1,20, pane $1, sigarette $4. Di fatto se si cucina si spende molto meno rispetto mangiare fuori, cosa che non è sempre così nel Continente dove spesse volte conviene mangiare nei ristoranti locali piuttosto che cucinare in ostello.
Internet per ora: $1
Lavanderia: A partire da $2 per libra
Ceretta: $20/25
Costo dei tours da Puerto Ayora
Isola Bartolome: $130/150 (quanto più paghi quanto migliore è lo yacht)
Isola Santa Fe: $13′/150
Isola Seymour: $130/150
Isola Plaza Sur: $130/150
San Cristobal: $90/110
Isabela: $80/110
Quanto si può rimanere alle isole Galapagos
Le Galapagos sono dei Galapaganos, che significa che poco importa che si sia ecuadoriani il massimo consentito per rimanere nelle isole è 3 mesi in un anno. Non c’è bisogno di visto ed in realtà si può rimanere anche di più senza incorrere in alcun pericolo né sanzione visto che quando si va via anche se si è superato il termine di permanenza quello che succede è che si è banditi dalle isole per 1 anno, quindi lo stesso risultato.
Per rimanere sulle isole legalmente le soluzioni sono due: contratto di lavoro o….sposarsi con un locale (soluzione poco pratica ma adottata da molte persone).
In fin dei conti vivere alle Galapagos costa molto di meno di quanto possa costare la vita in europa, lo shock iniziale è dovuto alla differenza (circa il doppio) del costo della vita rispetto l’Ecuador ma basta qualche giorno per abituarcisi e rendersi conto che poi così care non sono e che si può vivere qui con meno di $1000 al mese.
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Il problema del Brasile è che è grandissimo e io sono un pò stanca di viaggiare…certo non vorrei farmelo scappare e giuro che ci sto pensando, però credo che anche la mia famiglia mi voglia rivedere. vediamo cosa succede nei prossimi due mesi e ovviamente ti avverto!