Il viaggio, il travel blog e le affinità elettive

In questi giorni ho avuto modo di passare molto tempo con un’amica che per anni ha lavorato sulle navi da crociera. Ha visto il mondo, buona parte del mio stesso mondo, da un  punto di vista completamente differente, il mare.
Le nostre storie e racconti sulla stessa destinazione erano talmente tanto diversi da sembrare uno stesso luogo due posti differenti.

Io avevo la visione dalla terra e lei dal mare. Io parlavo dei mercati e lei delle baie, io cibo di strada e lei cocktails ed aragoste.
Ci siamo rese conto che la nostra tipologia di viaggio è talmente tanto lontana l’una dall’altra che non potremmo mai partire assieme, via nostre differenti esigenze, per lo meno non finchè una delle due abbia voglia di fare esperienza del viaggio dell’altra.

Capita poi che ricevo una email da parte di un ragazzo e che ha voglia di “scappare” e trova la soluzione nel viaggio, ma non sa dove andare e chiede consiglio a me.
Questi due eventi accaduti praticamente in contemporanea mi hanno dato modo di pensare sul senso del viaggio e sul ruolo che un blog di viaggio ha per me in questo momento.
Sono due argomenti correlati ma separati, pertanto comincio sul senso del viaggio, pensiero scaturito a seguito della email e la conversazione con Juni (l’amica della nave da crociera), seguo con il senso del blog perchè a questo sentire è legato in maniera consequenziale il ruolo del blog di viaggio.



Amo i mercati e i venditori, chiacchierare e rubare informazioni. Mi piace la strada e viaggiare in autobus. Non viaggio così per necessità ma perchè questo viaggiare è l'unico che riesco a concepire e che mi fa emozionare.



Amo i mercati e i venditori, chiacchierare e rubare informazioni. Mi piace la strada e viaggiare in autobus. Non viaggio così per necessità ma perchè questo viaggiare è l’unico che riesco a concepire e che mi fa emozionare.

Sul senso del viaggio….

Il Marocco ha riportato in me il desiderio di viaggiare, fortissimamente. Riformulo. Ha riportato alla luce quello che in realtà è stato il mio sogno di viaggio proibito di sempre. Scoprile la terra sanguigna e per me radice dei popoli, l’Africa. Dove sento tutto sia cominciato.
Non sono mai andata in Africa per paura, soprattutto pensarmici da sola, perchè le informazioni a tal proposito sono poche, perchè non è una destinazione battuta dai backpackers, perchè in fin dei conti credo possa essere molto costosa.

Nonostante l’idea dell’India e del Nepal non mi abbandoni tuttavia tutto non sento questa chiamata forte abbastanza da far mettere da parte l’urlo d’Africa.
La questione è proprio questa: il viaggio deve chiamare, deve chiamarti.

La destinazione ti deve attrarre e deve voler significare qualcosa per te, non solo economicamente. L’Asia e il Centro America trovandosi alla stessa altezza hanno belle stagioni negli stessi mesi ma offrono due contesti profondamente differenti, i costi quasi si equivalgono, lo stile di viaggio molto diverso.

E’ una chiamata quella di Paese piuttosto che un altro. La musica, le tradizioni, l’architettura, le spiagge o le montagne. Qualsiasi motivo tu abbia questo sarà una ragione più che sufficiente per avvicinarti a una specifica destinazione.

Non esiste un posto più bello di un altro, esiste un posto più bello di un altro in base ai tuoi interessi e quello che tu vuoi sapere di questo luogo in quello specifico momento.
Ma è necessario prendersi il giusto tempo per entrare nella lunghezza d’onda di un Paese.

Atterrare in realtà distanti dalle proprie è ogni singola volta un piccolo shock. Normale sia così. Ci vuole tempo per entrare dentro anche le più semplici dinamiche culturali. Capire un posto significa concedersi il tempo necessario per sentirsi a proprio agio, e poi trovare quello che ti interessa sapere in particolare, che possono pure essere solo le sue spiagge migliori o i musei o il mangiare.

Ogni destinazione deve essere scelta in base alle proprie propensioni, le affinità ed aspettative. E’ difficile dire dove senza sapere nulla di chi dovrà vivere questa esperienza.
Un italiano generalmente ama il mare con la stessa intensità con cui un tedesco o un canadese ama il trekking e la montagna. I tre personaggi daranno ognuno una visione di uno stesso Paese completamente diversa, perchè i punti di interesse e quindi lo spirito con cui la si è vissuta era tale: Mare/Montagna.

Il viaggio è fatto di momenti, di luoghi di propensioni ed attitudine. Per questo ogni racconto di viaggio è diverso da quello di un altro. L’intensità e la modalità con cui la si vive è per forza di cose distinta, e così di conseguenza i due racconti si presentano come due valide differenti prospettive su una stessa parte di mondo.

E qui si lega il secondo argomento, quello correlato al blog di viaggio.

…sul senso del blog

Chi scrive un blog di viaggio deve viaggiare, non fa una piega. Chi scrive su un blog di viaggio deve offrire un proprio punto di vista su una destinazione su cui si è scritto e riscritto.
E’ quello che differenzia il mio blog dal tuo.

Se entrambi siamo a Buenos Aires e io la vivo fatta in ostello e con i mezzi pubblici e tu da un hotel a 5 stelle e prendi solo taxi, scriveremo di due diverse Buenos Aires perchè effettivamente la stiamo vivendo in maniera completamente differente, ma stiamo fornendo contemporaneamente due racconti validissimi e veritieri.

Questo a condizione che i nostri posts abbiano un nostro tocco personale. Senza offrire la nostra posizione, le nostre impressioni, e se non ci prendiamo la libertà di spiegare perchè quel posto è si per te o perchè è no, allora i due posts risulteranno esattamente identici e pertanto anonimi.

Il ruolo del blog e del bravo travel blogger sta nell’offrire una visione delle destinazioni secondo il suo punto di vista che identifica allo stesso tempo  il suo modo di viaggiare.
Non si tratta di smettere di pubblicare informazioni utili, ma si tratta di dare nuovamente una personalità ai viaggi e quindi ai posts e ricontestaualizzare il tutto.

Sono i racconti a dare valore a quel punto non solo come viaggiatore ma anche come blogger.
Il blog è uno strumento in grado di creare comunità fatte di persone con gli stessi interessi e, a proposito di travel blogs, stessa tipologia di viaggio. Blogging è questione di affinità elettive.

“Anche uomini completamente estranei e indifferenti l’uno all’altro, quando vivono qualche tempo insieme, si svelano reciprocamente l’animo loro, e deve nascere una certa confidenza.”
“Le affinità elettive” di Johann Wolfgang Goethe

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3 Responses to Il viaggio, il travel blog e le affinità elettive

  1. Vero, Giulia, condivido quanto scrivi. I luoghi devono “entrarti dentro” ancor prima di arrivare…anzi, il viaggio inizia proprio dal momento in cui si decide di rispondere alla “chiamata” . Cercare le informazioni, preparare l’itinerario, vagliare i costi : per me è già viaggiare!

    Wanda Benati March 27, 2014 at 10:55 am Reply
  2. Completamente d’accordo sul punto di vista personale e veritiero del blog/blogger. Se no che gusto c’è?! ;)

    La Ste March 16, 2014 at 10:50 pm Reply
  3. Vero, Giulia, condivido quanto scrivi. I luoghi devono “entrarti dentro” ancor prima di arrivare…anzi, il viaggio inizia proprio dal momento in cui si decide di rispondere alla “chiamata” . Cercare le informazioni, preparare l’itinerario, vagliare i costi : per me è già viaggiare!

    Wanda Benati March 16, 2014 at 6:10 pm Reply

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