Chefchaouen – Andalusia in Marocco sulle montagne del Rif

Il passaggio dalla grande città marocchina ai piccoli centri lo vivo come un sospiro di sollievo, sebbene mi renda conto del caos delle grandi città solo quando vado via. Non è una esigenza quando mi perdo tra le vie delle Medine, non c’è nulla di più delizioso e confusionario della vita nelle medine marocchine, ma diventa sempre una certezza non appena vado via.

Questo Paese scatena in me senzazioni opposte tra loro. Sono attratta in maniera viscerale dai suoi souk, in particolare quello di Fes dove il tempo sembra essersi fermato ed in cui è inutile cercare di orientarsi perchè è un labirinto, ma non appena lascio questi luoghi intrisi di vita e di caos mi rendo conto del tripudio lasciato alle spalle e apprezzo la pace ed il silenzio dei piccoli centri e del deserto.

Sono nelle montagne del nord del Marocco, nel Rif, ad appena 600 metri sul livello del mare in una città dal nome divertente: Chefchaouen, conosciuta come la città blu, ma anche la città sacra, nota anche per essere nel cuore della zona in cui si produce la famigerata hashish. Inutile farne mistero, qui esiste questa realtà come in Giamaica esiste quella della Ganja.



marocco



Al rosso di Marrakech si oppone questa perla montana di colore blu, adagiata delicatamente in una vallata.

Una cartolina, forse la più bella che si potrebbe mandare dal Marocco. Piccoli vicoli e porte colorate, un senso di pulizia e tranquillità, le persone non sembrano camminare, sembrano piuttosto fluttuare per le strette vie per poi scomparire improvvisamente alla fine di una rampa di scale e dentro un arco che nasconde delle porte di case.

I cafe della piazza sono tutti per turisti tranne uno, quello all’angolo e con la migliore vista. Sembra quasi che per loro abbiano riservato il luogo migliore per fare un qualcosa in cui mi sembrano tutti dei campioni: guardare cosa succede in paese, e la piazza è luogo privilegiato in tutti i villaggi, in maniera silenziosa ma pur sempre presente. Gli occhi si sentono.

Nei cafè locali, ricordo che i bars dove si servono alcolici sono luoghi o per stranieri o dove i miei amici mi hanno sconsigliato di andare, la popolazione è solo maschile ed in quelli locali pare che, quasi per timore o senso di non-appartenenza, nessun turista voglia accomodarsi, come se se ne voglia stare a debita distanza. Tutti tranne io che ovviamente attiro la loro attenzione.

Una serie di uomini seduti ai tavolini che vedono in me non solo uno straniero ma soprattutto, facile a notarlo, una donna.
Non ho mai realmente capito se la cosa incuriosca o dia fastidio, ma le maniere gentili con cui mi hanno sempre trattata mi fa credere che la prima opzione sia quella valida.

Quasi tutti indossano gli abiti tipici, in molti quello con cappuccio a punta, tanto da avere guadagnato il soprannome di folletti che qui effettivamente hanno un che di fiabesco.



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Il caffe della piazza principale di Chefchaouen – Photocredit www.cambio-vita.net

A Chefchaouen più fortemente che in altre destinazioni turistiche sento lo stacco: turista/locale.
Mi sento un pò fuori luogo con il mio giubbetto fucsia, alla Gabibbo, circondata da tanti curiosi uomini, dall’altro lato non vorrei essere seduta al tavolino del bar di fronte guardando come spettatrice “assente” una scena di vita comune ed importante, questo incontro per soli uomini a bere caffe o te, nel mondo magrebino.



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Strade di Chefchaouen – Photocredit www.cambio-vita.net

La strana sensazione che mi ha accompagnata nei giorni di permanenza a Chefchaouen è stata quella di trovarmi in una delle città più belle e particolari del Marocco, molto turistica ma pur sempre incantevole, decisamente meno assillante rispetto i centri più grandi eppure dove ho trovato più complicato integrarmi con i locali. O sarà stato forse l’automatico meccanisco di difesa che si impara i primi giorni quando allo sbaraglio nei giganteschi e assillanti souks?



chefchaouen



Ciò che rende questa cittadina estremamente attraente non è il solo colore delle pareti delle mura della Medina ma la allegra fusione tra mondo andaluso, evidente dalla conformazione della città e delle strade del centro antico, da un lato ed il mondo marocchino, fatto dai suoi abitanti e le loro peculiarità che mi viene ancora difficile poter riassumente in poche parole, dall’altro.
Un felice compromesso che regala una visione del Marocco differente da quella a cui ci hanno abituato le grandi città imperiali. Un tassello che completa il Paese nella sua complessa e variegata offerta.



chefchaouen morocco



Mercato di Chefchaouen – Photocredit www.cambio-vita.net

Sebbene oggi Chefchaouen sia un centro turistico di grande richiamo è anche vero che il mito dell’hashish non si possa realmente relegare a leggenda.

Infatti se si crede di essere scappati dai “molestatori” di souk ecco che qui se ne presentano altri, solo che in questo contesto non vogliono venderti né un tappeto, né un puff di pelle di cammello, né farti mangiare al ristorante, né farti provare tutte le spezie del suo negozio o odorare incensi che a meno che non si sia amanti di odori da chiesa rischiano di fare scappare piuttosto che rimanere nell’ormai impestato negozietto.

Qui vieni fermato perché sei sicuramente interessato ai loro prodotti artigianali (questa è una loro convinzione e ti acchiappano non appena scendi dal bus) e quindi, come logica conseguenza, a una passeggiata per le montagne dove assistere a una spiegazione pratica a proposito della produzione del “nettare marocchino” come loro stessi lo definiscono.



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Non c’è molto da fare a Chefchaouen se non passeggiare per la medina, piccola e, per la prima volta, semplice da girare (impossibile perdersi), bere te, fare shopping, mangiare e fare fotografie a questi folletti che compaiono e scompaiono, sembrano quasi sfuggire, in religioso silenzio.

Si sale e si scende per le scale e come in tutte le città del Paese le scene che si ripropongono seguono più o meno le stesse dinamiche.
Sfilze di uomini seduti al bar a bere te o caffe. Donne che sembrano sempre indaffarate e che non si fermano mai. Due mondi separati, maschile e femminile ma in un contesto decisamente pittoresco e tranquillo in cui è facile voler allungare la propria permanenza pur senza avere nulla di particolare da fare.
Ed è facile lasciarsi prendere dallo stile di vita marocchino, curioso ed attento su quello che succede in giro pur senza realmente interferire, venditori di hashish a parte.

Chefchaouen  la città “sacra”, dove l’ingresso ai turisti è stato vietato per molti anni, adagiata su di una vallata con alle spalle a mo’ di protezione la montagna alla cui vetta si trovano le sorgenti di Ras al-Ma, regala un piccolo e colorato centro che si snoda lungo strette vie ma senza mai farti perdere l’orientamento, scene di vita che ti rendono spettatore in un teatro in cui è facile perdersi tra il fittizio e il reale e, se si ha tempo a sufficienza, sarebbe un peccato perdersi questo piccola e ben preservata perla blu.
Anche solo un giorno vale la pena a prova di autobus voltastomaco.

Come arrivare a Chefchaouen da Fes

Arrivare a Chefchaouen da Fes è semplice in autobus (CTM è la compagnia più confortevole per chi desideri viaggiare in bus in Marocco). Il viaggio dura circa 4 ore di strada e l’ultimo tratto potrebbe colpire anche i duri di stomaco viste le curve.

I bus partono dalla stazione CTM, conviene prenotare in anticipo, andando in stazione, perchè il bus si riempe velocemente. Costo per tratta 70D per persona.

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2 Responses to Chefchaouen – Andalusia in Marocco sulle montagne del Rif

  1. Sembra un posto davvero straordinario!

    Stefania @The Italian Backpacker March 4, 2014 at 11:42 am Reply
    • Lo è!

      Viaggiare Low Cost March 4, 2014 at 5:39 pm Reply

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